INFORMAZIONE
CULTURALE
Marzo 2024



HOME PAGE

ARCHIVI RIVISTA

Articoli on-line 7575
Articoli visitati
5053991
Connessi 10

INDICE GENERALE
INDICE MENSILE
RUBRICHE
PASSATO E PRESENTE
EVENTI
ITINERARI E VIAGGI
AVVOCATO AMICO
COSTUME E SOCIETA’
QUADRIFOGLIO
TERZA PAGINA
LETTURE CONSIGLIATE
CULTURA
SCIENZA E DINTORNI
FILATELIA
ARTE E NATURA
COMUNICATI STAMPA
MUSICA E SPETTACOLO
SPORT
ATTUALITA’
LIBRI RECENSITI
AUTORI
Argomenti

Monitorare l'attività del sito RSS 2.0
SITI AMICI

a cura di
Silvana Carletti (Dir.Resp.)
Carlo Vallauri
Giovanna D'Arbitrio
Odino Grubessi
Luciano De Vita (Editore)
On line copyright
2005-2018 by LDVRoma

Ultimo aggiornamento
3 marzo 2024   e  



Sito realizzato con il sistema
di pubblicazione Spip
sotto licenza GPL

ANDREA BAJANI E LA SCUOLA STATALE

Riflessioni su 2 libri dell’autore
venerdì 29 dicembre 2023 di Giovanna D’Arbitrio

Argomenti: Recensioni Libri


Segnala l'articolo ad un amico

Consiglio sempre di regalare libri a Natale e ovviamente amici e parenti ne regalano alcuni anche a me, sapendo che amo leggere.

Da insegnante mi colpiscono sempre i libri che parlano di scuola e in verità non conoscevo 2 libri di Andrea Bajani, scrittore di successo vincitore di vari premi:1)“Domani niente scuola”; 2)“La scuola non serve a niente”, libri pubblicati anni fa, ma che hanno avuto varie ristampe e, purtroppo, sempre attuali

Nel primo libro Bajani racconta un’esperienza personale scaturita dalla sua insofferenza di trentenne nel sentire sempre parlar male dei giovani, spesso definiti come “una generazione di depressi, picchiatori e veline in erba”. Decise, pertanto, di fingersi insegnante e di partecipare ad alcuni viaggi di istruzione per scoprire di persona quanto fossero cambiati i ragazzi dai tempi in cui aveva lasciato il liceo.

Ed ecco come viene presentato il libro dalla Feltrinelli nella ristampa del 2023:“-Mai più- è questo il pensiero che si affaccia alla mente dell’autore-protagonista di questo libro quando vede staccarsi da terra l’aereo che riconduce a Palermo la scolaresca con cui ha appena trascorso alcuni giorni a Praga. È la terza gita, e la terza scolaresca, nel giro di un mese. Partendo da Torino, da Firenze, da Palermo, e viaggiando in treno, pullman e aereo alla volta di Parigi e Praga, un Andrea Bajani poco più che trentenne si rituffa nel mondo dei liceali proprio nella fase della sua vita in cui da quell’età si è più lontani: troppo adulto per potersi mimetizzare tra gli studenti, ancora troppo giovane per potersi vedere idealmente nel ruolo di padre di qualcuno di questi ragazzi. Consegnandosi senza riserve a rumorosi spostamenti di gruppo che mettono a repentaglio la tenuta di nervi degli altri viaggiatori, visite a musei tollerate solo in virtù dei divanetti su cui accasciarsi per recuperare le forze, pasti di qualità discutibile, improbabili serate in discoteca e notti turbolente in cui il sonno non è previsto, Andrea Bajani ci consegna il resoconto in prima persona di -Una cosa divertente che non farò mai più-“.

Nel libro l’autore racconta il tentativo di cercare una sorta di complicità con gli adolescenti, in un reportage che descrive soprattutto una generazione” new technology”, composta soprattutto da ragazzi, borghesi, benestanti, condizionati dal consumismo, annoiati nelle visite culturali ai musei: sotto l’apparente superficialità, tuttavia, si intravedono tante vicende personali di un’età difficile: l’adolescenza. Senz’altro lo stile del libro è scorrevole, ironico e il contenuto è ricco di aneddoti divertenti, ma gli spunti di riflessione sono episodici e blanda appare la critica al sistema scolastico forse perché l’autore all’epoca non aveva ancora approfondito i reali problemi della Scuola Statale.

