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IL BEL PAESE di Andrea Comincini

Un libro che fa riflettere
mercoledì 17 gennaio 2024 di Giovanna D’Arbitrio

Argomenti: Recensioni Libri


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“Il Bel Paese. Un tragicomico viaggio nell’Italia dei furbi”, di Andrea Comincini (Ed. CartaCanta, 2023), è un libro che fa riflettere in particolare sulla parte peggiore del nostro Paese, non sull’Italia delle persone oneste, ma su “l’Italietta” dei compromessi e della corruzione.

Nel risvolto anteriore di copertina il testo viene così presentato: “La tragicomica storia di un italiano in fuga da se stesso e dal mondo, di un laureato in filosofia intento a trascorrere la vita a bere e a rifugiarsi in bizzarre astrazioni. Gli piomberà addosso la disgrazia peggiore che potesse immaginare: essere costretto a lavorare. Attraverso l’esperienza della vita reale comincerà a scoprire un aspetto dell’esistenza fino ad allora sconosciuto. L’Italia del Radical Scic e dei privilegi, della corruzione e del sopruso, degli abusi e della burocrazia. Servirà il fondamentale passaggio alla “Consapevolezza”- in un Paese ancora da cambiare- Per trasformare la sua vita e modificare il suo sguardo sul mondo e diventare…”. I puntini sospensivi ci sollecitano a continuare la lettura per scoprire quale sarà la conclusione.

Il libro viene introdotto poi da 2 significative citazioni. Eccole: 1)”Ognuno in Italia sente l’ansia, degradante, di essere uguale agli altri nel consumare, nell’essere felice, nell’essere libero: perché questo è l’ordine che egli ha inconsciamente ricevuto a cui deve obbedire a patto di sentirsi diverso. Mai la diversità è stata una colpa così spaventosa” (P.P. Pasolini); 2) “In che mondo d’imbrogli cominciamo a vivere se comunità, vicini, autorità e opinione pubblica non solo tollerano, ma purtroppo, com’è evidente, anche esaltano ciò che offende ogni cortesia, ogni senso di bellezza e di onestà, codesta morbosa smania stracciona di millantare, di darsi delle arie ridicole e penose, di gridare a cento metri di distanza nell’aria pura: “Io sono il tal dei tali! Ho tanti e tanti soldi e mi arrogo il diritto di farmi notare sgradevolmente” (Robert Walser).

Alle suddette citazioni, segue la Prefazione di Sandro Bonvissuti di cui riporterò qui qualche passaggio: “Lo sfondo del libro è un paese abbastanza arretrato socialmente e culturalmente, il nostro, dato in pasto al consumismo capitalista da una classe politica che non ci ha pensato sopra due volte. Anzi, nemmeno una. Il protagonista della storia è un alcolizzato peripatetico di scuola aristotelica classica, di quelli che oggi chiameremmo fannulloni, un alfiere della mediocrità, un fallito autentico, e questo è un colpo strategico a livello letterario, perché colloca il libro all’interno di quella lunga tradizione di opere narrative dedicate alle persone inutili, e alla loro singolare, direi unica, prospettiva sul mondo. È un individuo che ha anche un’etica, che nello specifico sarebbe quella di astenersi dal produrre. Ma visto che nella nostra cultura il mondo va avanti solo se lavori, finisce poi per doversi impiegare per forza in un ufficio pubblico semplicemente mostruoso, sede di ogni malversazione possibile, pieno di dipendenti incapaci, inutili e corrotti, un luogo dove tutti cercano di non lavorare, per non mettere in difficoltà gli altri che non lavorano, e nemmeno sarebbero capaci di farlo […].

