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IO MADRE MAI, di Donata Carelli

Donne e libertà di scelta
venerdì 16 febbraio 2024 di Giovanna D’Arbitrio

Argomenti: Recensioni Libri


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Disponibile in librerie dal 6 febbraio 2024, Io Madre Mai (Ed. Piemme), di Donata Carelli, è un libro centrato sul tema della maternità e della libertà di scelta delle donne, un tema sempre molto attuale che genera nel mondo femminile una profonda amarezza se si considerano secoli di repressioni e condizionamenti, fenomeni antichi, costanti nel tempo, difficili da sradicare anche nelle moderne società civili.

Il libro viene così presentato: “Ho lottato contro quella sensazione di inadeguatezza che mi feriva in una zona inesplorata nel profondo, perché mi mancavano le parole e gli argomenti, perché il costume diffuso mi lasciava frastornata. Per la prima volta, non ero poi così certa di stare andando nella direzione giusta, se tutti ne indicavano un’altra. Ma chi decide quale sia il traguardo di una donna felice?

Nata a Sabaudia agli inizi degli anni ’70, Donata fin da bambina si sente diversa dalle sue coetanee che collezionano borsette e passeggini, in una mimesi del mondo degli adulti che lei rifiuta fermamente, tanto da implorare la madre di aiutarla a non crescere mai. E in ogni fase della crescita, avvicinandosi all’età in cui una donna deve iniziare un certo tipo di percorso, emerge in lei un desiderio di non star dentro ai binari, non rispondere alle aspettative che la sua famiglia, gli amici e la società serbano nei suoi confronti. Bloccata in un’eterna pausa di riflessione, Donata una certezza ce l’ha, e la difende con fermezza: non vuole diventare madre, pur amando moltissimo i suoi studenti e i ragazzi in generale, non vuole essere definita da un ruolo che altri hanno deciso per lei. E, soprattutto, non vuole più giustificarsi davanti al mondo. Questo romanzo è il suo grido gentile per rivendicare la possibilità di una scelta diversa, per sé e per chiunque voglia farla”.

Il libro viene introdotto da poche righe in cui l’autrice afferma che il suo romanzo nasce come racconto autobiografico, ma non solo, poiché in esso confluiscono dettagli di fantasia e anche confidenze raccolte da uomini e donne che ne hanno condiviso vari interrogativi, evidenziati poi nella successiva “Nota dell’autrice” in cui ella si chiede cosa faccia di una ragazza una donna e perché non si possa nemmeno considerare donna, se non mette al mondo un figlio. Seguono diversi capitoli non numerati in cui significativi titoli mettono in evidenza le tappe di un percorso di vita ed infine a pag.239 il libro si conclude con i ringraziamenti a “Panama e Maggiolina”.

Leggendo il libro mi son venuti in mente il ’68 e gli anni ’70 quando in piazza le donne sventolavano il reggiseno e urlavano “Tremate, tremate, le streghe son tornate”. Anche se la sottoscritta non l’ha mai fatto, tuttavia ha sostenuto con convinzione le lotte femministe a favore delle libere scelte. In quegli anni lessi diversi libri trai quali quello di E. G. Bellotti “Dalla Parte delle Bambine” e ne condivisi il contenuto centrato sui condizionamenti sociali nella formazione del ruolo femminile nei primi anni di vita. Negli anni ’70 inoltre le battaglie per divorzio ed aborto furono conquiste necessarie sia per sottrarre tante donne a drammatiche situazioni, sia per una conquista di dignità che di rispetto della libertà di scelta. Nel 2007 lessi anche il libro della Lipperini ”Ancora dalla Parte delle Bambine” che si sofferma sui negativi influssi dei mass media di una società ancora maschilista e si chiede cosa sia accaduto negli ultimi trent’anni a quelle donne che volevano essere libere e poi si sono accontentate delle briciole.

