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Integrazione e voglia di lavorare


lunedì 11 maggio 2009 di Arturo Capasso

Argomenti: Opinioni, riflessioni


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Ieri sera, ascoltando una televisione locale, ho assistito all’ormai solito “grido di dolore” di telespettatori che chiamavano e si lamentavano di non trovare un lavoro.

Il conduttore rilevava che il problema è serio, che nella sola regione Campania i disoccupati sono cinquantamila.

Ho fatto delle considerazioni, che mi sembrano abbastanza appropriate e che dimostrano un trend irreversibile.

Il mio vicino ha acquistato dei mobili all’Ikea, che ha inviato due uomini per il montaggio. Sono molto attivi, professionali: vengono dalla Romania.

Poi è stata la volta dei condizionatori d’aria. Anche in questo caso la ditta installatrice ha inviato due uomini molto attenti , svelti, di poche parole: vengono dall’Ucraina.

Il giardino dei miei vicini è curato da vari anni da giovani africani, sempre precisi e pronti a sorriderti.

La loro domestica monta alle otto e va via alle diciotto; ogni tanto si ferma per una sigaretta, ma il suo lavoro lo fa con scrupolo.

Vado da Mr. Cucito a ritirarmi i pantaloni accorciati e nel piccolo negozio lavorano due ucraine. La più anziana non si ferma mai e se ha un po’ di tempo confeziona abiti su misura.

Noi, a casa nostra, abbiamo una collaboratrice che dovrebbe venire tre volta a settimana e lavorare quattro ore. Ho adoperato il condizionale, perché il suo arrivo è fra le otto e mezzo e nove meno un quarto: E’ una simpatica napoletana “verace”. La sua innata generosità la spinge a stare vicino, oltre ovviamente ai membri della propria famiglia, ad amiche che sono andate in ospedale o che hanno avuto qualche altro problema. E’ molto precisa quando va via: ore dodici. Non importa se ormai le quattro ore si sono ridotte a tre, fra ritardo consolidato, pausa sigarette (non meno di cinque) e caffè. Non la vediamo da dieci giorni; è stata prima vicino alla madre e poi al figlio

Concludendo, questo spaccato di vita quotidiana rappresenta molto bene quello che sarà il futuro della nostra forza lavoro. Un ciclo si è chiuso, arrivano forze nuove, che si portano appresso anni di potere assoluto e gravi disagi economici. Vengono con la volontà e necessità di lavorare. Con buona pace di quanti aspettano il posto di lavoro dalle Autorità e protestano quando non sono riconosciuti i loro diritti, che definiscono sacrosanti.

Il ciclo avanza, come ci ha insegnato Ibn Khaldùn. Poi altre forze prenderanno il posto di questi emigranti, che pian piano s’integreranno e aspireranno ad una vita migliore.