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Stemma della città di Fiume

Stemma di Fiume

FIUME già ITALIA

Breve storia di un comune non comune.
domenica 14 gennaio 2018 di Odino Grubessi

Argomenti: Storia
Argomenti: Italia


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Tutte le volte che vado a fare un documento e mi chiedono dove sono nato cominciano i guai.

Nato dove: Fiume! .... Fiume, Jugoslavia? oppure Fiume Veneto? oppure ancora Fiume, Croazia?

Che cosa debbo inserire? Il programma non accetta ecc. ecc. E’ una cosa esasperante. L’ultimo, martedì scorso, quando sono andato a rinnovare la patente.

Fiume, oggi Rijeka, Croazia, è situata ai piedi del Carso Liburnico, alla radice orientale della penisola istriana al di qua della Dorsale Giulia.

Io sono nato a Fiume, già Italia vedi legge 54 dello stato italiano del 15 febbraio 1989 regalata con il trattato di Parigi (1947) alla ex-Jugoslavia.

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L’annuncio della firma dei trattati

I trattati di Parigi furono dei trattati di pace firmati nella capitale francese il 10 febbraio 1947 dopo la fine della seconda guerra mondiale. La sottoscrizione dei trattati fu preceduta da una conferenza di pace che si svolse parimenti a Parigi, tra il 29 luglio e il 15 ottobre 1946.

I trattati vennero firmati tra:

- gli Alleati vincitori della Seconda guerra mondiale, ovvero Stati Uniti d’America, Unione Sovietica, Regno Unito, Francia, Polonia, Jugoslavia, Cecoslovacchia, Grecia e altri;
- gli sconfitti alleati della Germania all’interno delle potenze dell’Asse: Italia, Romania, Ungheria, Bulgaria e Finlandia. L’Italia, oltre a restituire i territori francesi, jugoslavi e greci occupati durante la guerra, cedeva:
- alla Francia: il comune di Tenda e parte dei comuni di Briga (vedi anche Briga Alta), Valdieri (frazione di Molliera) e Olivetta San Michele (le frazioni di Piena e di Libri); la vetta del Monte Chaberton, quella della Cima di Marta e le fortificazioni sulla sommità del Monte Saccarello. Venivano inclusi in territorio francese anche una buona porzione del versante Italiano dell’Altopiano del Monginevro ad eccezione di Clavière che è restato in territorio italiano, il bacino superiore della Valle Stretta del monte Thabor, il colle del Moncenisio e la parte meridionale, al di là dello spartiacque, del colle del Piccolo San Bernardo;

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Fig. 1 - Istria, Fiume: strade e valli romani

- alla Jugoslavia: Fiume, il territorio di Zara, le isole di Lagosta e Pelagosa, gran parte dell’Istria, del Carso triestino e goriziano, e l’alta valle dell’Isonzo;
- all’Albania: l’isolotto di Saseno;
- al Territorio Libero di Trieste: la città di Trieste coi comuni circostanti e la parte dell’Istria non ceduta alla Jugoslavia;
- l’Italia cedeva inoltre tutte le sue colonie.

Dopo questo trattato la maggior parte degli abitanti dei territori espropriati sono diventati esuli in patria perdendo anche la titolarietà del luogo di nascita.

Io, personalmente, per circa 55 anni ho avuto il codice fiscale che si dava agli stranieri e finiva con ZxxxE. Ho pensato quindi di fornire, ai giovani che non sanno ed ai non più giovani che hanno dimenticato, un piccolo excursus sulla storia di questo comune non comune.

E’ pur vero che politicamente Fiume appartenne allo Stato Italiano per un tempo relativamente breve (1924-1943), ma l’italianità culturale di queste terre e ben più antica.

I ROMANI

Fiume ebbe origine dalla Tarsatica romana, ma quando è sorta Tarsatica?
Le prime notizie che abbiamo della sua esistenza sono di Plinio il Vecchio, intorno alla metà del primo secolo dell’era volgare. Egli enumera i luoghi murati, da Nesazio in poi lungo la spiaggia e dice che sono Albona, Fianona, Tarsatica, Senia, ecc,

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Fig. 2 - Lapide di Vettidiano
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Fig. 2a - Interpretazione

Sappiamo così, senza conoscere ancora il sito preciso, che nel secolo di Augusto, Tarsatica era Oppidum, luogo murato, e presso al mare.

Di capitale importanza è una lapide di Vettidiano, per lungo tempo murata sul Duomo vecchio, che attesta la presenza dei duumviri e dei sacerdoti augustali e quindi prova essere Tarsatica municipio romano e importante emporio commerciale e militare.

SECOLI BUI - II - VI d.c.

