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I TRENTA D’ALBANIA


mercoledì 1 aprile 2020 di sandro meardi



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La notizia, in questi drammatici giorni, che 20 infermieri e 10 medici, sono stati inviati dalla Repubblica d’Albania in aiuto al personale medico del nostro Paese è di quelle, forse non clamorosa, se confrontata quantitativamente agli aiuti provenienti dalla Russia mediante otto giganti del cielo, quali sono gli Ilyushin 76 stivati di supporti logistici, apparecchiature medicali e personale medico militare

Eppure quel gesto, da parte del piccolo Paese delle aquile, come è anche chiamata l’Albania, sebbene poco più che simbolico rispetto alla grave emergenza medica in corso, ci commuove più di ogni altro perchè legato al sentimento di amicizia e riconoscenza che l’Albania ha voluto così ricordare nei confronti dell’Italia.

Correvano i primi anni del dopo guerra-fredda. Sulle macerie del muro di Berlino, abbattutto nel 1989, si andava sgretolando il blocco politico-militare dell’Est. Alla dissoluzione dell’Unione Sovietica faceva da cornice, uno dopo l’altro, la caduta dei regimi fedeli a quest’ultima. Radio Tirana, in controtendenza a quanto recitava la canzone di Battiato: "voglio vederti danzare", aveva smesso di tramettere musiche balcaniche. Al loro posto erano subentrati gli accorati appelli alla Comunità internazionale affinchè l’Albania non fosse lasciati morire letteralmente di fame.

Del resto non erano soltanto le onde radio a ricordare al mondo intero cosa aveva lasciato in eredità al popolo albanese l’ultimo dittatore filosovietico, Enver Hoxha, morto qualche anno prima. Le onde, questa volta del mare Adriatico, si popolarono di decine di migliaia di profughi albanesi, stivati all’inverosimile a bordo di vecchie e malandate bagnarole con la linea di galleggiamento pericolosamente bassa. Le coste della Puglia erano il miraggio e i porti di Bari e Brindisi furono letteralmente presi d’assalto.

L’Italia in quella occasione seppe reagire alla grande. Sotto il 7°Governo Andreotti e il 1°Governo Amato, fu artefice anch’essa, come fece la Germania Federale con la Repubblica Democratica tedesca di una piccola, ma significativa "riunificazione" del popolo albanese ridotto alla fame. E come in ogni grande emergenza, anche allora lo strumento principe per far fronte al dramma dell’esodo albanese, fu individuato nelle Forze Armate.

Non senza l’opposizione comunista, che allora ancora sventolava bandiera rossa, osteggiando l’impiego dell’Esercito ritenuto inopportuno in una ex colonia italiana, fu approntata e fatta funzionare tra il settembre 1991 e il dicembre 1993 dal Dicastero della Difesa, una gigantesca macchina di aiuti umanitari passata alla storia con la denominazione di: "Operazione Pellicano".

Decine di migliaia di tonnellate di generi di varia natura, furono prima stoccati nei magazzini albanesi e poi ordinatamente distribuiti alla polazione. Città come Tirana, Valona, Durazzo, Fier si presentarono agli occhi dei militari italiani nelle stesse condizioni di desolazione e grigiore con il quale si era loro presentata Mogadiscio in quegli stessi anni durante la missione "Restore Hope" in Somalia. La dittatura staliniana che aveva imperato in Albania aveva ridotto quest’ultima nelle stesse condizioni di uno Stato, quale la Somalia, dilaniato dalla Guerra civile.

All’operazione Pellicano, tutta italiana, ufficilamente terminata nel dicembre del 93, fece poi seguito l’operazione multinazionale "Alba" (Aprile-Agosto ’97) promossa e guidata dall’Italia. Essa consentì di sedare la situazione albanese, degenerata all’inizio del ’97 a causa del fallimento di società d’investimento, le così dette operazioni finanziarie piramidali, che avevano di fatto bruciato i risparmi di gran parte dei cittadini albanesi. L’ultimo intervento delle FF.AA. italiane in Albania è tra l’aprile e l’agosto del ’99 con l’operazione "Hallied Harbour" per garantire aiuti umanitari e la stabilizzazione della Regione a seguito della repressione Serba operata nel vicino Kosovo e consentire il rientro in Albania dei profughi kosovari-albanesi.

Si sono volute ripercorrere velocemente le tappe dell’intervento umanitario italiano in Albania, così significativo per la rinascita della terra delle aquile, da non averla lasciata insensibile davanti al difficile momento che attraversa il nostro Paese. Quel piccolo gesto d’aiuto al di là dell’intrinseco beneficio che esso può comportare, ha il pregio di ricordare cosa sia stata capace di fare l’Italia per l’Albania e, soprattutto, cosa certamente è in grado di fare l’Italia per se stessa.