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QUEL VIRUS PIOVUTO DAL CIELO


mercoledì 11 marzo 2020 di sandro meardi

Argomenti: Opinioni, riflessioni


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Questa volta il pregiudizio ideologico alla “volemose bene” che ancora alligna nella classe politica dirigente del nostro Paese rischia di trasformarsi, qualora non già avvenuto, in una catastrofe di dimensioni epocali. L’imperdonabile ritardo con il quale sono state adottate misure restrittive nel contenimento degli spostamenti delle persone da una nazione all’altra e/o da un continente all’altro, nel giro di pochi giorni dall’esplodere in Cina dell’epidemia da corona virus, ci ha fatto salire, ad inizio febbraio, sul podio planetario per numero di contagi.

Questa volta il pregiudizio ideologico alla “volemose bene” che ancora alligna nella classe politica dirigente del nostro Paese rischia di trasformarsi, qualora non già avvenuto, in una catastrofe di dimensioni epocali. L’imperdonabile ritardo con il quale sono state adottate misure restrittive nel contenimento degli spostamenti delle persone da una nazione all’altra e/o da un continente all’altro, nel giro di pochi giorni dall’esplodere in Cina dell’epidemia da corona virus, ci ha fatto salire, ad inizio febbraio, sul podio planetario per numero di contagi. Oggi, a marzo inoltrato, siamo saliti ancora; secondi nel mondo, dopo la Cina, per numero di contagiati e, finalmente, alla buon’ora, è stata assunta la decisione di dichiarare l’intera Italia zona rossa. Non si entra e non si esce dai confini nazionali con qualsivoglia mezzo di trasporto e l’inasprimento delle misure di spostamento interno ne sono una logica conseguenza.

In molti sostengono, a ragione, che il triste primato europeo di questa malinconica classifica che l’Italia si è guadagnato nell’arco di due mesi, sia da imputare al numero di tamponi eseguiti, lasciando pensare così che altri Paesi europei, quali ad esempio Francia e Germania, più o meno in buona fede, abbiano preferito seguire una strada di evidenza epidemiologica diversa da quella più virtuosa messa in atto dall’Italia. Una cosa è però certa. Mentre l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ancora stenta a dichiarare lo stato di pandemia, la “virtuosa” Italia si ritrova a fare i conti con una doppia emergenza, sanitaria ed economica, alla quale la presunta solidarietà europea ad oggi latitante, darà risposta solo, e semmai, l’asse franco-tedesco, dovesse trovarsi nelle medesime condizioni.

Si dirà che non è questo il momento di fare polemiche, ma piuttosto di fare appello al senso di responsabilità di tutti per concentrare ogni sforzo nel fronteggiare un pericolo comune e subdolo, propagatosi però, e ormai dilagante, non a causa dell’acqua piovana. Le responsabilità del Governo e della maggioranza che lo sostiene ci sono e sarebbe il caso di prenderne atto sin da ora. Quando i Governatori delle Regioni a guida leghista invocarono in tempi non sospetti il divieto d’ingresso ai cittadini cinesi, furono tacciati di razzismo; quando l’On. Salvini, alle prime avvisaglie, chiese di adottare la chiusura dei confini nazionali fu reo, come sempre, di adottare una strategia dell’odio alimentando le paure; quando le opposizioni di destra, nel loro complesso, fecero altrettanto, era il nazionalismo a muovere il loro intento.

Tutto ciò avveniva non nel secolo scorso, ma appena due o tre mesi fa. E se qualcuno avrà motivo di storcere il naso davanti all’evidenza, farebbe bene a storcerlo da sopra il piatto sul quale è stato servito, e ahimè non soltanto a loro, il covid-19.