Poco si sa di questo periodo. La storia è muta. Tarsach nel celtico significa castello sul monte e Tarsia significa fiume tra le rocce. Erano due insediamenti abitati dai Libumi, divisi territorialmente dal fiume Oeneum (Eneo).

Verso la metà del VII secolo (l’Impero Romano era caduto da quasi 200 anni) dalle odierne Polonia e Galizia incalzata da altre correnti migratorie, una popolazione slava, che dal nome della sua prima sede in Europa chiamava i suoi componenti Corvati, s’era affacciata alle Alpi Giulie e non impedita da alcuna valida forza di armi, le aveva valicate dilagando nella Liburnia e nell’Istria.

I Corvati o Croati, popolazione originaria dell’Iran, si insediarono prevalentemente nell’odierna Croazia, cui diedero il nome.
Fu invasione pacifica, o fu una di quelle maree travolgenti che seminarono di rovine il cammino di tanti altri barbari? Probabilmente pacifica perché chiamati dall’imperatore bizantino Eraclio, nella prima metà del 7° sec.
Arrivarono anche a Tarsatica?
Nel lungo inverno di quattro secoli senza storia, si sa soltanto che Tersatica poté conservarsi latina, e che, quando fu distrutta, risorse italica.

Su un colle, alle spalle di Fiume, a picco sulla riva opposta della Fiumara, un castello medievale, ne conserva il nome: Tersatto.

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Fig. 3 Castello di Tersatto - oggi

Il nome fece credere che Tarsatica esistesse là, su quel colle. Ma l’assenza di qualsiasi vestigio fu attribuita ad un funesto episodio storico accaduto interno all’800.

I Tarsaticensi uccisero Henricus, dux Forojuliensis, inviato nell’800 dall’Imperatore Carlo Magno per domare i ribelli della Liburnia, gli tagliarono la testa e la gettarono dalle mura verso le tende foroguliensi. Per ritorsione l’imperatore ordino che Tarsatica venisse saccheggiata e rasa al suolo.

Ma come spiegare l’assenza di ogni pur minima traccia di ciò che rimane di ogni distruzione: qualche rudere sepolto, qualche testimonianza di cosa esistita? Nulla.
Nulla perché l’Oppidum romano non era mai stato là dove si cercava, ma più sul mare dietro e vicino al grande vallo delle Alpi Giulie, per farsene una difesa e per difenderlo.

Infatti nel febbraio del 1914, i ruderi ricomparsi da uno scavo in piena città, dovevano sciogliere il lungo dubbio mostrando che le case di Fiume avevano fondamenta romane.
I segni della distruzione e dell’incendio che avevano punito la gente ribelle erano ancora là, nel tragico disordine delle anfore, delle olle, delle are rotte e annerite dal fuoco, delle mura smozzicate, in mezzo alle quali brillava qualche monile di donna, qualche oggetto di uso domestico e più di duecento monete con le effigi imperiali.

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Fig. 4 - Lucerne romane rinvenute nello scavo

Ad onta dalia distruzione e dall’incendio la città risorse qualche secolo dopo alla foce del fiume Eneo con il nome: Terra Fluminis Sancti Viti.

RIENTRO NELLA STORIA - XI-XIII sec.

Le prime documentazione storiche dell’esistenza di Fiume sono del secolo XII; ma si sa che già prima del 1000 questa terra era feudo del vescovado di Pedena; ne1 1028 era passata al Vescovado di Pola e da questo nel 1139 era stata infeudata nei domini dei Signori di Duino. La vita del piccolo centro marinaro non mutò con il mutare dei signori feudali.

La città conservò la lingua dei padri. Negli atti pubblici, nella scuola, nella chiesa, non fu mai usata altra lingua che non sia latina o italiana. Posta sul mare, si sviluppò nei commerci tanto che nel 1291 Venezia la dichiarò propria nemica.

FEUDATARI - XIV-XV sec e DOMINAZIONE ASBURGICA - XV-XVIl sec.

La Terra Fluminis passò dai Signori di Duino ai Frangipani e da questi ai Conti di Walsee (1399). Durante questi passaggi di sovranità il Comune ottenne franchigie, privilegi, indipendenza sino ad essere considerato Libero Comune.

Nel 1466 la Terra Fluminis passava alla Casa di Asburgo. Nell’ordinamento del Libero Comune si potevano rintracciarsi gli ordinamenti del libero municipio latino.

Nei suoi due giudici rettori era facile riconoscere gli antichi duumviri. Romani nel tipo e nello spirito erano i suoi Statuti. Vennero presentati nel 1510 a Ferdinando I d’Asburgo, che non fece alcuna obiezione anzi gli riconobbe tutti i privilegi acquisiti.

