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Di Maio: cariche ricoperte

Una domanda al ministro Sviluppo economico e lavoro, vicepresidente del consiglio

Il Reddito di cittadinanz e Di Maio
lunedì 1 ottobre 2018 di Michele Penza

Argomenti: Attualità
Argomenti: Politica


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Al signor Ministro Luigi Di Maio, Giggino per gli amici, ministro uno e trino nel senso che al momento imperversa in ben tre dicasteri vorrei, se potessi, rivolgere una domanda per aver chiaro un dettaglio della proposta che possiamo considerare il cavallo di battaglia del movimento penta stellato, il fulcro della sua dottrina politica, la chiave magica che gli ha consentito di carpire il consenso di così gran parte degli elettori, italiani, ossia del cosiddetto reddito di cittadinanza.

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Reddito di Cittadinanza

Alla obiezione piuttosto banale che taluno ha formulato con la considerazione che la generosità dell’offerta rivolta inizialmente a ogni cittadino italiano con reddito inferiore ai 750 euro mensili potrebbe indurre tanti giovani, non solo fra i disoccupati ma anche fra quelli che attualmente fruiscono di retribuzioni inferiori a tale limite, all’ozio piuttosto che a un maggiore impegno trovando ovviamente l’attesa al bar di un congruo assegno preferibile alla continuazione di un lavoro presso un call-center, ad esempio, per una retribuzione inferiore o pari, è stato chiarito da quali requisiti il percepimento di tale reddito sarebbe condizionata.

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Centro per l’impiego (Ufficio collocamento)

La principale condizione vincolante sarebbe l’accettazione di almeno una di tre occasioni di lavoro offerte ai disoccupati da nuove e meglio organizzate agenzie di collocamento.

E’ una soluzione che in teoria potrebbe funzionare. In altri paesi credo che funzioni in modo soddisfacente, ma l’adottarla qui da noi mi suscita molte perplessità. Questi uffici di collocamento in passato hanno più che altro certificato lo stato di disoccupazione invece di procacciare lavoro alla gente. Erano sostanzialmente inutili anche perché il mondo del lavoro ne diffidava. Me ne chiedevo la ragione e dalle risposte che trovai mi resi conto che i datori di lavoro respingevano questo sistema di reclutamento del personale perché sentivano fortemente l’esigenza di una selezione nelle assunzioni fatta a misura delle proprie esigenze.

Non so se le cose a oggi siano cambiate sostanzialmente ma un dirigente di azienda, mio lontano parente, mi spiegò che prima di assumere una persona, una elementare saggezza impone di procedere con molta cautela perché se questa poi si rivelasse un incapace o un mascalzone con le leggi italiane non è così facile liberarsene.

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Selezione del Personale da parte della azienda

Un commerciante d’auto romano col suo linguaggio colorito ma molto efficace mi disse testualmente: “Ma te pare che se il collocamento me manna un capellone zozzo io me lo devo tene’? Ma che se lo tengano loro! Er principale po’ esse un burino, er cliente lo sopporta perché cià i sordi ma il commesso che lo serve deve esse un signore, è lì che se rivale!”

Certo che il mondo cammina, le situazioni cambiano e tutto può accadere. Potrebbe anche essere che sia io ad ingannarmi e Giggino ad aver ragione, ma in ogni caso una domanda a questo punto mi sorge spontanea.

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Di Maio superman

Ma se Giggino…chiedo scusa…il signor Ministro Di Maio, e sodali, dispongono veramente di tutti i posti di lavoro che servirebbero (tre cadauno) da offrire a quei milioni di disoccupati che abbiamo in Italia perché non li hanno tirati fuori prima, perché non li hanno immessi finora sul mercato del lavoro? Forse perché se tutte queste possibilità di lavoro esistessero veramente la necessità di un reddito di cittadinanza neppure sussisterebbe e quindi neppure l’opportunità per un giovanotto chiacchierone ma furbo di fare il ministro, addirittura poi uno e trino?