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Frau Merkel non è una Angela ma un demonio!

Ma sarà davvero così?
giovedì 1 giugno 2017 di Michele Penza

Argomenti: Mondo
Argomenti: Opinioni, riflessioni
Argomenti: Politica


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Molti ricorderanno Beautiful, una soap televisiva molto popolare. Si trattava in realtà della saga di una ricca famiglia americana di stilisti, composta inizialmente da un nucleo di quattro persone, due genitori e due figli, che negli sviluppi della lunghissima narrazione si andava via via articolando e moltiplicando in un clan di figli, amanti, amici e dipendenti accomunati da una singolare peculiarità estrinsecata nel comportamento totalmente amorale costantemente marcato da una componente erotica esagerata, talmente sopra le righe da risultare quasi comica.

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Susan Flannery nei panni di Stephanie Douglas Forrester
Soap opera Beautifull

L’unica eccezione era rappresentata dalla madre, un personaggio di grande compostezza morale, che si sforzava disperatamente di richiamare tutti gli altri, marito, figli e dipendenti a mantenere un minimo di decenza, di attenzione al decoro, al lavoro, alla famiglia, a quelle quattro cose che veramente contano nella vita. Incredibilmente questa benemerita signora, unico punto di riferimento rispettabile di cui quel branco di assatanati disponesse, veniva presentata dagli autori come un megera odiosa che per pura malignità godeva a guastar loro la festa. Una distorsione così macroscopica della realtà da suscitare persino nelle buone casalinghe che non si perdevano una puntata commenti del tipo: Uffa, rieccola questa! Ma che vuole, quanto è scocciante!

Perché quando penso all’Europa di oggi e alla Frau Merkel mi torna in mente la storia di Beautiful e della predetta signora? Perché le due vicende si sovrappongono in modo perfetto. Non sono il solo a rilevarlo ma se ne è accorto anche un ministro olandese che ha esplicitamente paragonato talune nazioni, che non ha nominato, ma si capiva chiaramente a chi alludesse, a gaudenti che prima scialacquano fortune in champagne e femminazze e poi vengono a piagnucolare a Bruxelles che non ce la fanno a pagare i debiti.

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Rigoletto

Indubbiamente quel tulipano antipatico è un gran maleducato, il tipo capace di andare da Rigoletto e mortificarlo dicendogli sul muso che è solo un vecchio gobbo brutto e ridicolo, ma al di là di questa primaria considerazione sul metodo io qualche altra riflessione sul merito la vorrei fare.

Siamo in tanti, in Italia e fuori, a fingere che l’Europa sia non la malata ma la malattia ed a individuare il cancro che la rode nella inguaribile tendenza germanica alla prevaricazione, perfettamente incarnata dalla figura solida e tozza di Frau Merkel, la quale senza sbattersi più di tanto e alzare la voce riesce sempre a sbriciolare i suoi avversari. L’idea che l’essere soci del circolo non significhi solo avere un bancomat ove prelevare o un tetto sotto il quale ripararsi, ma comporti anche regole da osservare, impegni da mantenere e contributi da conferire ancora non ci vuole entrare nella testa. Questo è un dato certo, facendo salve tutte le considerazioni possibili sulla opportunità di perseguire politiche di sviluppo piuttosto che di conservazione.

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Cetto La Qualunque
prototipo meridionaleggiante "der sola" romano

Seguitiamo pure ad auto incensarci con la scemenza, di mussoliniana memoria, di un popolo di santi, di eroi e di navigatori ma almeno rendiamoci consapevoli che quel che si dice di noi a Bruxelles è che siamo soprattutto un popolo di “sola”. Il “sola” a Roma è quel personaggio, che in un gruppo di amici non manca mai, che quando ti incontra ti sorride, ti scrocca il caffè e poi ti chiede in prestito quei cento euro che tu non vedrai mai più.

E’ verissimo che questo è un paese che puntualmente ogni anno ci regala un evento disastroso, un posto dove l’emergenza è una condizione esistenziale costante, ma è vero pure che tanti di quei disastri che ci piovono sul collo ce li compriamo noi con la nostra colpevole imprevidenza e che, comunque, visto che tale è la nostra normalità un cambio di passo lo dobbiamo pur fare. Uno sforzo, non dico per saldare i nostri debiti che sarebbe impossibile per chiunque, ma almeno per invertire la tendenza e dare inizio a un trend virtuoso che sia pure lentamente li faccia decrescere dovremmo pur deciderci a mostrarlo.

