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venerdì 9 agosto 2019 di sandro meardi

Argomenti: Opinioni, riflessioni


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Come ogni anno durante il periodo estivo, la campagna contro l’abbandono dei cani non si è fatta attendere. Ciò che con amarezza sorprende di più, è assistere ancora alla necessità di questo genere di appelli nonché all’annunciato inasprimento da parte del Governo, delle sanzioni di carattere penale nei confronti di coloro i quali si macchino dell’ignobile comportamento di abbandonare il proprio animale domestico. Di Sandro Meardi

Chiunque abbia la fortuna di prendersi cura di un cane, amandolo e rispettandolo come lui fa con il suo padrone, sa bene che le espressioni degli occhi del suo amico a quattro zampe, non sono il frutto della proiezione dei propri sentimenti impropriamente attribuiti al cane. Un cane ha la sua sensibilità, molto simile a quella umana e prova le stesse sensazioni di gioia e felicità, tristezza e malinconia a seconda delle circostanze che, per altro, è in grado di intuire prima ancora che esse si concretizzino esplicitamente.

Vuoi che siano i preparativi mattutini per l’assenza quotidiana dovuta agli impegni di lavoro del suo padrone, o a quella più prolungata per qualche giorno di vacanza, lui, il cane, ha già capito tutto. Tra il rassegnato nell’un caso e l’implorante nel secondo caso, sarà lì a guardarti sull’uscio di casa mentre con gli occhi ti dice: “va bene dai, ti aspetto” ovvero, nella seconda eventualità: “non mi porti con te?”.

E’ dai tempi delle serie televisive a episodi più datate come “Le avventure di Rin Tin Tin” (1954), il pastore tedesco adottato da un reggimento di cavalleria americano che da prova di se nelle storie di frontiera raccontate o come “Lassie”(1930), il Collie o pastore scozzese, capace di mille incredibili avventure e sofferenze pur di ritrovare il suo padroncino, che le qualità di amore e di coraggio sono attribuite a queste insostituibili creature della natura. Più recentemente è con la serie televisiva “l’Ispettore Rex” che ancora una volta, il pastore tedesco che impersona il ruolo di cane poliziotto, è lì a testimoniare una frase celebre tra coloro i quali sono fortunati possessori di un cane: “più conosco gli uomini e più amo gli animali”.

Il legame che si stabilisce tra il padrone ed il suo cane o forse, ancor più viceversa, tra il cane ed il suo padrone è di quelli pari, e non credo di esagerare, tra un genitore ed un figlio. E’ quella che comunemente viene chiamata “umanizzazione” del cane. Una debolezza, se così vogliamo chiamarla, di chi per solitudine e/o mancanza di affetti, riversa sul cane tutto il suo bisogno di reciproco amore, ricoprendolo anche della più impensabile delle attenzioni, finendo con l’esporsi al ridicolo e, tutto sommato, nemmeno interpretando al meglio il suo ruolo per il bene del cane stesso. Non è un caso infatti che in queste circostanze si attribuisca al cane quel difetto, tutto umano, di essere stato “viziato”.

Si contano oggi nel mondo oltre 400 razze canine, distinguibili come di piccola, media e grande taglia, a loro volta classificabili come cani da compagnia, da caccia, da guardia e da pastore. Ma di qualunque taglia e a qualsiasi categoria un cane appartenga, come ben disse il noto zoologo ed etologo austriaco Konrad Zacharias Lorenz: “non esiste patto che non sia stato spezzato, non esiste fedeltà che non sia stata tradita, all’infuori di quella di un cane veramente fedele”.