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Rubrica: CULTURA


LE POESIE VISIVE DEL GRUPPO ’70 1963-2023

Galleria d’Arte Moderna di Roma dal 1° dicembre al 5 maggio 2024
lunedì 18 dicembre 2023 di Patrizia Cantatore

Argomenti: Mostre, musei, arch.


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La Galleria d’Arte Moderna di Roma dal 1° dicembre al 5 maggio 2024, omaggia i sessant’anni dalla nascita del Gruppo 70, sodalizio artistico sorto nel contesto delle neoavanguardie e delle ricerche verbovisuali italiane, con la mostra «La poesia ti guarda». Omaggio al Gruppo 70 (1963-2023) a cura di Daniela Vasta e promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, in collaborazione con l’Archivio Carlo Palli di Prato, l’Archivio Lamberto Pignotti di Roma e la Fondazione Bonotto di Molvena (VI).

Organizzazione di Zètema Progetto Cultura.

Il Gruppo 70 si mosse nel contesto delle neoavanguardie del secondo dopoguerra, in un momento culturale in cui vari artisti e gruppi sentirono che la crisi dell’immagine visiva e della parola poetica richiedesse nuove soluzioni estetiche. Formatosi a Firenze nel 1963, sin da subito prende una connotazione, forte e chiara come un logo, come il decennio prossimo a loro, in un volo pindarico che mette in evidenza il rapporto con la realtà presente, complessa ed in rapido divenire.

Siamo nell’era del boom economico e dell’inizio della diffusione capillare dei mezzi di comunicazione, questo gruppo di poeti visivi, costituitosi in una Toscana già radicato crocevia di incontri culturali, produce opere grafiche, richiamandosi alle suggestioni futuriste, dadaiste e surrealiste ricombinandole con materiali verbali e iconografici eterogenei, innestando l’iconografia dei mass media con la libera associazione di frasi (statement, diremmo oggi), vere e proprie “poesie visive” che diffondono attraverso pubblicazioni autoprodotte in cui vengono dichiarate necessità e intenzioni, facendosi promotori di festival e happening, imbracciando le armi della guerriglia comunicativa con l’intento di risvegliare e contrastare il dilagare dei condizionamenti della civiltà dei consumi. Utilizzano il collage e il fotomontaggio, prelevandoli direttamente dal mondo della pubblicità e della comunicazione di massa in generale, giocano utilizzando i codici iconografici e linguistici del sistema culturale inserendoli in significati nuovi e intenti parodistici ed eversivi, di fatto spostano il significato pubblicitario, che si presta ad essere copiato, tagliato, scomposto e ricomposto, in un messaggio nuovo, traslato nello spazio e nel significato, usato a contrappeso contro se stesso. Scioltosi alla fine del 1968 (i suoi protagonisti proseguirono secondo percorsi individuali) fu un momento importante per l’arte che ampliava i confini della poesia nella direzione dell’immagine, del gesto, della performance e dell’installazione ambientale. Gli artisti che vi aderirono si erano proposti di estendere i confini della poesia, secondo un’attitudine multimediale, sinestetica e multilinguistica che introduceva nel campo dell’arte un tratto che, a ben vedere, resta distintivo del nostro tempo e del nostro attuale modo di percepire, conoscere e interpretare la realtà. Il percorso espositivo alla Galleria d’Arte Moderna si concentra sulle opere degli anni Sessanta e Settanta, con un particolare richiamo al periodo 1963-1968, in cui si collocano i due convegni “fondativi” Arte e comunicazione (Firenze, Forte del Belvedere, 24-26 maggio 1963) e Arte e tecnologia (Firenze, Forte del Belvedere, 27-29 giugno 1964), fondamentali per comprendere il retroterra teorico del gruppo e l’intenzione – elaborata ad ampio spettro da semiologi, sociologi, scrittori, musicisti e artisti – di immettere l’arte nel più ampio territorio della comunicazione, in un confronto diretto con la modernità. Attraverso una selezione di opere verbovisuali dei due fondatori Eugenio Miccini (1925-2007) e Lamberto Pignotti (1926) – alcune opere del quale provengono dalla collezione della Galleria d’Arte Moderna – di Ketty La Rocca (1938-1976), Lucia Marcucci (1933), Luciano Ori (1928 – 2007) e inoltre di Roberto Malquori (1929) e Michele Perfetti (1931-2013), la mostra illustra le scelte poetiche ed estetiche e le modalità espressive degli artisti.

Gli obiettivi comuni sono: mirare alla società dei consumi, alle nuove abitudini e i nuovi miracoli, il sessismo e il patriarcato, il militarismo, la politica interna e internazionale, i miti di progresso, le contraddizioni di un Paese (verso il quale è rivolta la critica, utilizzando la lingua di Dante, pescando nell’immaginario collettivo nazionale), il peso del condizionamento mediatico esercitato sulla massa, più che sull’individuo. Il lessico è popolare, rivolto alle masse, il messaggio è politico, utilizza ironia, arguzia, creatività, sperimentazione, ogni artista è riconoscibile nella personalità ma con l’obiettivo comune di combattere il sistema di potere. Se Pignotti rappresenta con ironia la famigliola borghese con i suoi ruoli ben stabiliti (Dell’unificazione della cultura nel nostro paese, 1965-66) e demolisce con la risata di Marylin i fanatici dei muscoli (Vie nuove, 1965-66); Marcucci deride il mito machista (Fuori serie, 1964) e i simboli del benessere (Il benessere provvisorio, 1965), Ori prende di mira l’imperativo della bellezza a tutti i costi (Il filo della bellezza, 1963), Malquori l’inconsistenza dei rotocalchi femminili (Stop, 1964), Perfetti la strumentalizzazione erotica del corpo della donna (Mai di domenica, 1967). Diverso l’approccio di Ketty La Rocca che si concentra prevalentemente sulle componenti del linguaggio, riflettendo sull’equivocità semantica (Segnaletiche, 1967-68) e sulla sequenza di progressiva astrazione simbolica oggetto-linguaggio-concetto (Il discobolo in riposo, 1974) mentre in Appendice per una supplica (1971) rende le proprie mani un medium nuovo, un lessico senza alfabeto che, esprime l’urgenza del raccontarsi come artista e come donna. Completa il percorso espositivo una serie di contributi sonori e video che, oltre a rendere la mostra spiccatamente multimediale, testimoniano la sperimentazione nell’ambito della poesia sonora, del video e della cinepoesia. Una selezione di documenti dell’epoca (manifesti, locandine, inviti, brochure, riviste, saggi) e di libri d’artista che vogliono restituire il contesto storico e le premesse teoriche del gruppo, testimoniano la poliedrica attività del gruppo anche nell’ambito di importanti manifestazioni e rassegne pubbliche.

La mostra è accompagnata da un catalogo edito da De Luca Editori d’Arte, con contributi critici di Daniela Vasta, Patrizio Peterlini e Lucilla Saccà, un’intervista inedita a Lamberto Pignotti a cura di Claudio Crescentini, apparati bio-bibliografici a cura di Elena Rosica.

 

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