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Salvinismo? No, grazie


sabato 1 settembre 2018 di Michele Penza

Argomenti: Attualità
Argomenti: Politica


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Come non condividere le considerazioni premesse all’analisi del mio direttore che ben si adatterebbero a qualsiasi valutazione per conferirle credibilità, quali “est modus in rebus” “In medio stat virtus”, etc. ?

Ciò che mi resta arduo è il collegare tali ragionevoli e sensate affermazioni con la tipologia di uomini e la metodologia operativa che il salvinismo ci porge. Non posso ignorare oggi i fatti, i discorsi, i referendum irredentistici, tutti gli eventi di ieri.

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Il Tricolore è carta igienica

Qualcuno se lo immagina come avrebbero reagito non solo le preposte autorità ma anche i semplici cittadini in Francia o in Spagna, non parliamo di Turchia, se un loro senatore avesse osato proclamare in una manifestazione di piazza che con la bandiera nazionale ci si puliva il sedere? Bene, quel tale è il padre e l’ispiratore del leghismo e questo è il contesto dove un simile gesto è caduto nella generale indifferenza. .

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Salvini arringa: Fatemi fare il ministro per 6 mesi

Certo, ora quella asprezza verbale appare accantonata ma si percepisce ancora beffarda la lusinga odierna: Attenzione, sempre prima il nord! Ma non vi scoraggiate: se ci danno il voto possono venir prima anche i calabresi, non c’è problema!

Mi si dirà che quel tal Bossi è stato sostituito, ma se non lo avessero colto in flagrante con le mani nel sacco non sarebbe forse ancora lì, idolatrato dalla sua gente? Ma è l’idea stessa, il concetto di leghismo che trovo divisivo col riferimento così diretto all’alleanza tra un gruppo di città lombarde strette da un patto contro la scorreria imperiale del Barbarossa che non richiama a una idea di identità nazionale ma attiene solo a un episodio, pure glorioso, ma legato alla fase comunale della storia d’Italia.

L’Italia non c’è ancora: c’è Milano, c’è Lodi ma c’è anche Como che è lì a due passi e non è d’accordo con la Lega: ‘lo sterminio a Como!’ Così la vede e così ce la racconta Carducci questa vicenda della lega. ‘Noi soli contro tutti’, tale è lo spirito che ne accomuna i protagonisti.

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Uberto_Bossi e figlio

L’eredità di Bossi è stata raccolta da Salvini e non da Maroni che pure non è stato un cattivo ministro dell’Interno. Non voglio discutere in questa sede il personaggio, devo anzi dargli atto che è un formidabile venditore. Ciò che contesto è la qualità dei prodotti che così abilmente propina: è roba vecchia riciclata.

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Goebbels Berlin-,comizio al Lustgarten

Salvini adotta una strategia che risale a tempi antichi ma chi l’ha lanciata sul mercato alla grande ai tempi nostri si chiamava Goebbels ed era un teutonico delinquente, stretto compare di Hitler e grande propagandista e ispiratore della prassi nazista. Ha fatto la fine che meritava suicidandosi con la famiglia.

Un governo che abbia difficoltà ad affrontare i problemi di fondo del suo paese può aggirare l’ostacolo e inventarsi un nemico cui addossarne tutta la responsabilità e le colpe. Un nemico debole, facile da distruggere, può andar bene anche una minoranza interna di cittadini. Nella fattispecie Goebbels se la prese con gli ebrei ma vanno benissimo anche gli zingari, che so, i curdi, gli armeni e perché no? I migranti.

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Salvini propone il censimento dei Rom
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Salvini - Ruspe pronte

Sono guerre facili da vincere per poi girare col piattello a riscuotere il consenso dei cittadini: ‘ecco che ti ho liberato dai tuoi nemici, hai visto quanto faccio per te, quanto sono bravo?

In realtà i problemi della vita sono tali e tanti che può capitare anche che un tizio cammini per via con la merenda in mano e un altro, cattivo o affamato, gliela strappi ma la premessa del fatto è che ci sia prima qualcuno che la procuri e la fornisca questa merenda. Questo è il dato necessario ed è in questa fase propedeutica ma fondamentale che le proposte di Salvini appaiono evanescenti.

L’abilità del prestigiatore consiste sempre nello spostare l’attenzione dello spettatore dal punto focale vero verso un altro meno significante. In questo Salvini è bravo, anzi docente, ma a noi servirebbe uno statista non un prestigiatore.

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Alcuni italiani non si arrendono

Di ‘un obbligo flessibile’, per fare un esempio, non sappiamo cosa farne. Ma che diavolo vuol dire? E’ solo una variante del gioco delle tre carte che piace a Salvini, nel metodo che vuole contentare tutti senza in realtà concludere nulla, e che va a toccare il discorso delle regole.

Credo che il problema delle regole e del loro rispetto come lo intendiamo in Italia meriti una analisi più attenta e articolata perché da noi si tratta di un problema antropologico ancor più che politico. Siamo noi i primi a non rispettare noi stessi nè le nostre regole e gli altri vengono appresso e si adeguano gioiosamente.

Sarà solo una sensazione mia personale, vaga ma costante, ma quando guardo in TV l’immagine di Salvini con quella sua espressione altera, sempre sfidante gli interlocutori, gli leggo sulla fronte un vecchio motto che m’era molto familiare da ragazzo perché era scritto in tanti luoghi e lo sentivo ripetere anche a scuola: “Me ne frego”. Accanto ci vedevo sempre due ossa e un teschio.

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Salvini canta e balla il tormentone dell’estate,
Andiamo a comandare, durante un incontro alla Festa della Lega Nord

Concludendo: salvinismo? No, grazie signori, non fa per me. Se lo goda chi l’ha votato, Non è giusto attribuirgli responsabilità di antichi mali nostri che ci trasciniamo dal 1870 ma non mi sembra proprio che sia questa la loro medicina.