Le disposizioni statutarie stabilivano che il capitano cesareo (oggi si direbbe governatore) non potesse assumete la carica se prima non avesse solennemente giurato di rispettare l’autonomia della città. Il capitano giurava in Chiesa dinanzi ai giudici e alle autorità al popolo, secondo un cerimoniale prescritto.

A seguito dei conflitti tra la Casa d’Asburgo e Venezia, quest’ultima occupò la città, ma su immediata istanza, il senato veneziano riconobbe tutti i privilegi e statuti.

Venezia, minacciata dalla Lega di Cambrai(1508), si ritirò da Fiume, ma, continuando il conflitto, nel 1509 la incendiò e la saccheggiò.

USCOCCHI - XVI-XVII sec. e GESUITI - XVII sec.

Ritornata sotto gli Asburgo, danneggiata, soffrì i blocchi navali veneziani e la pirateria degli Uscocchi (gruppo di transfughi austro-ungheresi insediatosi a Segna, che traevano principale sostentamento dalle razzie e dalla pirateria). Mantenendo I’indipendenza amministrativa, etnica, e politica, conservò purtuttavia usi, costumi e lingua della penisola italiana.

Nel 1627 i gesuiti fondarono il collegio che diventerà un importante centro di cultura per tutta la regione. Gli insegnanti erano italiani, perché, come affermo il Padre Generale Gonzales, tale è la lingua in uso.

CORPUS SEPARATUM - XVIII sec.

Il 26 aprile 1779, l’imperatrice Maria Teresa sancì l’antica autonomia, sempre reclamata dal comune, creando il Corpus separatum adnessum sacrae Regni Coronae che aveva diretta dipendenza dalla corona ungherese.

ALTERNE VICENDE - XIX sec. e OCCUPAZIONE CROATA - XIX sec.

Le guerre francesi, il dominio napoleonico (1809-1813), il passaggio provvisorio all’Austria, rovinarono la nascente prosperità che riprendeva dopo il 1822, anno in cui Fiume ritornò alla corona ungherese.

A seguito dei moti rivoluzionari del 1848 la Croazia, ribelle all’Ungheria, occupò militarmente la città. I soldati di Croazia guidati dal Bano Bunjevaz passarono il ponte della Fiumara presero possesso di Fiume e fecero tutti i tentativi possibile per croatizzarla.

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Fi. 5 - Fiumara

La resistenza della città fu sublime. Quando nel 1861 la dieta croata impose che i quattro rappresentanti, rifiutati dal Comune venissero eletti dal popolo, sulle 870 schede fu scritto 870 volte, nessuno.

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Fig. 6 – Ponte sulla Fiumara

A CAVALLO del XX sec.

Dopo venti anni di dominazione croata, nel 1870 fu riattivata temporaneamente la diretta dipendenza dalla corona ungherese. Per vent’anni la città visse nel benessere e nello sviluppo, poi l’Ungheria tentò di imporre il proprio dominio.

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Fig. 7 – Francobollo Ungherese con la sovrascritta FIUME
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Fig. 7a – Francobollo Ungheresecon la sovrascritta FIUME

E avvenne ciò che doveva avvenire. Finché i Magiari erano pochi, stettero cheti. Ma quando si insediarono in massa si illusero di poter cancellare con la violenza, nel giro di pochi anni, venti secoli di latinità.

Trovate le prime resistenze, visto che non era facile trasformare gli Italiani, l’Ungheria iniziò a colonizzare gonfiando fino alla pletora la sua burocrazia.

Mandò impiegati e impiegati: ne riempì tutti gli uffici regi: la Posta, il Telegrafo, la Dogana, la Finanza, le Scuole, le Ferrovie, le Banche, creando così un reggimento di soldati fedelissimi, invasati dall’Idea dello Stato di poter conquistare, tramite il magnifico porto di Fiume, un mare ungherese.

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Fig. 8 – 1902 - Porto di Fiume

GIOVANE FIUME - 1905

I cittadini reagirono e cominciarono a manifestare i loro sentimenti di italianità, che venivano esaltati dalle società culturali e sportive che nascevano numerose. I giovani, invano insidiati, attuarono la resistenza passiva e crearono la Giovane Fiume che aveva come programma principale la lotta per la difesa del municipio italiano ed il rispetto dello statuto.

