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Libertà e/o predestinazione


sabato 1 maggio 2010 di Andrea Forte, Vivi Lombroso

Argomenti: Sociologia


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Entrare in questo argomento è un po’ strano e un po’ buffo, perché se ti stai domandando se sei libero o no, allora certamente non lo sei. L’argomento libertà o predestinazione è un po’ buffo, si blocca da sé, si auto blocca, si rivolta contro. Innanzi tutto domandarsi se sei libero significa rendersi conto della grande confusione che c’è nei millenni e tra i popoli riguardo il problema della libertà, della predestinazione, del karma, della magia, della fascinatura, del malocchio etc. Ma addirittura la confusione c’è nello stesso individuo che per certi periodi della propria vita, se non nell’arco di una giornata o da un’ora all’altra, può sentirsi libero o predestinato.

Se facciamo un ipotetico viaggio attraverso migliaia di anni e miliardi di individui, ci accorgiamo che la babele è riconducibile a due punti, che sono l’autonomia e l’eteronomia. La parola autonomia deriva dal greco au tòs = egli stesso e nomos = legge: libertà di vivere con le proprie leggi.La parola eteronomia viene dal greco éteros = altro e nomos = legge: il reggersi con leggi date da altri. La parola etica viene dal greco éthos, che significa costume; la parola morale viene invece dal latino mos, che ha lo stesso significato. Classicamente, con detti termini, si indica la dottrina delle cause o motivi, dei modi o maniere, degli scopi o finalità attinenti l’agire umano; in tale senso essa compete con un problema pratico. Nel suo aspetto di ricerca si connota come una scienza normativa, la scienza del bene/male, la scienza delle norme atte a stabilire un principio/fine dell’esistenza umana, la scienza del dovere/diritto.Nell’ambito di tale dottrina, l’azione morale comporta valutazioni quantitative, ma soprattutto giudizi di valore, comporta la rappresentazione di come si deve essere (deontologia) etc. 10000000000000EE0000012C7CE1B5F5Qui sorge il problema della libertà, nei termini di una natura umana libera oppure determinata (se non predestinata).Conseguentemente, risulta che la norma della legge morale si trae dalla stessa natura umana, quindi si parla di autonomia; oppure proviene da una entità superiore, e quindi si parla di eteronomia.

Notiamo che alcuni miliardi di individui ritengono che la nomìa, il nomos, la legge, è fuori di loro, da qui la parola eteronomia, cioè la legge è fuori di me. Automaticamete la legge in questo caso sta nel dio, quindi la legge è nel Dio.Nell’ambito di questa situazione, troviamo quella che possiamo definire morale religiosa, e qui troviamo religioni orientali a marca ariana, alleate o collegate a religioni occidentali, che per linea di tendenza si riscontrano con il colpevolismo, il fatalismo, e come soluzione auspicabile l’assunzione. Ci sono religioni occidentali a marca semita, dove si nota l’uniformismo, cioè il fedele che tenta di uniformarsi alla legge morale che risiede in Dio (vedasi ad esempio il Talmud). Qui notiamo il servilismo: il fedele, il sacerdote, chiunque, è al servizio di una civiltà, svolge una servitù per il suo popolo, per la specie, per la divinità.Le religioni a marca camita, dove notiamo come linea di preponderanza il sudditismo, cioè il credente è un suddito, vive e dipende da un re, dalla foresta, dal deserto frutto del regno di Dio (la tendenza è che sono e posso essere vittima di Dio). Se abbiamo seguito sin qui ci accorgiamo che esiste un gran miscuglio, perché il discorso della ricompensa camita poi lo ritroviamo nei paradisi cristiani, e così il discorso della predilezione lo troviamo sia nei cristiani che presso i semiti. Addirittura si arriva a ritrovare la predilezione del dio alla rovescia: i Tuareg sono prediletti alla rovescia, hanno una tale stima di se stessi da considerarsi come maledetti da Dio.

Se ci spostiamo sull’autonomia, troviamo che la legge è in me. In questo senso abbiamo che il dio è frantumato in tutto ciò che c’è (panteismo), troviamo l’immagine di Madre Natura (per cui “io sono nella madre”, ma “la madre-legge è in me”). Qui abbiamo due grossi perni, l’antropocentrismo e il cosmocentrismo. Alcuni infatti ritengono che la legge è costruita dall’individuo considerato come libero, come facitore di leggi (vedi il Superuomo di Nietzshe, forgiatore del destino proprio e altrui). Altri invece per millenni hanno ritenuto che sì, la legge risiede nell’individuo, ma come legge universale cosmica, per cui l’individuo in ultima analisi è coatto perché soggiace alle normative di Madre Natura. Cioè la legge risiede nell’individuo in quanto particola della natura, quindi l’individuo è giusto fino a che vive questa normalità cosmica; l’individuo sta nel cosmo come un tutto unico, per cui il problema del male si vede come il male sta in me.