E anche se siamo ormai nel 2024, nel suo romanzo Donata Carelli sente il bisogno di ritornare a difendere la libertà di scelta delle donne e più volte sottolinea la sua sensazione di “inadeguatezza”, causata spesso dalla società, rispetto alla sua iniziale decisione di non voler essere madre, una sensazione che l’ha spesso ferita nel profondo dell’anima per diversi anni. Colpisce il momento in cui vide la statuetta della Venere di Willendorf nel museo di Storia naturale di Vienna, raffigurante una donna senza volto, con enormi seni sul ventre gonfio. Un inno alla fertilità, qualcosa che ella rifiutava categoricamente. “Io madre? Mai!”- disse a stessa- Voglio restare tenacemente figlia”. E che dire della la condizione delle quarantenni alle quali sono rivolte domande sempre più pressanti? Eccole: “Come mai non sei sposata? /Ma un compagno ce l’hai?/ Perché non fai un figlio?/ Guarda che se non lo fai adesso non lo fai più/ E poi la frase più l’insopportabile “Tu non puoi capire perché non hai figli”. Non ci si rende conto che le cause possono essere tante; una donna può essere malata, sterile e aver provato per anni costose inutili cure per avere un figlio. E anche maternità alternativa e adozione, che potrebbero appagare il desiderio di affetto di tante donne e di tanti bambini senza famiglia, vengono deluse per la mancata approvazione di una legge per le adozioni dei single.

Un bel libro che colpisce per contenuto e forma colta e scorrevole, con numerose citazioni che s’inseriscono con naturalezze nel racconto, un racconto che mi ha profondamente coinvolta non solo come donna, ma anche come madre e insegnante. Si, il libro ha toccato in me corde profonde e risvegliato ricordi riposti in qualche parte della mia anima. Come Donata non amavo giocare con le bambole e preferivo i giochi all’aperto a contatto con la Natura, anch’io non sopportavo le bambine “carrozzinate” e “borsettatte”, mi sentivo diversa poiché leggevo tanti libri e scrivevo poesie. Con il passare degli anni poi anch’io ho dovuto subire le solite domande finché non mi sono fidanzata, poi mi sono sposata e ne sono arrivate altre per la lunga attesa di un bebè. Non è stato facile per me rimanere incinta, ma sono stata io a scegliere di essere madre e per fortuna ora ho due splendidi figli.

Ho trovato molto toccanti le pagine in cui Donata ha rivelato i suoi problemi legati alla tiroide, gli attacchi di panico, e le notti insonni di cui lei ha sofferto come la sottoscritta, la grande sensibilità che da un lato che è un bene e dall’altro spesso ci fa soffrire. I momenti tristi, tuttavia, sono sempre bilanciati da tanta ironia o guizzi improvvisi di humour, come quando davanti al divieto materno di usare la parola “zitella”, Donata ne crea una nuova, “zingle”, acronimo tra zitella e single, oppure quando suo padre accorso a Roma per confortarla, all’improvviso le parla della depressione di Alain Delon, generando per contrasto grande ilarità (Cap. Il Motivatore). Intorno a lei c’è sempre la famiglia, i genitori, la sorella Paola, tutti sempre uniti nelle gioie e nei dolori.

Come insegnante mi sono sentita in perfetta sintonia quando Donata scrive : “I ragazzi iniettano ogni giorno il loro antidoto ai mali del mondo, un siero fatto di energia e di speranza purissime che gli adulti rischiano, talvolta, con le loro miserie quotidiane di annacquare. Tra i banchi sono cresciuta come insegnante, come ragazza, come donna”. Mi ha anche colpito nelle prime pagine l’incubo in cui le appare un uomo in divisa che le predice una morte in giovane età, figura forse legata al ricordo del nonno. E ci si chiede se ciò celi timore della morte e allo stesso tempo il rifiuto di tutto ciò che decade e finisce, ipotesi avvalorata dal suo preferire il bocciolo alla rosa nel pieno della fioritura, ma destinata presto ad appassire. C’è sempre un sottile legame tra vita, decadimento e morte, ma alla fine per fortuna trionfa la scelta della vita attraverso l’amore di un compagno, da Donata chiamato “Panama” e l’accettazione della maternità.

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Donata Carelli

Donata Carelli è nata e vive a Sabaudia, alle pendici del Circeo, terra sospesa tra storia e mito. Laureatasi in Lettere classiche, ha conseguito un dottorato internazionale in Studi umanistici tra Italia e Grecia. Insegnante di Lettere al liceo, giornalista e scrittrice, dopo aver studiato sceneggiatura cinematografica, si è sempre occupata di scrittura creativa e filmica, tenendo lezioni in atenei in Italia, Grecia, Stati Uniti. È autrice di testi teatrali, saggi, film e documentari premiati. È autrice del romanzo-intervista "Un barattolo pieno di lucciole" per Guida Editore (2014). Per il cinema ha co-sceneggiato il documentario Soltanto un nome nei titoli di testa. Omaggio ad Ugo Pirro di Daniele Di Biasio (2008). È coautrice della sceneggiatura di Due euro l’ora di Andrea D’Ambrosio (2016)

Giovanna D’Arbitrio

 

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