INFORMAZIONE
CULTURALE
Giugno 2018



HOME PAGE

ARCHIVI RIVISTA

Articoli on-line 4479
Articoli visitati
3867665
Connessi 19

INDICE GENERALE
INDICE MENSILE
EDITORIALE
RUBRICHE
PASSATO E PRESENTE
EVENTI
ITINERARI E VIAGGI
PARERI LEGALI
COSTUME E SPETTACOLI
QUADRIFOGLIO
TERZA PAGINA
LETTURE CONSIGLIATE
CULTURA
SCIENZA E DINTORNI
FILATELIA
LIBRI RECENSITI
AUTORI
Argomenti

Monitorare l'attività del sito RSS 2.0
SITI AMICI

a cura di
Silvana Carletti (Dir.Resp.)
Carlo Vallauri
Giovanna D'Arbitrio
Odino Grubessi
Luciano De Vita (Editore)
On line copyright
2005-2018 by LDVRoma

Ultimo aggiornamento
24 giugno 2018   e  



Sito realizzato con il sistema
di pubblicazione Spip
sotto licenza GPL
JPEG - 88.1 Kb
Bambine rom

Gli avvoltoi di Mafia Capitale

No, all’etnocidio del popolo Rom.
giovedì 1 marzo 2018 di Marcella Delle Donne

Argomenti: Società
Argomenti: Storia
Argomenti: Popoli
Argomenti: Saggio


Segnala l'articolo ad un amico

Questa è il quarto capitolo del lavoro “ROM: DAL PORRAJMOS A MAFIA CAPITALE”.

I primo capitoli già pubblicati si trovano qui 1° Un’orda di artisti si aggira per Europa, qui 2° Il popolo rom non esiste e qui 3° ROM: il cuore è uno zingaro

Stereotipi e pregiudizi

Una ricerca condotta tra gli studenti di Sociologia chiamati a esprimere giudizi su alcune categorie di stranieri, come americani, giapponesi, arabi, e rom, ha dato questo ritratto degli americani: simpatici, liberali, sportivi, disinvolti, anticonformisti, potenti, ricchi, superficiali.

Questi giudizi sono stati espressi dalla maggioranza degli studenti, anche dopo aver discusso delle condizioni di disagio in cui vivono molti americani, anche dopo aver descritto le condizioni delle migliaia di giovani homeless bianchi, protestanti, di lingua inglese, che vivono nelle città degli Stati Uniti.

L’atteggiamento più sfavorevole e aggressivo espresso dagli studenti e gli stereotipi più negativi sono stati quelli riferiti agli zingari; per i quali lo stereotipo si fa cupo e minaccioso: vagabondi. Ladri, pericolosi, contaminanti.

Gli zingari sono percepiti come una minaccia all’istituzione portante della nostra società, alla dimensione sacra della “società civile”, la proprietà privata.

Nella discussione con gli studenti, facevo notare che non sono certo gli zingari a detenere il primato del furto, se pensiamo che i maggiori delitti contro la proprietà non sono commessi da loro. D’altra parte, ci dobbiamo chiedere, come giudicare il nostro comportamento rispetto al saccheggio e alla spoliazione dei paesi terzi? Dopo un attimo di esitazione, di nuovo, compatto, è riemerso lo stesso giudizio, lo stesso atteggiamento.

JPEG - 45 Kb
Stereotipi e pregiudizi

Ciò lascia pensare che lo stereotipo dello zingaro, in quanto ladro, rappresenti non già un soggetto che può commettere un furto, ma la ruberia, il furto in sé. Nello zingaro si materializza l’essenza del ladro. Gli altri possono anche rubare, ma sono persone che rubano. Lo zingaro no! Prima di essere una persona è un ladro. Da qui l’atteggiamento di rifiuto assoluto, di volontà annientatrice. Il pregiudizio si pone come preconcetto che trova espressione nel senso comune attraverso il sistema comunicativo del gruppo di riferimento. Esso, da una parte, riunisce significati e simboli che determinano un’appartenenza e rafforzano un’identità di gruppo; dall’altra, si pone come difesa, come barriera rispetto alla possibilità di interazione e quindi di apertura alle ragioni dell’Altro. I pregiudizi tendono a conservare compatto e chiuso lo spazio dell’identità del we group attraverso atteggiamenti e rappresentazioni, regole dogmatiche che escludono, segregano l’Altro (out group).

