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“Misteri Eleusini” il culto misterico di Eleusi


domenica 8 aprile 2007 di Andrea Forte, Vivi Lombroso

Argomenti: Religione


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Prendiamo le mosse dal fatto più saliente di questo culto. In pratica, la notte del 22 boedromione, nel sancta sanctorum del tempio di Eleusi, l’intera sequenza dei riti eleusini culminavano in un rito estremamente segreto, e per quanto se ne sa, estremamente significativo. Durante quella notte, ogni anno, si verificava il momento più importante di tutto il mistero eleusino, il momento della iniziazione massima conseguibile, e quindi il momento al quale, direttamente o indirettamente, tutti gli adepti tendevano. Per comprendere meglio il senso di quel rito, bisogna ricordare che detta dimensione iniziatica andava sotto il nome di “misteri di Demetra”, quindi una misteriosofia in chiave femminile, in quanto agganciata ad una dea massima.

Nella notte più sacra dell’anno, lo gerofante, cioè il massimo sacerdote di Eleusi, e la sacerdotessa della dea Demetra si ritiravano nel sancta sanctorum da soli; in pratica si sottraevano alla vista di tutti, sacerdoti, adepti, chiunque fosse. Tutte le fiaccole che erano state accese per illuminare il tempio di notte, venivano spente, e di fatto tutti gli adepti si ponevano in attesa del ritorno della coppia sacerdotale dalla zona occultata nella quale i due si erano ritirati. Ad un certo punto, i due grandi iniziati uscivano dal sancta sanctorum, venivano riaccese le torce e le lampade, ed essi annunciavano solennemente che “Brimò aveva partorito Brimò”. Questa dicitura comporta una spiegazione. Brimò significa “la forte”, epiteto specifico di Demetra, ma significa anche “il forte”, riferito al suo prodotto, per cui si potrebbe dire “la forte Demetra ha partorito il forte figlio”. A testimonianza dell’avvenuto evento, lo ierofante mostrava una spiga di grano matura.

Le considerazioni che si possono fare su tale ritualità sono miriadi, e certamente miriadi ne sono state fatte nei secoli tanto dagli adepti quanto da studiosi, quanto da sciocchi imitatori. Vediamone alcune:

  1. evidentemente ci troviamo di fronte un rituale che poggia sul concetto di nozze sacre; tale concetto si ritrova in tutte le religioni ed esoterismi, in qualunque epoca, sia nella tradizione di oriente che di occidente. Il cristianesimo non poteva mancare di appropriarsene. La sua storia comincia con un evento di nozze sacre, la fecondazione di Maria da parte dello Spirito Santo. Notoriamente il mito delle nozze sacre non è un’invenzione strettamente religiosa, affonda nelle mitologie più antiche, il che significa che emerge dall’inconscio di ogni individuo, e quindi da quello collettivo. Accomunati in questo, sia gli individui di sesso maschile che quelli di sesso femminile sognano rispettivamente le nozze sacre.
  2. Il simbolismo della spiga di grano è fra i più diffusi e conosciuti, e la spiga o altro vegetale costituiscono un olomero, cioè quella collocazione definibile con la dicitura di uno/tanti, o Elohim, come da antichissima tradizione nell’ambito della spiritualità umana. Conseguentemente, la spiga non è un simbolo banale, agricolo per eccellenza, è invece un simbolo efficace per chi lo utilizzi adeguatamente e voglia riconoscervi uno dei più antichi e profondi pensieri del genere umano, quello appunto del rapporto uno/molteplice.
  3. Ricordando che la specie umana, lo sappia o no, comunque è sostanzialmente femminea, come ormai la scienza ufficiale ha più che dimostrato, oltre che la partenogenesi in natura, abbiamo che il rito centrale dei misteri eleusini poggia su detta reale situazione. In pratica, ricordando quanto fossero importanti esotericamente i nomi per gli antichi, la dea Brimò genera Brimò, cioè genera se stessa mutata ma non diversa; in altre parole, genera il secondo Brimò, cioè il figlio sostanzialmente femmineo, sostanzialmente la madre, sostanzialmente la dea Demetra. È ai limiti della certezza che gli antichi in generale, e gli iniziati eleusini in particolare, non conoscessero la genetica come fatto scientifico, ma è presumibile che fosse percepita più o meno nitidamente da alcuni sensitivi i quali, non sapendo come esprimersi, ricorressero a linguaggi figurati. Ma volendo scartare questa ipotesi, si può presumere che la struttura genetica operi a livello inconscio profondo. A queste condizioni l’inconscio, affiorando come è noto nei sogni, nei miti etc., naturalmente tenderà a suggerire immagini e vicende secondo i propri contenuti, per altro condizionati da realtà somatiche e ambientali.
  4. Naturalmente esistono letture meno sofisticate e più accessibili agli adepti dell’antichità e agli studiosi di oggi. È evidente che l’antico adepto si identificava con Brimò figlio, auspicava di qualificarsi spiritualmente sino al punto di essere degno di essere partorito dalla dea madre.
  5. Sorge una domanda. In pratica, qualunque adepto maschile poteva tendere ad identificarsi col sommo sacerdote e/o col figlio della dea. Qualunque adepto femminile poteva tendere ad identificarsi con la somma sacerdotessa, ma intanto non c’era una figlia, quindi l’adepto femminile era indotto ad identificarsi con un figlio maschio. Inoltre, e questo è il quesito, esistevano nei rituali eleusini elementi che inducessero l’adepto femminile ad identificarsi addirittura con la dea ? E se esistevano, come si veniva a trovare l’adepto maschile che avrebbe dovuto identificarsi con una divinità inequivocabilmente femminile quale era Demetra ? In altre parole, essendo di natura femminile la dea suprema, ed essendo di natura maschile il suo prodotto, sottilmente, inconsciamente, magicamente, l’iter iniziatico eleusino era maschilista o femminista ? perché nel primo caso gli adepti femminili subivano il primato maschile del figlio, nel secondo caso, gli adepti maschili subivano l’inferiorità rispetto la madre suprema. Non è certamente un problema politico, e neanche politicizzabile; deve essere stato comunque un problema sottile per coloro che sinceramente abbiano seguito quell’iter.