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Filiera alimentare e speculazione


sabato 13 settembre 2008 di Arturo Capasso

Argomenti: Attualità


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Avete mai visto qualche bottega di fruttivendolo chiusa per insolvenza? E come potrebbe accadere? Infatti, non accade. Come è apparso recentemente in televisione, i prezzi dal grossista al consumatore possono lievitare anche del trecento per cento. Così se l’abile commerciante a fine giornata riduce i prezzi del cinquanta per cento, si porta a casa un tondo cinquanta per cento, quasi sempre esentasse.

Ma la mia personale esperienza di produttore mi spinge ad affermare che quel trecento per cento può anche essere superato. Vediamo

Puntualmente, al rientro dalle vacanze estive, sono proposti dei sondaggi fatti presso mercatini rionali, grandi magazzini, piccoli e grandi produttori, commissionari, semplici acquirenti. Si cerca di capire perché un prodotto costa poco all’origine e tanto alla fine.

Anni fa nel mio appezzamento di terra coltivavo varie cose. Le albicocche quello anno furono tante, bellissime. Ma bisognava fare in fretta: erano rapidamente deperibili.

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Albicocche

Una domenica mattina, verso le undici, venne il mediatore. Si guardò “la merce” ancora sugli alberi e disse: “Va bene, potete raccoglierla, mettere le cassette a pie’ d’albero e io vi pago cento lire al chilo”.

A quei tempi le albicocche erano vendute seicento lire. Ma come, pensai, io ho seguito la crescita, devo raccogliere, c’è il pericolo di neve, grandine, gelata, parassiti e ora prendo quattro soldi? Chi va a guadagnare sulla mia frutta? Risposi al mediatore:”Vi ringrazio per la visita. Per oggi mia moglie ha già messo la pentola sul fuoco”

L’indomani convocai i miei amici, vennero con cesti, pentole, sacchi. E fecero marmellate, succhi di frutta, torte.

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Albero di prugne
Foto LDV 2007

A proposito dei succhi di frutta, devo ricordare che parte del mio prodotto sarebbe andata al nord, presso una grossa azienda trasformatrice.

La bottiglina del “succo” può contenere “fino” al dodici per cento del prodotto. C’erano quindi dodici lire di albicocche in quella bottiglina che si vendeva mille lire.

Ancora peggio andò per i broccoli di Natale. Tanta cordialità, tante pacche sulle spalle, mi volevano dare centocinquanta lire. Anche in quel caso venne qualcuno a ritirarli: era un mio regalo.

Ma non si poteva sempre regalare. E così trasformai il mio pezzo di terra in un prato.

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Albero di mele
Foto LDV 2007

Il mio vicino, invece, lo lasciò incolto. Ormai s’era fatto vecchio, soffriva di continui acciacchi. Riusciva, con l’aiuto della moglie e dei figli, a coltivare le violette e a crescere qualche capo di bestiame. Una vita dura, di sacrifici. E perciò i giovani se ne andavano; una volta uno di loro mi disse: “Io non posso riposarmi neppure la domenica, perché devo pulire i due vitelli”.

Non riusciamo a renderci conto che nella filiera ci sono troppi passaggi parassitari. E perciò non possiamo renderci conto di tanta povertà, rabbia, disperazione.

Chi vogliamo e dobbiamo invocare? Tutto inutile. Non disturbiamo i manovratori, sono troppo occupati a giochi di potere, a giochi al massacro, a giochi su letti e triclini.

Arturo Capasso