Lo stereotipo si presenta come la dimensione cognitiva del pregiudizio, in quanto descrive le caratteristiche dei membri di un gruppo. Al pregiudizio lo stereotipo fornisce gli elementi di codificabilità dei nuovi soggetti sociali per il loro inserimento in categorie appropriate (etichette); e permette di giustificare o razionalizzare l’atteggiamento verso una categoria in base alle caratteristiche attribuitele.

Se lo stereotipo fornisce le caratteristiche di una categoria sociale, il pregiudizio si esprime in un particolare tipo di atteggiamento verso tutto un gruppo o classe di persone. Ad esso si associa la connotazione emozionale di favore o sfavore che accompagna il giudizio aprioristico, cioè il pregiudizio.

Il pregiudizio si esprime in un atteggiamento sociale, condiviso in larga misura dai membri del gruppo di appartenenza.

JPEG - 67.9 Kb
Pregiudizi anti-italiani
"Occhio zio Sam arrivano i sorci", la vignetta, pubblicata nel 1903 da un giornale amencano. evidenzia la pericolosità dei migranti italiani, "portatori" di mafia, anarchia e socialismo.

Come ogni atteggiamento, il pregiudizio ha una componente cognitiva espressa dagli stereotipi, una componente emotiva, espressa dai sentimenti positivi o negativi nei confronti dell’oggetto dell’atteggiamento; e una componente attiva, che si esprime nella disponibilità a intraprendere una azione a favore o contro l’oggetto dell’atteggiamento (esclusione dell’Altro).

Una delle caratteristiche del pregiudizio e degli stereotipi è la rigidità, la resistenza al cambiamento; ciò dipende dal fatto che la veridicità dei pregiudizi etnici è una veridicità convenzionale (per questo non meno persuasiva e potente) espressa dal gruppo, inteso come una unità, come soggetto avente una sua realtà, una logica specifica, con la quale elabora strategie di inclusione ed esclusione in rapporto al tipo di relazione che vuole istaurare con l’altro.

Roma: emergenza Rom

I Rom che vivono nella capitale sono poco più di 7.000, e abitano in condizioni alloggiative particolarmente diversificate. La maggioranza dei rom di antico insediamento risiede in case di proprietà o in alloggi residenziali pubblici. Fra le comunità di recente immigrazione, oltre ai rom che vivono e risiedono in appartamenti privati, ci sono famiglie che abitano nei “villaggi attrezzati”, nei centri di accoglienza, e rom che abitano in case occupate o che vivono in insediamenti “tollerati”. Accanto a questi vi sono i cosiddetti “campi abusivi”.

I primi campi attrezzati sorgono nel 1994. Sono Salviati 1, cui si aggiungerà Salviati 2, Tor de’ Cenci, Gordiani e Lombroso (considerare la sensibilità storico-antropologica nella scelta del nome). Successivamente a questi se ne aggiungeranno altri. Le condizioni per accedere ai campi attrezzati per i rom sono: avere documenti in regola, il permesso di soggiorno e l’impegno di mandare i figli a scuola. Ciò significa che molti Rom non possono accedere ai campi attrezzati.

JPEG - 50.4 Kb
Castel Romano

Nei “campi abusivi” troviamo soprattutto i Rom profughi dalle guerre balcaniche, molti dei quali fuggiti senza documenti. Ciò dipende, tra l’altro, dal fatto che le azioni discriminatorie dei Balcani nei confronti dei Rom sono continuate anche dopo i Trattati.

Molti Rom sono stati cancellati dalle anagrafi, divenendo apolidi di fatto. Tutt’ora la loro condizione giuridica è rimasta immutata. In Italia, pochi ottengono lo status di rifugiato, la maggioranza viene considerata nomade, gente che abitualmente vaga per l’Europa per propria scelta, gira qua e là e nel loro girovagare capita che giungano anche in Italia.

