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Mano bionica

UN ROBOT PER AMICO

E’ quella che viene chiamata quarta rivoluzione industriale capace, al termine del suo sviluppo, di generare l’uomo bionico.
giovedì 1 novembre 2018 di sandro meardi

Argomenti: Tecnologia


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Gradualmente, la nostra vita sta cambiando. Lentamente, tanto da essere quasi impercettibile nella quotidianità, deleghiamo alla tecnologia robotica sempre più frequentemente azioni apparentemente semplici ma con gradi di complessità crescente.

L’idea di scrivere queste brevi note sull’ultima frontiera della tecnologia, cioè a dire la robotizzazione dei processi produttivi e dei servizi, mi è stata suggerita tempo fa dal noto Blog di Beppe Grillo. Il fondatore del movimento cinque stelle, in una delle sue solite provocazioni visionarie, giustificava il tanto discusso reddito di cittadinanza con la fine del lavoro umano, delegato appunto, in maniera sempre più pervasiva, alle macchine robotiche.

Non intendo addentrarmi su di una delle più controverse proposte politiche di Grillo, anche alla luce del contratto di governo che, viceversa, affida al reddito di cittadinanza la riduzione della povertà e, dunque, almeno per il momento, con ben altre finalità da quelle propugnate in origine dal leader penta stellato. Intendo piuttosto porre l’accento sull’intrinseca realtà tecnologica che giorno dopo giorno robotizza i nostri gesti quotidiani liberandoci, nelle sue promesse, dalla fatica e dal commettere errori.

La quasi completa eliminazione dello sforzo fisico ripetitivo e usurante da parte dell’uomo, nonché la precisione di assemblaggio di un moderno stabilimento industriale che delega alla robotica il suo processo produttivo, sono fuori discussione. E’ una realtà quasi banale per doverla ricordare. Così come sono quasi altrettanto consuete le applicazioni di bioingegneria, ad esempio in campo sanitario, attraverso la creazione di organi e componenti di essi con materiali artificiali, sino alla realizzazione di bracci robotici già oggi in grado di dotare le mani del chirurgo di strumenti miniaturizzati per compiere interventi di microchirurgia altrimenti impossibili.

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Bracci industriali robotici

Numerosi altri sono gli esempi di applicazioni robotiche che possono essere citati. Dall’esplorazione dello spazio e dei pianeti in astronomia, troppo lontani per affidarli ad un viaggio interplanetario dell’uomo, alla ricognizione aerea di teatri operativi in ambito militare (i così detti velivoli non pilotati) o in quello investigativo per la verifica di presunti covi criminali senza essere visti o, ancora, nell’ambito della protezione civile, come può accadere all’indomani di un incidente nucleare o di una calamità naturale altamente rischiosi per l’incolumità dei soccorritori. Robot dotati di sensori sempre più sofisticati insomma, in grado di emulare le capacità sensoriali umane e talvolta di spingersi anche oltre, creando una realtà così detta aumentata rispetto alle reali conoscenze che si ha di essa.

Macchine che ricordano da vicino quelle che salutammo al loro primo apparire nella saga cinematografica di Guerre Stellari, dove il droide C1P8 e l’umanoide C3PO strapparono la simpatia di grandi e piccoli per le debolezze e talvolta pasticcioni comportamenti, tipici dell’essere umano, a dispetto della loro sofisticata tecnologia.

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I droidi C1P8 e C3PO di Star Wars

Qualcosa di molto comune che è entrato ormai nelle abitudini di molti di noi, è poi l’uso della domotica nella conduzione delle mura domestiche più moderne. Un modo intelligente di affrancarci, anche a distanza, dalla gestione di tutto quanto normalmente è dotata una casa. Dall’illuminazione al riscaldamento, dagli elettrodomestici alle comunicazioni, dal sistema di video sorveglianza all’irrigazione di piante e giardino e chi più ne ha più ne metta. Il tutto gestito da un impianto di automazione regolabile a piacimento via smartphone.

Dove però la robotica nel senso stretto del termine apre, per così dire nuove, promettenti e per certi versi inquietanti prospettive, è nell’interfaccia con il patrimonio neurale dell’essere umano affidando all’intelligenza artificiale, la possibilità di essere complementare a quella umana o addirittura di vicariarla in parte o per intero. Un esempio pratico d’interfaccia neurale è stato quello, non molto tempo fa, di una mano bionica, per altro una protesi tutta made in Italy, impiantata per la prima volta ad una paziente che si era vista amputata l’estremità sinistra a causa di un incidente e che, a detta della paziente stessa, riproduce le medesime sensazioni tattili e capacità articolari della mano naturale andata perduta.

Al di là della complessità chirurgica, l’intervento testimonia la riconoscibilità e riproducibilità artificiale dell’impulso nervoso, dimostrando la fertilità di quel campo d’indagine scientifico che vede il Giappone in prima linea nella realizzazione di robot in grado di sostituire con degli umanoidi gli esseri umani. A confermarlo, tra lo stupore e la curiosità di tutti, è stato Hiroshi Ishiguro, direttore dell’Intelligence Robotics Laboratory presso il Dipartimento di innovazione dei sistemi della Graduate School of Engineering Science dell’Università di Osaka.

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Lo scienziato Isciguro e il suo sosia

Lo scienziato giapponese ha partecipato, si fa per dire, all’ultimo forum Ambrosetti, tenutosi a Cernobbio lo scorso mese di settembre, dove però la conferenza è stata tenuta in sua vece da Hi5; un busto in lattice che si è mosso volgendo il capo a destra e sinistra dell’uditorio; ha parlato muovendo le labbra; ha guardato il pubblico aprendo e chiudendo gli occhi e ringraziato dell’attenzione i convenuti, proprio come se fosse stato lo scienziato in persona.