E in effetti ciò accade nel secondo libro “La scuola non serve a niente” che viene così presentato dalla casa editrice Laterza: “ Un ragazzo di quindici anni che non vuole andare più a scuola è un fallimento per tutti. Dietro ci sono degli insegnanti, una famiglia e un paese che lo lasciano andare. La scuola di oggi racconta di un paese scollato, che non riesce a tenere insieme insegnanti in crisi di legittimazione e ragazzi asserragliati nelle ultime file. È il ritratto di un’Italia di solitudini raccolte dentro la stessa penisola. La scuola, invece, è nata perché quelle solitudini venissero ricucite con un alfabeto uguale per tutti. Perché la scuola non serve a qualcosa, ma è necessaria per essere in grado di immaginare un paese migliore”. A quanto pare il titolo del libro è nato da un episodio avvenuto anni fa durante un laboratorio di scrittura, quando una ragazza di 15 anni confessò a Bajani di voler lasciare la scuola “perché non serve a niente”. E pertanto lo scrittore per cercare di rivalutare la scuola racconta due storie: la prima riguarda una prof. di seconda media che durante il terremoto in Emilia raccomanda ai suoi alunni di stare tutti insieme, “perché la scuola è una comunità di persone che cercano gli occhi di un maestro che conosce il mondo e di quella conoscenza si prende cura”; la seconda è la storia di un uomo la cui colf sposta di continuo i mobili del soggiorno, costringendolo a rimetterli a posto al ritorno dal lavoro. Un giorno, sfinito, si buttò sul divano dove lo aveva messo la donna e così scoprì che da lì vedeva il campanile: ciò lo rese così felice che decise di accettare i cambiamenti della colf.

In effetti in un’intervista l’autore ha affermato che “ci vogliono insegnanti che abbiano la forza di spostare quei mobili ogni volta che i ragazzi si aggrapperanno alla versione precedente. Ci servono insegnanti che siano autorevoli perché di quel mondo, di quella nuova disposizione del mondo si assumano la responsabilità e ci serve uno Stato che a questi insegnanti riconosca questa responsabilità e le dia un valore economico e un valore soprattutto politico (…). Andrea Bajani “La scuola è nata perché le solitudini fra insegnanti e alunni, docenti e famiglie, giovani e società venissero ricucite con un alfabeto uguale per tutti. Non si può che ripartire da lì. Perché la scuola non serva a qualcosa, ma piuttosto sia necessaria per immaginare un paese migliore (…)E l’unica cosa che può fare un insegnante, di fronte al discredito collettivo, è dare testimonianza di sé, plasmando l’istruzione con entusiasmo e metodi concreti, alternativi alla tradizione. E lo Stato deve aiutarlo a restituirgli quell’autorità: dall’immaginario collettivo ai compensi, fino all’agibilità degli edifici. Un insegnante deve avere le spalle coperte. Da solo non ce la può fare. È inquietante che le riforme degli ultimi anni siano state tutte dettate da esigenze economiche e dai numeri più che da un nuovo approccio pedagogico o di insegnamento. Come diceva Hannah Arendt, l’insegnante è il testimone del mondo”. (Da https://www.lavoroculturale.org/la-... )

Su tali idee non posso che essere d’accordo, dopo aver insegnato per molti anni nelle scuole medie e aver scritto numerosi articoli sui problemi della Scuola Statale italiana in cui ho messo in rilievo le pecche di un sistema scolastico afflitto da continue e spesso inefficaci riforme imposte da vari governi e crescenti tagli che hanno aggravato i problemi nel corso degli anni. E dopo pandemia, guerre e conseguenziali crisi economiche, non sono mancati ulteriori riduzioni di costi nelle cosiddette “Scuole Aziende” che dal 2000 in poi hanno applicato alla scuola gli stessi criteri delle industrie del “global village”, con tagli dei costi attraverso verticalizzazione del personale, mobilità e flessibilità, come dimostrano i megagalattici Istituti Comprensivi con più di 1000 alunni che stanno incrementando la dispersione scolastica e mettendo a rischio diritto allo studio, in particolare degli alunni più deboli, come svantaggiati e portatori di handicap. E vari libri sono stati pubblicati in questi ultimi anni, forse perché la profonda crisi di valori che caratterizza la società attuale ha sollecitato gli intellettuali ad occuparsi del mondo giovanile, della famiglia e della scuola, per comprenderne problemi e fallimenti e di conseguenza per favorire una formazione culturale più idonea alla realtà dei nostri tempi, ma soprattutto alla Vita nel suo significato più alto.

Andrea Bajani è nato a Roma nel 1975. Oltre ai libri citati nell’articolo, è autore di vari romanzi, come Cordiali saluti (Einaudi 2005), Se consideri le colpe (Einaudi 2007, Feltrinelli UE 2021; premi Super Mondello, Brancati, Recanati e Lo Straniero), Ogni promessa (Einaudi 2010, Feltrinelli UE 2021; premio Bagutta), Mi riconosci (2013), La gentile clientela (2013) e Il libro delle case (2021, finalista al premio Strega e al premio Campiello). È inoltre autore dei volumi di poesie Promemoria (Einaudi 2017), Dimora naturale (Einaudi 2020) e L’amore viene prima (Feltrinelli, 2022).I suoi libri sono tradotti in 17 Paesi. È writer in residence presso la Rice University di Houston, in Texas.

Giovanna D’Arbitrio