Ai nomadi, che per definizione transitano, si offrono solo soluzioni provvisorie. Non a caso, nel Comune di Roma, esiste un ufficio che fino a tempi recentissimi si chiamava “Ufficio Nomadi” .

JPEG - 52.5 Kb
Appena nati e gia sgombrati

La popolazione dei campi abusivi viene sottoposta a continui sgomberi da parte dell’amministrazione capitolina. Sulla pratica degli sgomberi è significativa la dichiarazione di Lusi, Consigliere delegato per gli Affari Nomadi del Comune di Roma: “Quando si ha a che fare con i criminali bisogna agire in segreto, altrimenti scappano”. (Errc, Il paese dei campi, ottobre 2000). Per questo gli sgomberi vengono effettuati di notte, con polizia e bulldozer.

In questa situazione, i continui trasferimenti rendono ancora più precarie le condizioni abitative di molti rom. Il nomadismo è dovuto più a questa condizione che a una tradizione culturale. Di fatto i veri nomadi, in prevalenza giostrai e circensi, in Italia, sono solo il 3%, eppure il nomadismo è il presupposto sul quale le Leggi Regionali in materia di interventi sui rom sono state scritte. Dal dettato legislativo si ricava che essere rom, significa essere portatore di una specifica cultura insita nel nomadismo, della quale, i campi sosta costituiscono la risposta per il riconoscimento a livello legislativo (Marchi E., Altro diritto, 2011; (Maciocia S., Chiuse fuori, tesi di dottorato, 2016).

Politiche securitarie per il popolo rom

Un lavoro di analisi sui campi rom è stato condotto nel luglio 2009, prima dell’implementazione del piano nomadi del Comune di Roma (amministrazione Alemanno). Le autorità di Pubblica Sicurezza hanno rilevato oltre 80 “insediamenti abusivi” in cui è stata stimata la presenza di 2.900 persone, 14 “campi tollerati” con 2.736 abitanti e sette “villaggi autorizzati” con 2.241 residenti, per un totale di 7.877 persone (dati Amministrazione Comunale, 2012).

Le iniziative governative e delle amministrazioni locali nei confronti dei rom sono state improntate a politiche emergenziali e securitarie, indipendentemente dal colore politico dei governi. I campi cosiddetti “attrezzati”, allocati lontani dal centro urbano, sono dotati di servizi carenti, trasporti inesistenti o situati a 3-4 km dal campo. Al Sindaco Veltroni, amministrazione PD, si deve il più degradato e penalizzante campo rom, quello di Castel Romano.

JPEG - 68.6 Kb
Vista aerea di un campo nomadi_

Situato a 24 km da Roma, a 10 dalla città di Pomezia, il campo è collocato in un’area desolata lungo la Pontina, una via a scorrimento veloce. Nel campo, alle aree esistenti, sono state aggiunte altre tre aree, con l’inclusione di Rom sgombrati da altri tre campi.

Questo aumento di popolazione rom, diversificata per modi di vita e identità di sottogruppi familiari, ha aumentato le difficoltà abitative e i conflitti fra gruppi e clan diversi, e ha peggiorato il degrado e i fenomeni della devianza. Non è un caso che la reclusione nel sistema penale romano veda il maggior numero di Rom provenienti dal campo di Castel Romano.

Di fatto, la politica capitolina, nonostante la Strategia Nazionale di Inclusione, ha peggiorato le condizioni di vita dei Rom. Gli sgomberi si sono susseguiti e si susseguono, e i campi nomadi continuano ad essere la principale soluzione abitativa prevista per le famiglie rom. Con l’avvento dell’amministrazione Alemanno, l’emergenza rom viene affrontata in una prospettiva securitaria e di controllo.

Nel Piano Nomadi, il Sindaco, affiancato dal Prefetto di Roma e dal Ministro dell’Interno, dichiara: “Tredici villaggi autorizzati, a fronte degli oltre cento campi nomadi oggi esistenti”.