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Fig. 9 – Volantino clandestino distribuito sotto il governo ungherese alla fine dell’800

30 OTTOBRE 1918

Pochi giorni prima della sconfitta austro-ungarica il deputato fiumano Ossoinack proclamava al parlamento ungherese che Fiume, quale Corpus Separatum intendeva esercitare il diritto di autodecisione dei popoli, proclamato da Wilson, ma il 28 ottobre, agli Ungheresi in fuga, subentrarono nuovamente i Croati.
Nonostante l’occupazione Il 30 ottobre il popolo acclamava ii deliberato del consiglio comunale che proclamava "FIUME UNITA ALLA MADRE PATRIA ITALIA’’.

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Fig. 10 – Proclama del 30 ottobre 1918

CALVARIO - 1918-1924

In questo frangente fu decisivo l’intervento di D’Annunzio, che prese l’iniziativa e si mise a capo di un gruppo di 2600 nazionalisti irregolari a Ronchi, vicino a Monfalcone.

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Fig. 11 – Francobolli della reggenza del Carnaro
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Fig. 11a – Francobolli della reggenza del Carnaro

Con una marcia di circa 70 km, il Vate guidò i suoi legionari fino a Fiume, prendendone il possesso il 12 settembre 1919 in vista dell’annessione al Regno d’Italia, mentre le forze di occupazione franco-anglo-statunitensi preferirono astenersi da interventi armati. L’8 settembre 1920 Gabriele D’Annunzio proclamò La Reggenza Italiana del Carnaro.

La proclamazione segnò il capitolo finale dell’impresa di Fiume condotta dallo stesso d’Annunzio allo scopo di annettere la città al Regno d’Italia. La Reggenza, che doveva il suo nome al golfo in cui era situata, fu riconosciuta giuridicamente unicamente dalla Russia dei Soviet e fu sostituita dallo Stato Libero di Fiume nel dicembre dello stesso anno.

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Fig. 12 – Francobolli dello stato libero (1923) su busta inviata da Fiume al direttore della Galleria Borghese in Roma.

Lo scopo della sua proclamazione era unire Fiume al Regno d’Italia in conseguenza della mancata annessione dopo la Prima guerra mondiale, e alla mobilitazione intorno al mito della vittoria mutilata.

Nonostante la volontà fiumana già espressa, i molti tentennamenti politici, la presenza dei legionari di D’Annunzio (1919-1920), la costituente autonoma di Zanella (1922), ed infine le amministrazioni autonome locali e militari italiane, precedettero la tanto attesa e sofferta annessione all’Italia, avvenuta solamente il 27 gennaio 1924 a seguito del Trattato di Roma.

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Fig. 13 – Vittorio Emanuele III, Re d’Italia, sbarca a Fiume il 16 marzo 1924

Alla Jugoslavia veniva riconosciuta la sovranità sul delta del fiume Eneo, compreso il borgo di Porto Baross, e sull’estremo territorio settentrionale del distretto fiumano; all’Italia la sovranità sul centro storico di Fiume, e sulla striscia di territorio che garantiva la continuità territoriale della città con la madrepatria.

La delineazione dei confini precisi fu rimessa ad una commissione mista, le cui determinazioni furono ratificate con la Convenzione di Nettuno del 20 luglio 1925.

Fiume diventò dunque città e capoluogo di provincia italiano - Targa FM - fino alla seconda guerra mondiale.

ITALIA - 1924-1943

In questi anni la citta, zona franca, con l’annesso porto franco, vide il forte sviluppo di tutte le forme di attività sociali, culturali, economiche.

DISFATTA - 1943-1945

Dopo l’8 settembre 1943 Fiume fu incorporata dai tedeschi nella zona di operazioni del Litorale Adriatico (Operationszone Adriatisches Küstenland).

La città, martoriata dai bombardamenti alleati ed i suoi cittadini oppressi dall’occupazione vissero mesi di triste presagio. Il 3 maggio 1945, i tedeschi, sconfitti, abbandonarono la città.

La mattina successiva entrarono a Fiume, definitivamente, le armate dei partigiani di Tito.

ESODO - 1945 - 1948

I cittadini tutti che, come i loro avi, avevano combattuto prima per il mantenimento di statuti e privilegi e poi per l’annessione all’Italia, visto vano ogni sforzo per rimanere se stessi, abbandonarono la loro Terra Fluminis Sancti Viti per un perpetuo e doloroso esilio.

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Fig. 14 - La diaspora

CONCLUSIONE - 10 febbraio1947

Con il Trattato di Parigi, ulteriore diktat, Fiume veniva ceduta alla Croazia, repubblica della ex-Yugoslavia.

Questo è quasi tutto. Spero di non avervi annoiato. Se ho suscitato in voi un poco di curiosità potete trovare tutta la storia dettagliata nelle pubblicazioni dell’Archivio Museo storico di Fiume o, più semplicemente, Museo storico di Fiume sito in via Cippico 10, nel quartiere Giuliano-Dalmata a Roma.