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FAVOLA DELLE CELEBRAZIONI

Racconto
domenica 29 dicembre 2019 di Andrea Forte, Vivi Lombroso

Argomenti: Opinioni, riflessioni


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C’era una volta… e basta ! è possibile che nelle favole c’era sempre una volta e non c’è mai ora ?... ma a che vale infuriarsi o disperarsi, tanto vale proseguire così… se non altro la favola va avanti, è sempre meglio che niente.

Dunque c’era una volta un regno, relativamente ordinato, con risorse modeste ma non arido: insomma un regno che avrebbe potuto far molto per il popolo e scrivere belle pagine per la storia. Ma questo regno non sviluppava, perché completamente circondato da territori stracolmi di orde barbariche. Tali orde ovviamente attaccavano ora qui, ora lì, come è costume sciocco dei barbari; attaccavano però continuamente, all’improvviso, a tradimento, con e senza motivo, come capitava. Non concludevano niente in questo modo, è logico: facevano solo una gran confusione, logoravano materiali, sprecavano sangue ed energie, non crescevano loro come barbari e non cresceva il regno come stato.

Il regno comunque, come tutti quelli che si rispettano, aveva un Re ed una Regina, i suoi Principi, i Generali e così via, sino ai popolani. E siccome era un regno di stampo molto ma molto antico, era ben a conoscenza della struttura genetica umana, quindi della superiorità biopsichica della donna, essendo il maschio una variante biologica di quella. Le donne dunque vi erano onorate particolarmente e se proprio non avevano il comando assoluto, tuttavia alla fin fine sotto sotto si finiva sempre per fare ciò che pensavano loro, giustamente.

Bisogna dire che –non fosse stato per i barbari accerchiatori – sarebbe anche risultata bella come vita.

Dopo molti anni di questa situazione, non decisamente brutta, ma onerosa ed inequivocabilmente senza sbocco, al Re venne un’idea. Bhè, ogni tanto anche gli uomini hanno un’idea, si sa. L’idea si basava su una strategia del tipo rovesciamento di guanto, e praticamente consisteva in questo: ripartire l’esercito regale esattamente in due, una parte al suo proprio comando e l’altra al comando della Regina; lui si sarebbe addentrato nei territori barbarici andando a sud e parimenti la Regina andando a nord, entrambi lasciando piccoli capisaldi lungo i territori occupati; ad un certo punto prestabilito, lui avrebbe ruotato verso est, per poi risalire al nord e ricongiungersi con le retrovie dell’altro esercito, mentre parimenti la Regina avrebbe ruotato verso ovest, per poi ridiscendere verso sud e quindi ricongiungersi con le retrovie dell’esercito di lui: a questo punto, essendosi verificate due sacche di territori barbarici circondate dai capisaldi stabiliti lungo i percorsi, sarebbe stato facile ridurre allora ragione le varie popolazioni barbare (peraltro in irriducibile rivalità fra loro).

In pratica, il nemico da accerchiatore si sarebbe trovato inaspettatamente e velocemente accerchiato.

È chiaro che questa strategia poggiava su due punti fondamentali. Uno era l’esatto computo del rapporto fra la lunghezza perimetrale delle sacche e il numero di soldati da lasciare in ciascun capisaldo (per evitare di costituire una sacca troppo grossa e quindi restare alla fine con capisaldi troppo deboli ciascuno per stringere l’accerchiamento… oppure evitare di costituire una sacca troppo piccola e quindi restare alla fine coi capisaldi impegnati su due fronti). L’altro punto fondamentale era l’esatto computo del rapporto fra i vari tempi di ciascuna spedizione e i tempi delle due spedizioni fra loro, laddove esse avrebbero dovuto procedere il più possibile all’unisono, per evitare che i barbari facessero in tempo a rendersi conto dell’accerchiamento in atto, e quindi organizzarsi per sfondarlo da qualche parte.

Insomma il Re espose questa strategia sin nei minimi dettagli; la Regina accettò; i Principi e Principesse furono entusiasti e dichiararono questa strategia coerente coi loro principi: i Generali erano d’accordissimo, e persino il popolo espresse gradimento, già sognando di vivere finalmente in pace, e addirittura affratellarsi coi barbari.

Successe un casino. Non si è mai riuscito a chiarire il perché… comunque, o la Regina procedette con un’azione troppo lenta, oppure il Re con un’azione troppo veloce, resta il fatto che un accerchiamento si chiuse alquanto prima dell’altro.

Gli uomini sostengono che la Regina abbia ritardato perché gingillatasi troppo durante il percorso con le religioni indigene e i manufatti esotici; le donne sostengono che il Re abbia anticipato perché troppo pretenzioso di pignola disciplina.

I barbari avvertirono l’accerchiamento in tempo, formarono alcune coalizioni locali, che poi si sciolsero ben presto, ma che sul momento sfondarono l’accerchiamento in più punti. I capisaldi regali che si arresero vennero assorbiti dagli indigeni; gli irriducibili vennero massacrati, quelli più vicini al regno rientrarono allo sbando, il Re si salvò per fortuna, la Regina per caso, i confini si restrinsero al minimo.

Quando tuti quelli che potevano rimpatriare furono rientrati, allora il Re indisse una gran festa. Come ? direte voi: hanno perso, e quello fa festa ? Certo. Invece di indire le Celebrazioni della Vittoria, come era logico attendersi nel caso la guerra fosse stata vinta, il Re indisse le Celebrazioni della Sconfitta, come egli stesso spiegò che era logico attendersi nel caso fosse persa…

Bisogna anche dire che le Celebrazioni della Sconfitta riuscirono bene. Pensate che alla fine ridevano tutti. Comunque ad un certo punto la festa ebbe termine, e la vita riprese come al solito. Ma non per tutti… il Re –non potendo espandersi – si ritirò in sé, o per così dire si contrasse, e fece una sorta di miniregno all’interno del Regno residuo: e siccome questo era già molto ridotto, il miniregno risultava proprio una cosa piccolissima che quasi non la si vedeva. Che significa ? Bhè, questo è un po’ difficile da spiegare, perché di ciò che si manifesta ed esplode si può scrivere, ma ciò che non manifesta ed implode si può solo cancellare.

E la Regina ? chiederete voi. E la Regina niente, continuò a fare quello che aveva sempre fatto: non poteva del resto fare altro. E il popolo ? E il popolo come al solito: non gli rimase che vivere come sempre, leggere le favole e sognare gli dei.