JPEG - 45.3 Kb
Sgomberare i Rom

Per il Piano Nomadi vengono stanziati dal Comune 34 milioni di euro, con un programma improntato su due direttrici fondamentali: 1- riordino strutturale e organizzativo degli insediamenti, 2- villaggi attrezzati con un regolamento prefettizio interno che prevede la vigilanza armata interna ed esterna, l’uso di telecamere fisse, l’identificazione delle persone che entrano nel campo, il rilascio, anche ai minori, di un tesserino di identificazione.

Contemporaneamente, viene attuato un fitto piano di sgomberi di campi abusivi. Dal primo marzo al 30 maggio 2011, il Comune di Roma conduce 154 sgomberi che coinvolgono circa 1800 persone. La politica degli sgomberi non riduce il numero degli insediamenti informali, al contrario, ha portato alla formazione di micro-aree che passano da 80 a circa 300.

Diverse organizzazioni (vedi la 21 luglio) dichiarano che la morte di alcuni minori rom è la conseguenza indiretta di tale politica di sgomberi. Il 30 agosto 2010 un bambino di tre anni muore nel rogo della sua baracca. Il 6 febbraio 2011, dopo aver subito trenta sgomberi in dieci anni, muoiono quattro bambini nell’incendio dell’insediamento spontaneo di via Appia.

Gli avvoltoi di Mafia capitale: lo sfruttamento della popolazione rom

Il Piano Nomadi, varato dall’amministrazione Alemanno, ha comportato per il Comune di Roma una spesa annua di dieci milioni di euro, ma secondo l’Associazione 21 luglio, nel solo 2013 le spese sostenute dal Comune ammonterebbero a 24 milioni. Nonostante queste ingenti somme la situazione abitativa, sociale e familiare dei Rom non migliora.

Per la realizzazione dei progetti, il Comune di Roma affida, in molti casi, gli appalti in via diretta. In questi affidamenti si registra la complicità di funzionari del Comune che si lasciano corrompere per favorire l’assegnazione degli appalti senza gara. Il passaggio di “mazzette” tra imprenditori e funzionari, avviene anche all’interno degli uffici del Campidoglio (cfr. www.ilfatto quotidiano.it/2016/06/21).

JPEG - 45.2 Kb
Gli avvoltoi

Dall’amministrazione Alemanno (destra), si passa all’amministrazione Marino (sinistra) ma la situazione dei Rom, nonostante i milioni stanziati, non cambia, anzi il degrado peggiora fino a quando non esplode il caso Mafia Capitale.

L’applicazione della Strategia Nazionale, nei bandi di gara, vede il beneficiario dell’affido degli appalti la Cooperativa 29 giugno, presieduta da Salvatore Buzzi, coadiuvato da Massimo Carminati, già condannato per omicidio negli anni ’80.

Per capire come vengono condotti gli interventi è significativo quanto emerge dalle indagini della magistratura. Dichiara Carminati in un colloquio telefonico con Buzzi: “Quest’anno (2013) abbiamo chiuso con 40 milioni di fatturato. Tutti i soldi li abbiamo fatti sugli zingari, sull’emergenza abitativa. La droga rende meno” (da Cronache dei quotidiani Corriere della Sera, Il fatto quotidiano, Il Messaggero, Repubblica).

JPEG - 49 Kb
Cupola romana mafia capitale

L’ordinanza del Giudice delle Indagini Preliminari, Flavia Costantini, rivela che i campi nomadi, nello specifico quello di Castel Romano, il più marginale e lontano dalla città, hanno costituito: “ ...un terreno fertile per la criminalità romana, dove si intrecciano e si combinano illecite intese con la Pubblica Amministrazione, reati sul versante economico e tributario, violazioni costanti della legalità, prevista dal Codice degli Appalti per i lavori all’interno dei campi, che spesso non vengono neanche effettuati”.

I sistemi criminali delle cooperative affidatarie degli appalti, hanno portato la magistratura a rilevare metodi e un’organizzazione riconducibili alla strategia mafiosa, così da coniare la categoria di Mafia Capitale, fatta propria dalla stampa e dai mezzi di comunicazione di massa.