In una società nella quale la disparità economica è la regola, l’applicazione di principi meritocratici finisce banalmente per premiare di nuovo chi è più ricco, e la disuguaglianza sociale si allarga ancora di più. L’onestà e l’integrità di un percorso formativo accademico costituiscono qualcosa di intraducibile in termini economici, per questo chi ha successo oggi ha potuto fare a meno del talento e dell’impegno. Elementi che risultano nella società moderna non più necessari, non più indispensabili per un’affermazione professionale: si arriva meglio e prima percorrendo altre strade.[…]. Una società che, dopo 40 anni di berlusconismo e di sinistra salottiera, è composta da individui che pensano ai soldi, al sesso, alle scommesse sul pallone nelle sale da gioco, al gossip, ai programmi pomeridiani trash della TV commerciale, alle opinioni di influencer analfabeti”.

Senz’altro un libro molto coinvolgente sia per contenuto che per stile scorrevole e brillante, sferzante e satirico. Confesso che ho provato sentimenti contrastanti man mano che procedevo nella lettura. Mi son venuti in mente via via gli aggettivi “fantozziano” negli episodi più comici, “alleniano” ricordando da cinefila i film di Woody Allen sospesi tra il nonsense e il tipico humor intellettuale, “autoironico” poiché il narratore non risparmia colpi nemmeno a sé stesso, “kafkiano” per la descrizione di un’assurda, desolante burocrazia unita a corruzione, “politico” per la critica verso i partiti di destra e la delusione anche verso quelli di sinistra avulsi dalla realtà, tutti disinteressati ad una Scuola che non valorizza le attitudini individuali e al mondo del Lavoro dove il sesso diventa merce di scambio per far carriera e dove persone mediocri e servili sono preferite a quelle meritevoli, in particolare se hanno scelto studi umanistici, come il nostro protagonista filosofo, “pirandelliano” poiché i personaggi con nomi inventati, che siano reali o meno, comunque appaiono come maschere ambigue del mondo di “uno, nessuno e centomila”, “freudiano” legato al concetto di “peturbante” per l’inquietudine che tali personaggi possono suscitare nei lettori onesti, amanti di giustizia ed equità sociale.

Mi è piaciuta soprattutto la conclusione, quando dopo aver lasciato l’Italia e aver affrontato con successo un’esperienza lavorativa in Irlanda, il protagonista arriverà alla “Consapevolezza”. Nelle ultime pagine (pag 135) Andrea Comincini scrive: “L’ho capito lontano da casa e nessuno potrà cancellare la consapevolezza donatami da questa terra, la coscienza di un’alternativa praticabile al vivere sciatto dei nostri uffici e della nostra politica. Anche da noi ci sono persone serie, uomini e donne in cui credere. Sì, esiste veramente un Bel Paese, ora lo so, prima non riuscivo a vederlo, poiché ero troppo impegnato a singhiozzare. Oggi comprendo ciò che scriveva Borges: – Ognuno deve compiere quello che porta in sé-“. Andrea Comincini, nato ad Alghero nel 1976, laureato in Filosofia all’Università degli Studi Roma Tre, ha conseguito un Ph.D. in Italianistica alla University College Dublin, dove ha lavorato in qualità di Senior Tutor. È stato Helm-Everett Fellow alla Indiana University nel 2011. Ha pubblicato: Itinerari filosofico-letterari, Altri dovrebbero aver paura (traduzione e curatela di lettere inedite di Sacco e Vanzetti, con prefazione di Valerio Evangelisti e con un contributo di Andrea Camilleri; Voci dalla Resistenza, una collezione di testimonianze sulla vita dei partigiani; L’anima e il mattatoio (poesie);Le ragioni di una congiura, ancora su Sacco e Vanzetti; La persuasione e la rettorica di C. Michelstaedter, edizione critica.; Nefes. Piccolo trattato sull’esistenza infranta (Tangram edizioni scientifiche). Ha tradotto e curato vari testi di letteratura angloamericana (Fitzgerald, Bennett, Melville) collabora con varie riviste filosofiche e letterarie.

Giovanna D’Arbitrio

 

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