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GENERAZIONE FORTUNATA?

Riflessioni sul libro di Serena Zoli
domenica 1 ottobre 2023 di Giovanna D’Arbitrio

Argomenti: Recensioni Libri


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Spesso la generazione a cui appartengo viene definita da giovani e meno giovani come “la generazione fortunata”, ma anche se in tale affermazione c’è qualcosa di vero, in verità ritengo che sul pianeta Terra non si sia mai verificato che una generazione fosse particolarmente fortunata.

E poi ho scoperto che esisteva anche un libro “La generazione fortunata”, di Serena Zoli (Ed. Longanesi) che viene così presentato dalla casa editrice: ”La generazione fortunata è quella di coloro che sono nati all’incirca tra il 1940 e il 1950, i primi quindi che sono stati liberi dalla guerra e hanno vissuto, in un diverso clima storico, il miracolo economico, l’affermazione di valori condivisi, il ritorno a una democrazia allargata, l’emancipazione delle donne, i progressi della medicina, l’affermarsi della televisione anche come mezzo educativo, l’acquisizione di diritti prima negati, il progressivo miglioramento delle condizioni di vita. L’autrice narra le proprie e le altrui esperienze anche attraverso interviste con vari personaggi: il tutto con la tensione (palpabile o sotterranea) esistente tra la "generazione fortunata" e quella attuale, incerta sul proprio futuro e in cerca di riferimenti sicuri”.

Anche se sono d’accordo almeno in parte con l’autrice, in verità ripercorrendo rapidamente ciò che è successo negli anni alla generazione definita fortunata, credo che purtroppo dopo tante lotte per nobili ideali e speranze per un futuro migliore, essa si ritrovi oggi ad essere delusa e preoccupata per figli e nipoti. E poi chi nasce durante una guerra si può ritenere fortunato? E chi è stato costretto ad ascoltare i racconti di nonni e genitori su stragi, stupri di donne e bambine, crudeltà di ogni genere e orrende rappresaglie, è da ritenersi fortunato? La sottoscritta ancora ha un incubo ricorrente che si è ora risvegliato dopo tanti anni durante la guerra in Ucraina, un incubo in cui sogno di cercare un nascondiglio per sfuggire ai tedeschi che mi vogliono fucilare. Che orrore le Fosse Ardeatine! E che orribile dramma l’esplosione della prima bomba atomica in Giappone! E il genocidio degli ebrei con la Shoah!

E anche se gli osannati anni ’50, quelli della ricostruzione, furono certamente anni positivi, non bisogna dimenticare che furono anche anni duri: noi bambini indossavamo abiti cuciti in casa da nonne e mamme, abiti che spesso passavano ai figli più piccoli, come scarpe e quant’altro. E non c’erano ancora cucine a gas o elettriche con mobili “all’americana”, ma fornelli a carbone, nessun frigorifero per conservare alimenti, ma una spesa oculata fatta ogni giorno. E d’estate tuttalpiù granite al limone o qualche piccolo gelato comprato al pittoresco carrettino che passava sotto casa. E come vacanze appena 15 giorni a mare a Posillipo. A scuola si andava a piedi anche sotto la pioggia con ombrelli, mantelle impermeabili e galoche. Niente palestre, piscine e vari sport: si giocava in cortile con gli altri bambini delle famiglie vicine. Perché nel complesso eravamo felici? Perché non avevamo grandi pretese, ci consideravamo fortunati solo per essere sopravvissuti alla guerra.

Nel libro c’è un proverbio magrebino che parla di utopia. “Nessuna carovana ha mai raggiunto l’utopia, però è l’utopia che fa andare le carovane”. Più che di utopia parlerei di ideali e sogni che credevamo realizzabili, non tanto perché con il Boom economico arrivavano elettrodomestici e televisione (che allora era educativa e a noi vietata dopo il famoso “Carosello”): speravamo in un futuro migliore fatto di democrazia, giustizia sociale, libertà, diritto all’istruzione e a un lavoro dignitoso. Generazione fortunata senz’altro poiché chi, come me, poteva contare su famiglia e casa come un luogo protettivo, ricco di affetto ma anche di severità dove ci si occupava di noi figli con semplicità e senso del dovere, dove anche noi ragazzi collaboravamo dopo scuola e dopo aver svolto la valanga di compiti assegnati dagli insegnanti. Poi arrivarono gli anni ’60, con ideali positivi di pace e fratellanza da un lato e dall’altro negative violenze: massicce proteste unirono i giovani di tutto il mondo ed esplosero nel maggio del ’68, quando a Parigi studenti e operai scesero in piazza. E anche in Italia gli scontri nelle scuole tra estremisti di destra e di sinistra e cariche della polizia segnarono un periodo difficile. Per fortuna la sottoscritta già insegnava nelle scuole medie statali, più tranquille delle superiori dove le mie sorelle più piccole spesso hanno rischiato di tornare a casa con la testa rotta, con grande apprensione di mia madre. E passati tali anni mentre la sottoscritta si concentrava su matrimonio, difficili gravidanze, figli piccoli e marito, ogni tanto tra gli anni ’70 e ’80, nei cosiddetti “anni di piombo” inorridiva per le edizioni straordinarie dei tg per attentati terroristici e stragi di carattere politico o mafioso. Eccone alcuni: Piazza Fontana, Stazione di Bologna, gambizzazioni, sequestro e uccisione di Moro, uccisione di Falcone e Borsellino e quant’altro. E che dire dei devastanti terremoti ed alluvioni che hanno sempre colpito l’Italia?!

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Ci possiamo considerare fortunati? Si, perché siamo sopravvissuti, ma non certo felici di tutto ciò. Si, è vero, per un po’ siamo stati la generazione che ha goduto di una favorevole congiuntura economica che ci permise di passare dalla povertà al benessere, il tempo del presalario, dell’auto per tutti, di nuovi orizzonti e speranze, una generazione che ha avuto la fortuna di avere un lavoro abbastanza sicuro e che, senza sprecare soldi in oggetti inutili, mirava a risparmiare per assicurare un futuro ai figli, ma anche una generazione sempre preoccupata per guerra fredda tra Usa e Urss e le loro continue tensioni, distruttive guerre sempre presenti come quella del Vietnam, le Guerre del Golfo e le crisi energetiche che ci costringevano ad andare a piedi, usare bici e perfino cavalli. Mi fermerò alla Guerra nel Kossovo quasi ai confini con l’Italia con nuovi orrori in un’Europa considerata civile e chiudo con il megagalattico e tragico attentato alle “Torri Gemelle dell’11 settembre 2001 che ci scosse in modo totale e traumatizzante. Il resto è più o meno storia comune e condivisa

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Senza dubbio l’incremento del consumismo, la globalizzazione tra guerre, migranti, pandemie, crisi economico-politiche con tagli su scuole, sanità e pensioni, hanno modificato la società che Z. Baumann definì "società liquida" per il suo particolare tessuto socio-politico, divenuto sfuggente e inafferrabile a causa di crollo delle ideologie, consequenziali omologazioni collettive, frustrazioni, incertezze, precarietà. Che dire? La storia è fatta di vichiani corsi e ricorsi storici, di progressi e ricadute, non esistono epoche particolarmente felici o generazioni fortunate, c’è la Vita che va affrontata sempre con coraggio insieme alle persone oneste e sensibili che ancora difendono irrinunciabili ideali.

Giovanna D’Arbitrio

 

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