Naturalmente le vittime di tutto ciò, sono i Rom, che diventano i colpevoli: “Rom padroni di Roma”, si legge sul Il Secolo d’Italia. “Cronaca quotidiana di zingari in azione. Rubano, scippano, e minacciano. A Roma fanno il bello e il cattivo tempo. Non si limitano a sfilare il portafoglio, ma braccano le persone, le seguono e le intimidiscono se si rifiutano di soddisfare le loro richieste”. (www.secoloditalia.it/2013/11...).

La conseguenza di Mafia Capitale è un aggravamento ulteriore del degrado in cui vivono i Rom. Il Comune annulla i bandi delle cooperative per l’assistenza sociale nei campi, così i Rom vengono lasciati in balia di se stessi. Le associazioni che si occupano della scolarizzazione, quelle addette alla guardiania e all’emergenza sanitaria vengono soppresse. Tra i più vistosi risultati negativi, la scolarizzazione precipita ai minimi livelli.

Rom: Amministrazione 5 Stelle al Campidoglio

Arriva nel frattempo l’amministrazione 5 stelle con la Sindaca Raggi: “Un’altra inchiesta sui campi rom tra arresti e tangenti. Il mio grazie alla Procura e alle Forze dell’Ordine. Ora voltiamo pagina” dichiara su Twitter la Sindaca di Roma. Ecco il primo operato per i Rom dell’amministrazione Raggi: varato il Piano “Superamento Campi”, con una delibera vengono stanziati 3.800.000 euro. Il piano prevede l’insediamento dei Rom in abitazioni con un finanziamento di 800 euro mensili per famiglia, della durata di due anni, ed uno stanziamento di complessivi 5.000 euro per famiglia per imprese lavorative. I primi due bandi riguardano i campi della Barbuta e di Monachina da abbattere.

Bisogna dire che il Piano è improntato alla strategia della selezione. I Rom abitanti nei campi abusivi sono esclusi, così come coloro che non hanno i requisiti previsti, come il permesso di soggiorno, o documenti in regola. Il piano esclude tutti coloro che, fuggiti dalla guerra nella Ex-Jugoslavia, oggi alle seconde e terze generazioni, privi di documenti, non sono inclusi e restano nel limbo dell’inesistenza.

I beneficiari rappresentano solo il 10% della popolazione rom presente nella capitale, come mette in luce la Cooperativa 21 luglio. Ma anche questi Rom non riescono a risolvere la ricerca degli alloggi, poiché non si trova chi affitti loro una casa, in quanto Rom nessuno si fida di loro, nessuno li vuole.

JPEG - 83.8 Kb
Sgomberi

Recentemente la Sindaca mette in atto politiche per i Rom che paventano il ricrearsi dell’humus in cui è nato e si è consolidato il “sistema campi”, venuto alla luce con l’inchiesta denominata Mafia Capitale. Il 20 Settembre 2017 il Comune procede all’apertura delle offerte relative alla gara per la gestione di sei campi attrezzati, con un importo lordo superiore ai 6 milioni di euro. Il progetto ripropone le medesime mansioni svolte negli insediamenti precedenti, inasprendo le regole securitarie, già in vigore nel periodo dell’emergenza “nomadi”, proprio il contrario della Strategia Nazionale.

JPEG - 57.5 Kb
Bambini con la bandiera del popolo Rom

Per quanto riguarda gli sgomberi, si assiste alla cacciata violenta delle famiglie rom dalle case occupate. Sintomatico il caso di un palazzo vuoto occupato dai Rom nel centro della città. Il proprietario si appella alle Forze dell’Ordine, le quali eseguono le operazioni di sgombero. Ad ore antelucane cacciano dall’edificio le famiglie, composte in maggior parte da bambini e da donne, molte delle quali incinta.

I Rom, buttati fuori senza alternative, si vedono costretti ad accamparsi nel giardinetto esistente nella piazza. Si tratta di Piazza Indipendenza, nel centro urbano. Verranno poi accolti nel portico della chiesa dei SS. Apostoli.

JPEG - 65.5 Kb
Venire al mondo in un campo Rom ed essere sgombrati!

Ultimamente è scoppiato il caso del Camping River, un centro d’accoglienza affittato dal Comune per ospitare i Rom senza residenza. Il camping viene richiesto dal proprietario. Per i Rom ivi residenti, 500 abitanti, il Comune ordina di lasciare il campo entro un mese.

