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Dolce lettrice

Pensieri passeggiando in campagna
mercoledì 29 aprile 2009 di Arturo Capasso

Argomenti: Ricordi


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Finalmente ieri, dopo tanti mesi, mi sono inoltrato verso la parte più alta della campagna.

A terra c’era l’alta erba tagliata da alcuni giorni e c’era il pericolo d’inciampare in qualche fosso. Ma io conoscevo bene il percorso da seguire. Per anni ho sistemato i dossi, ho tagliato rami secchi, segato tronchi ormai senza vita. Procedevo lentamente, ma ogni passo mi dava la gioia di rivedere siti a me cari. Mi voltavo e le case, la corona di pini, il mare erano sempre più lontani. L’aria la respiravo a pieni polmoni; le piogge l’avevano – come dire – purificata. Ha ragione Thomas Merton: bisogna cercare di astrarsi il più possibile dalla città e dai suoi inutili dannosi rumori. Andare da solo e ascoltare solo il proprio mondo interiore.

Ero contento. Contento perché da diversi mesi – troppi – non passeggiavo così a lungo. Solo un paio di settimane addietro mi tenevo col bastone che nel lontano 1958 mi portai dalla Svezia, dopo un’operazione alla gamba per una fistola.

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Ora potevo andare, finalmente libero di muovermi. Non mi restava che inchinarmi ancora una volta alla Provvidenza ed essere profondamente grato.

Sono stati mesi terribili, pieni di dolore a piene mani. Fasi alterne per curare un ospite inatteso e maligno. Avevo voglia, sentivo il bisogno solo di dormire, di non leggere, di non ascoltare radio o televisione.

Quando sono stato meglio, è venuta una dolce lettrice a farmi compagnia.

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Veniva nel primissimo pomeriggio, prendeva il libro di Maurice Mességué Uomini erbe salute e leggeva un capitolo. Non c’era alcun motivo di correre. Ad ogni nome ci fermavamo e parlavamo del personaggio descritto dall’autore. Quando poi comparivano i nomi delle erba,. la dolce lettrice si alzava e prendeva un altro libro, per cercare di capire di più. Era contenta di leggere, di approfondire, di scoprire altri mondi.

Io restavo immobile sul divano, un paio di volte ero a letto.

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Preparava del tè verde, che ho apprezzato fin dal 1973, durante un lungo viaggio in Cina. Visitai con una delegazione di giornalisti una Commune e ci mostrarono le piantagioni e la tecnica dell’essiccamento. Decine di ragazze poggiano le loro mani sulle foglie e le passano entro grosse padelle che somigliano alle antenne paraboliche. La temperatura non è molto elevata, ma sufficiente a far essiccare in poco tempo il prezioso raccolto. Mi è rimasto impresso il modo in cui le ragazze, sempre col sorriso sulle labbra, facevano il loro lavoro. Quelle mani che si agitavano nelle enormi padelle, sembravano ancora più piccole ed aggraziate.

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La dolce lettrice non è più venuta; stavo meglio ed i medici mi avevano suggerito di uscire e camminare.

Grazie per il tuo aiuto e la tua compagnia, dolce lettrice. Grazie, Rosaria.