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Salvini

E una volta che ci mettiamo mano vediamo di completare l’opera nei dettagli. I Salvini, che all’Europa provocano la gastrite e che comunque a Strasburgo di fatto non ci vanno, che senso ha il volerceli mandare? Le aquile di Ligonchio perché mandarle a svolazzare dove non servono invece che a cantare nelle balere di Romagna, ciò che sanno fare mirabilmente?

Se al loro posto andasse gente qualificata che conosce le lingue?
E su punti come questi che avrebbe un senso l’avere un po’ d’attenzione anche ai capolista da proporre nella formazione delle liste elettorali.

Nelle sedi ove si decidono le quote di produzione dei prodotti agricoli perché non essere presenti ed esigenti invece di pagare le multe e mugugnare?

Quando si stabiliscono le normative per le concessioni di attività commerciali perché non stare sul pezzo a rappresentare le nostre esigenze invece di dare poi le manganellate in testa agli ambulanti che ci bloccano la strada per protestare?

Perché lasciare che le norme per le concessioni sulle spiagge le facciano quei paesi dove gli stabilimenti balneari praticamente non ci sono, ma per quel che serve basta piantare per una mesata quattro ombrelloni in terra?

Nel 2007, dieci anni fa, “Eurobiographie” una raccolta di testimonianze curata dalla Università Popolare di Roma a conclusione del progetto “Raccontare l’Europa” pubblicò questa mia risposta a un preciso quesito:

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Adenauer e De Gasperi

Europa è l’area posta a nord del Mediterraneo dove varie etnie si sono sovrapposte e integrate attraverso vicende fondanti quali l’esperienza greca, la strutturazione giuridica romana, la civilizzazione cristiana, la riforma protestante, la rivoluzione francese, la genesi delle nazionalità. Per tanti come me questo processo non può restare incompiuto ma deve avere una conclusione che non sia una s.r.l. o uno store dove il latte costi uguale da Lisbona a Istanbul e ancor meno dev’essere ciò che è oggi, un balletto un po’ goffo e stonato di prime donne e ballerine di fila. Noi pensiamo invece a una vera polis, una casa comune da amare e da difendere, una realtà politica federativa ove le componenti trovino coesione in una coscienza comune d’appartenenza basata su valori di civiltà condivisi e lealmente rispettati”.

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Nebbie e girasoli di Diego Are
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Diego Are

Questa idea non era solo nel pensiero di statisti come Adenauer e De Gasperi ma anche nella intuizione di uomini semplici ma parimente illuminati. Una tale definizione mi è stata ispirata anche dalla lettura di “Nebbie e girasoli” diario di prigionia di Diego Are, un mio amico, insegnante di storia e filosofia, ufficiale decorato deportato in Germania nel ’43 che nel degrado e nello sconforto circostanti ha vissuto la prigionia come momento di riflessione profonda e di rigenerazione morale.

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Unione Europea

Ascoltando le conferenze, che teneva nella baracca della cultura di Oberlangen quel ragazzo magro e occhialuto che parlava di fratellanza umana e di un domani in cui italiani e tedeschi, recuperata dignità e coscienza della comune civiltà e scacciate le tenebre della notte incombente, sarebbero stati i battistrada di un percorso comune in una nuova realtà politica europea qualcuno commentava ridacchiando: “Poverino, è la fame che lo fa straparlare! Dategli un po’ di acqua e zucchero”.

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Angela Merkel si ricandita nel 2017 al Cancellierato Tedesco

Non riesco a rassegnarmi all’idea che a 64 anni di distanza da allora quella diagnosi così ‘tranchant’ possa risultare scientificamente esatta, anche se vedo chiaramente come si presenti ancora lungo e impervio il cammino di quanti (fra i quali anche Frau Angela, onestamente riconosciamolo) lavorano non per sfasciare ma costruire qualcosa. Non mi stancherò, per tutti i giorni che mi restano, di urlare che la inadeguatezza dell’Europa che vediamo oggi non nasce dalla perfidia di capri espiatori che ci fa comodo inventare, ma dalla grettezza e dai miopi egoismi di tutti i suoi componenti.