I Rom, ivi residenti, vengono inseriti nel pacchetto bandi dei due campi della Barbuta e della Monachina, ma come per quelli non si danno case in affitto ai Rom.

L’amministrazione capitolina fissa, in un mese, le scadenze per la fuoriuscita dal campo. In caso di non adesione alle misure proposte, verrà effettuato l’accompagnamento forzoso all’uscita degli ospiti residui.

I Rom di Camping River, abbandonati a se stessi, in cerca di un alloggio in affitto, ricevono solo dinieghi. Scaduto il termine fissato per la fuoriuscita dal campo, il Comune adotta misure a dir poco fuori legge: taglia l’acqua corrente alle 400 persone rimaste nel campo; successivamente invia una cisterna piena d’acqua, ma l’acqua non può essere utilizzata perché la cisterna risulta piena di vermi.

Lavoro: negazione della Strategia Nazionale

JPEG - 52 Kb
Musica per sopravvivere

Per quanto riguarda il lavoro, l’altro punto fondamentale della Strategia Nazionale, ai Rom viene impedita l’attività autonoma della raccolta del ferro, con il sequestro dei furgoni, perché privi di licenza per il trasporto merci. I mercatini organizzati dai Rom, con la raccolta di materiali dismessi, vengono chiusi perché abusivi, e sequestrata la merce considerata refurtiva in quanto la spazzatura nei cassonetti per la raccolta dell’immondizia, nella quale i Rom trovano materiali riciclabili, è considerata di proprietà del Comune.

Rom: la rabbia degli autoctoni fagocitata dai media

L’intolleranza, il rifiuto, la rabbia della popolazione autoctona aumentano in maniera direttamente proporzionale al degrado in cui sono costretti a vivere i Rom dei campi; rabbia fagocitata dai media nei confronti dei Rom.

JPEG - 50.8 Kb
Santino Spinelli paladino della cultura rom

Si legge sul quotidiano Il Tempo: “La rabbia di 72 quartieri, Roma è la linea del Piave”. “Stop ai campi rom” si legge sugli striscioni dei cortei improvvisati dai cittadini. “Fiumi di denaro sprecato mentre i nostri nonni pescano frutta e verdura nei cassonetti dei mercati generali – dice uno dei manifestanti – e si tagliano servizi ai disabili”. E ancora “rom, quarant’anni di crimini, con acqua e luce gratis... siamo costretti alla vigilanza volontaria, un servizio di vigilanza “fai da te” per sorvegliare le nostre strade e ristabilire un minimo di legalità che manca da troppo tempo...

Le nostre ronde sono un deterrente realmente funzionante: spesso, quando qualche “passeggero sospetto” (leggi Rom) ci incrocia lungo la strada, fa dietrofront e torna da dove è venuto”. (Il Tempo, 25 maggio 2015).

JPEG - 80.9 Kb
La danza nell’identita rom

Per quanto riguarda l’esistenza dei Rom, la mancanza di spazi per la socializzazione, il venir meno delle occupazioni tradizionali e le attività del lavoro autonomo, la promiscuità e la pericolosità delle condizioni di vita, la percezione da parte della società dominante, che tende a criminalizzarli anche nelle loro espressioni culturali, minano via via la loro identità etnica. Colpisce il fatto che alcune famiglie rom, per evitare discriminazioni e insulti, soprattutto ai minori in età scolare, cambino il cognome rom con il cognome italiano quando le famiglie sono formate da coppie miste.

Voci di intellettuali e militanti gadjé che operano a favore dei Rom, propongono la de-etnicizzazione, come Monica Rossi e Carlo Stasolla (Associazione 21 luglio Onlus). Nelle loro intenzioni è un mezzo per “tirar fuori” i Rom dalla loro condizione di marginalità e ghettizzazione.