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Detto tutto ciò, ascoltandoci interiormente, possiamo sentire che ogni volta che facciamo qualcosa, fosse anche la più banale, ci cacciamo in un tunnel di costrizioni. Noi non siamo totalmente liberi o totalmente coatti, possiamo scegliere fra alcune cose, ma una volta che si è optato per una di esse, il suo percorso è in gran parte predeterminato. Facciamo un esempio. Ammettiamo che io sia realmente libero. Qual è il problema? Il problema è proprio il fatto che comunque mi trovo a scegliere qualcosa di specifico. Cosa è questa schiavitù ? Se analizziamo ad esempio la schiavitù “mangiare pasta o riso”, il momento in cui scelgo pasta, si innesca un processo obbligante, una sequenza ben precisa (il corpo, l’ambiente, prendere la pentola, accendere il gas etc.), che non la spiazzi cambiando decisione, perché comunque mi caccio in un altro vortice predeterminato. Oltretutto, quella scelta mi fa escludere tutte le altre, e non è poca cosa.

Altro fatto importante che evidentemente restringe la libertà è un elemento che ci viene dalla moderna Scienza della Caologia.  [1]

Uno dei suoi principi è che nessun sistema può restare stabile né nell’assoluto né nel relativo.

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Stelle di Escher

Qualunque cosa, è sufficiente attendere un arco di tempo, caotizza. Per quanto due persone possano amarsi alla follia, prima o poi devono litigare; qualunque industria, qualunque ruscello, prima o poi deve caotizzare, deve cambiare stato e natura. Se decido di andare a Torino, prendo l’aereo. Può caotizzare il volo, nel senso che ci sono i dirottatori e mi ritrovo a Buenos Aires. Oppure non caotizza il volo ma il mio posto vicino al finestrino perché per errore lo occupa un’altra persona; può caotizzare il mio stomaco, non lo posso sapere. In pratica questa spada di Damocle è una costante restrizione che ci stronca. Più non prendiamo in considerazione la caotizzazione, e più opera indisturbata. Il fatto è che si scambia il nostro “non accorgerci” con una “assenza del fatto”.

Ma c’è poi forse il filo che unisce i motivi visti ed altri, ed è la meravigliosa Legge Entropica. Si può dire e fare le cose più sagge o più folli, ma intanto la dispersione entropica scorre portando tutto alla paralisi. Il momento in cui noi effettuiamo una libera scelta, investiamo energia psichica, fisica e spirituale che condiziona e riduce la nostra libertà, perché ogni volta che vado a fare una scelta, essa riduce ulteriormente il numero delle scelte che posso effettuare. In questo senso, più operazioni facciamo, più scelte effettuiamo, e più aumentiamo tale dispersione entropica. Si potrebbe pensare che con il destino gli antichi indicassero proprio l’entropia, in quanto con determinati presupposti le cose dovevano andare in un certo modo perché c’erano delle leggi inalienabili. Se si considera che l’essere umano risulta collocato in un universo entropico, è ragionevole l’ipotesi di una progressiva diminuzione di libertà.

A questo punto ci troviamo nella situazione per cui esistere è un esistere verso una costrizione sempre più netta, perfino verso i livelli più profondi dell’Essere. Che cosa accade ? Accade un fatto molto semplice. Se ci facciamo caso, la frustrazione da super irruzione si collega nettamente con la moralità religiosa, in quanto la legge esterna, la legge del dio che punisce, che premia, che pretende che la sua legge venga rispettata, invade e si impone al singolo individuo. Allo stesso tempo, la cognizione di un progressivo condizionamento si collega all’etica laica, che è basata sull’affermazione dei diritti e con la restrizione di porsi nella natura del contesto sociale.

Arrivati sin qui, qualcuno potrebbe avere la sensazione che non vale la pena di sopportare tutti gli inconvenienti di percorso per andare in una situazione restrittiva di libertà, dove per di più gli inconvenienti aumentano sempre più. Ora, se sono collocato su un vettore laico/religioso, per tutta la vita dipenderò dall’irruzione esterna e dalla costrizione interna. Ma se progressivamente sono uscito dal condizionamento dell’ottica laica/religiosa, e quindi prendo coscienza di quanto visto a grandi linee sin qui, mi vengo a trovare nella situazione di frustrazione per irruzione esterna e cognizione del condizionamento dall’interno. D’accordo, stiamo messi male, ci troviamo in una situazione di aumento di restrizione, però è anche vero che nell’Essere, da una parte accade una qualche cosa, dall’altra parte accade qualcosa di complementare, e ci sono conferme di questo da parte della scienza ufficiale. In questa ottica possiamo formulare un legittimo dubbio. Se io qui sto in una situazione di restrizione, è possibile che da qualche parte stia accumulando libertà. E col pensiero andiamo al post-mortem, dove peraltro saremo affrancati dal corpo fisico. In questo senso il nocciolo del problema non è quello di stabilire se siamo liberi o coatti, ma quello di percepire se stiamo accumulando libertà da qualche parte.

Per millenni la massa degli umani si è incaponita sul problema se fosse libera o predestinata, dove ci accorgiamo che il problema non è in termini di o/o, libera o no, ma casomai in termini di e/e, sia libera che coatta. Ma direi che il nocciolo del problema non è neanche questo. Una qualche cosa mi serve nella misura in cui mi aiuti a percepire se sto accumulando o no libertà da qualche parte. Questo è il quesito di fondo, il quesito reale.

[1] Nota 1. Disciplina che ha fatto la sua apparizione di recente: la caologia è scienza che analizza certi fenomeni inediti, o mal identificati, che turbano l’ ordine della natura e del mondo provocando il caos, che va unita alla cindinica (dal greco kindunos, pericolo), o scienza del rischio, che si prefigge di valutare l’ impatto prodotto da queste rotture.