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MITO DEL PIU’GRANDE BEST SELLER DI TUTTI I TEMPI


mercoledì 8 maggio 2024 di Andrea Forte Vivi Lombroso

Argomenti: Opinioni, riflessioni


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La razza che abitava quel pianeta, peraltro molto grande, aveva raggiunto i sei miliardi di individui quando praticamente cominciarono a non nascere più bambini, mentre presero a morire in massa gli anziani dapprima, e poi gli adulti.

Mito del più grande best seller di tutti i tempi di Andrea Forte & Vivi Lombroso

La razza che abitava quel pianeta, peraltro molto grande, aveva raggiunto i sei miliardi di individui quando praticamente cominciarono a non nascere più bambini, mentre presero a morire in massa gli anziani dapprima, e poi gli adulti.

Non si nasceva più, e si moriva in massa su quel pianeta a causa delle epidemie inarrestabili che si erano innescate nel giro di pochi anni. Sia per l’uso indiscriminato di sostanze chimiche, sia per l’incremento della radioattività e dei raggi ultravioletti, un certo numero di microrganismi erano di mutazione in mutazione divenuti resistenti a qualsiasi farmaco approntabile, praticamente invincibili.

Così la gente moriva in massa, nei laboratori di microbiologia si lavorava febbrilmente, ma disperatamente per inventare nuovi rimedi, nelle cliniche ginecologiche tentavano ostinatamente di proteggere qualche sporadica ma già condannata gravidanza.

Per la prima volta nella storia di quella specie, non c’era un problema di mezzi e di denaro. La morte continuativa di milioni di persone rendeva disponibili ai superstiti beni e proprietà di ogni tipo. Il problema era piuttosto quello di approntare personale qualificato in tempi brevi, per proseguire nella lotta contro le epidemie ed i sporadici disordini pubblici.

Quando moriva un tecnico, uno scienziato, uno specialista… non potevano essere sostituiti: non c’era più il tempo per prepararne degli altri adeguatamente. D’altro canto le epidemie colpivano indiscriminatamente colti ed incolti, abbienti e non abbienti, maschi e femmine, individui ed animali.

Le epidemie colpivano tendenzialmente per zone. Là dove avvampavano, il territorio si vuotava di viventi. Intere regioni restavano deserte, intere città restavano nel giro di poche settimane vuote ed abbandonate a qualche “sciacallo” che – rassegnato a morire in breve tempo - si divertiva a circondarsi di cose preziose ormai inutili, in ambienti lussuosi divenuti insignificanti.

V’era naturalmente chi migrava, peraltro a vanvera, perché le epidemie scoppiavano prima o poi ovunque. V’era chi fuggiva repentinamente quando il suo territorio veniva colpito, contribuendo così al propagarsi delle virulenze, ed ottenendo solamente di morire altrove piuttosto che a casa propria. Ben presto ciò che restava degli eserciti e delle polizie non poterono impedire migrazioni e fughe, brigantaggio e sommosse. Tutto però era breve e di poca importanza, perché savi e folli, onesti e delinquenti… morivano nel giro di qualche mese, qualche settimana, qualche giorno.

E fu così che la storia ebbe termine. Scomparvero gli abitanti di quel pianeta. Le città, i centri di comando, i villaggi, rimasero vuoti. In una di queste città, su una strada, per terra, c’era un libro, probabilmente caduto a qualche fuggitivo, o fatto volare per la finestra da qualche saccheggiatore, od altro.

Sul selciato si era disteso un velo di polvere e cenere, ondulate da brevi e tenui venti. Ogni folata sfogliava le pagine, ora in un verso, ora in un altro. Sembrava che qualcuno lo leggesse dal principio alla fine e dalla fine al principio innumerevoli volte, continuando senza sosta, infinite volte. Mai libro fu letto di più, il più grande best seller di ogni tempo.

Era un libro di favole

 

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