JPEG - 13 Kb
Bandiera del popolo rom

Di fronte a questa ipotesi si leva, tra gli altri, il grido di Rudko Kawczynsk, leader della nuova generazione di Rom, in nome della cultura e della identità del popolo rom: “Fu sotto il regno degli Asburgo, in particolare con l’Imperatrice Maria Teresa e Giuseppe II, che lo Stato cominciò ad applicare un metodo particolarmente insidioso per sbarazzarsi di noi: l’assimilazione. Da allora le misure di assimilazione forzata hanno sempre continuato a essere presentate con una politica di integrazione”. Ma in questo contesto l’assimilazione non è altro che l’annientamento sistematico dell’identità collettiva, del linguaggio e della cultura, dell’indipendenza individuale e dell’autodeterminazione. Da un lato si fa ricorso a politiche di assimilazione, dall’altro si fa di tutto per impedire ai Rom l’effettiva integrazione come minoranza legittima[...]”.

JPEG - 33.7 Kb
Djiana Pavlovic per il riscatto del popolo rom

Nel 1999, come abbiamo già scritto, il Governo italiano ha varato la legge che riconosce e tutela le minoranze linguistiche presenti in Italia (art. 6 della Costituzione italiana), ma ha lasciato fuori la minoranza linguistica rom.

"Ad analizzare le cose più da vicino, se non vogliamo che l’Europa unita diventi un mastodonte burocratico subordinato all’onnipotenza dell’economia, dovremmo considerare - noi che siamo stretti nel nostro sistema nazionale - che i Rom sempre sparsi ovunque sono europei nel pieno senso del termine. Quelli che chiamiamo zingari hanno quanto meno un vantaggio su di noi: la mobilità transfrontaliera. Sarebbe necessario dargli in tempi brevi un passaporto europeo, che garantisca loro il diritto di risiedere ovunque in Europa, dalla Romania al Portogallo. Ma siamo ancora lontani da una tale visione delle cose." Pensiero di Gunter Grass (1997)

Un’orda di artisti si aggira per l’Europa
- Eppur si muove...! I Rom risorgono!

Giovani generazioni di rom, con coraggio, ostinazione, con la forza della loro identità, sono riusciti a coinvolgere le alte istituzioni europee che hanno approvato il primo Istituto Europeo di Arte e Cultura Rom (ERIAC). L’Istituto è stato fondato dal Consiglio d’Europa, dall’Open Society Foundation e da Alliance for European Roma.

L’ERIAC è stato un sogno per molte generazioni di Rom e Sinti in Europa. Come recita l’annuncio della presentazione in Italia dell’Istituto Europeo di Arte e Cultura Rom: “Nonostante tutte le difficoltà, abbiamo perseverato nell’idea che la nostra storia e la nostra identità devono essere raccontate da noi stessi, che la forza della definizione della nostra identità è nelle nostre mani. In questi anni, superando le barriere del pregiudizio e dell’odio, è cresciuto il numero dei giovani istruiti, e sono loro a rappresentare la nostra speranza e il nostro futuro. Ma, nonostante siano tanti, tra molti di loro è rimasta insicurezza e vergogna di essere rom. Tutti ci insegnano, scuole, libri, media e politica, che la cultura maggioritaria è quella alla quale bisogna adeguarsi, che la nostra cultura e le nostre tradizioni sono fonte di vergogna e non di orgoglio. Molti di noi che ce l’“hanno fatta”, negli studi e nel lavoro, spesso cercano di essere qualcos’altro, di adattarsi, di nascondere la propria identità e questo provoca a loro grande dolore e sofferenza, a noi la perdita di una parte preziosa di noi stessi.

JPEG - 55.2 Kb
Istituto Europeo di Arte e Cultura Rom (ERIAC)

ERIAC sarà il loro “campo”, la loro casa, il luogo dove si incontreranno tutti i talenti, tutte le fantasie, tutte le conoscenze e tutte le idee, nel quale la prossima generazione potrà raccontare alle nostre comunità, alla società che ci circonda la propria storia, la propria bellezza, la propria saggezza e la resistenza dei Rom europei” (Comunicato stampa. Presentazione ERIAC in Italia, 14 febbraio 2018).

P.S.

Questo articolo è il quarto e ultimo capitolo di un lavoro della Prof. Marcella Delle Donne, che ha come titolo: “ROM: DAL PORRAJMOS A MAFIA CAPITALE”