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Nobel, Crispi e l’eutanasia.

Curiosità della storia.
domenica 23 gennaio 2011 di Odino Grubessi

Argomenti: Storia


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Tutti sanno cosa sia il premio Nobel ma pochi, forse, associano questa prestigiosa onorificenza al nome di un chimico svedese inventore di una sostanza divenuta celeberrima per la sua grande utilità ma anche per il suo terribile potere distruttivo: la dinamite.

Questo esplosivo ha indubbiamente contribuito moltissimo al progresso dell’umanità (basti pensare alla sua applicazione nella costruzione di gallerie, ferrovie e strade), ma come tutti i ritrovati scientifici si porta dietro il grosso rischio di essere malamente usata.

Un problema che lo stesso scienziato percepì in modo pressante dentro la sua coscienza, tanto da gettarlo in una crisi esistenziale di non piccola portata.

Il primo annuncio che i giornali diedero il 10 dicembre 1896 fu quello della morte a San Remo di uno sconosciuto.

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Dinamite
Candelotti di dinamite

Soltanto due giorni dopo si poté precisare che si trattava dì Alfred Nobel, lo scopritore della dinamite ed il modo con cui aveva cessato di vivere sembrò anch’essa la misteriosa realizzazione dì una fatalità, quasi lo avesse ghermito d’improvviso quella morte che, come in una delle tante allegorie dei pittori, gli stava sempre accanto nella vita.

Quando il suo testamento fu aperto si scoprì che l’ingegnere aveva stabilito che i redditi della sua immensa fortuna fossero devoluti al finanziamento di cinque premi, che ben presto sarebbero diventati i più importanti del mondo, anche grazie all’Accademia di Stoccolma che li distribuisce.

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Alfred Nobel
Alfred Nobel al lavoro

Tre di questi premi sono destinati a ricompensare ogni anno le più grandi scoperte nel campo della fisica, della chimica e della medicina. Un altro è destinato a uno scrittore e il quinto a un personaggio o a un’organizzazione che abbia operato in modo particolare per la pace nel mondo e per la fraternità dei popoli.

Nobel, spirito meditativo e profondamente triste, era stato più volte colpito dalla sventura. Due volte il padre aveva rasentato la fortuna e due volte era fallito.

La sua giovinezza era quindi trascorsa errante, portata da un paese all’altro, quasi sospinta da uno di quegli scoppi di cui appare punteggiata tutta la sua vita; anche la sua casa e cioè quanto di più statile abbiano gli uomini, sembrava fondata su un terreno da cataclisma.

Era ancora bambino. quando il laboratorio paterno saltò per la prima volta ed ì vicini, di cui lo scoppio aveva infranto i vetri, ottennero che fosse proibito a quel pericoloso inquilino di continuare i suoi esperimenti.

Nel 1847 fu scoperta la nitroglicerina.

Il merito va all’italiano Ascanio Sobrero di Torino. Su questa scoperta ci lavorò anche Alfred Nobel, ma solo nel 1867, questo esplosivo potè essere impiegato con una certa sicurezza.

Infatti la nitroglicerina, prodotto altamente instabile, veniva usata prevalentemente allo stato libero, cioè liquido. Per le spedizioni agli utilizzatori veniva posta in bottiglie che erano a loro volta contenute in cassette di legno; per proteggere le bottiglie dagli urti si riempivano gli spazi vuoti della cassetta con kieselgur (farina fossile ottenuta dalla polvere delle diatomee).

Un giorno avvenne che da una bottiglia sfuggì un po’ di nitroglicerina. Nobel si accorse che essa veniva tutta assorbita e ciò gli suggerì l’idea di provare questa sostanza che tratteneva il 75% di nitroglicerina formando un prodotto plastico che poteva essere modellato, senza pericolo, in forma di cartucce.

Nasceva così, in maniera casuale, l’esplosivo fondamentale della storia : la dinamite.

Nobel brevettò la scoperta, la perfezionò nel tempo sostituendo la farina fossile con nitrato di ammonio, ottenendo le dinamiti gelatinate, e nel giro di pochi anni costrui stabilimenti in 20 paesi tra cui quello di Avigliana in provincia di Torino (chiuso circa negli anni 1970)

La dinamite lo rese ricco e famoso.

Aveva trent’anni quando, dopo aver perfezionato l’impiego della nitroglicerina assicurandone lo scoppio con la capsula detonante, nuovamente saltavano le officine paterne travolgendo fra le vittime anche il fratello minore, Oscar Emilio, il più amato della famiglia.

Moriva di crepacuore anche il padre, ma le catastrofi già avvenute e quelle che dovevano seguire, non arrestarono né le ricerche dello scopritore, né la fortuna dei prodotti esplosivi.

Sembrò invece che la vita di Alfredo Nobel fosse tutta rattristata dal grido delle vittime fra le macerie, e che egli ne traesse quella disperata malinconia degli ultimi anni che ad un questionario sulla sua vita lo indusse a rispondere con queste semplici righe:

Nato il 21 ottobre 1833. Inventore della dinamite. Alla sua miserabile esistenza un medico avrebbe già dovuto aver posto termine quando, nel nascere, emise il primo vagito.
Principali virtù: ha le unghie pulite e non secca il prossimo.
Principali difetti: non ha famiglia; è di carattere altezzoso e di cattiva digestione.
Suo massimo peccato: non adora il Dio danaro.
Eventi memorabili della sua vita: nulla”.

Si pentì però dell’ultima espessione e cancellatala scrisse:
Eventi memorabili della sua vita: l’amore.

Fu così che perseguitato dalla sua malinconica riflessività, capace di spingere fino agli estremi i risultati delle sue meditazioni. ebbe l’idea di speciali stabilimenti di eutanasia per i vinti della vita e, guardandosi intorno nel panorama degli statisti del’epoca, non vide che uno solo il quale, per altezza di mente, gli apparisse capace di superare i preconcetti e i pregiudizi correnti per dar forza legale all’idea da lui suggerita.

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Crispi
Francesco Crispi

Si rivolse quindi al Crispi, in quel tempo Presidente del Consiglio dei ministri italiano, offrendogli di costruire a proprie spese, a Milano o a Roma, degli stabilimenti dove chiunque avesse voluto, avrebbe potuto recarsi, per trovarvi una morte indolore, mediante le esalazioni di un gas di propria invenzione.

Per ognuno di questi stabilimenti era preventivata una spesa di 250.000 franchi, ed il Nobel si impegnava di fornire a coloro che si sarebbero da sé invitati al banchetto un eccellente pranzo accompagnato da ottimi vini, alla fine del quale, quando si fosse giunti al buon sigaro finale, la stanza sarebbe stata istantaneamente invasa da un gas mortale.

In contrasto con la lugubre fantasticheria nordica, Crispi declinò l’offerta.

Fra i pensieri che egli soleva vergare su pezzi di carta si trova scritto: Vi sono momenti nei quali l’uomo sente la stanchezza della vita. Ma il morire non è una soluzione e lascia una eredità di dolore. Il suicida ha sempre torto. Vi sono momenti nella vita in cui eroismo è vivere: viltà sarebbe darsi la morte.

L’istituto per suicidi, ìn cui lo stesso Nobel sollecitava il privilegio di poter essere accolto un giorno, non è stato mai fondato e la morte volle essere benevola col proponente poiché lo ghermì, quasi senza che egli se ne accorgesse, e in un momento di solitudine, per paralisi cardiaca.