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Giustizia sarà fatta! (domani forse, chissà!)

Almeno si avesse il buon gusto di tacere!
lunedì 1 dicembre 2014 di Michele Penza

Argomenti: Attualità
Argomenti: Giustizia


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Sto scorrendo pigramente i titoli del giornale e mi saltano all’occhio due notizie in apparenza scollegate ma in realtà molto connesse l’una all’altra. Inizio la lettura e subito avviene la metamorfosi nel mio stomaco, il buon caffè Illy che ho appena degustato si transustanzia in acido solforico.

Se digerisci male sono fatti tuoi, curati, potrebbe dire qualcuno, e invece no, sbaglierebbe: ho stomaco di ferro e sto parlando di fatti che non sono solo miei ma di tutti perché i miei guai di solito li tengo per me. La prima notizia riguarda il lutto cittadino di Casale Monferrato, generato dalla sentenza di Cassazione che ha annullato per prescrizione del reato la condanna a diciotto anni di reclusione più il risarcimento alle vittime, (ed è questo il vero nocciolo della questione) del responsabile della Eternit, la industria svizzera che regala asbesto ai polmoni della gente come se niente fosse.

Non c’è stato neppure bisogno che la difesa dell’imputato si sbracciasse più di tanto, ci ha pensato il procuratore generale Guariniello a porgere il salvagente sostenendo che il reato era prescritto fin dal primo grado di giudizio, tesi che il Presidente della prima Sezione penale della Suprema Corte Renato Cortesi ha prontamente sposato.

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Dr Salvatore Guariniello

Ricordiamoceli questi nomi, così come vogliamo ricordare quelli di Falcone e Borsellino. Chi studia la storia deve sapere dove si trova Vittorio Veneto e quanto dista da Caporetto.

Quali le considerazioni? Tante, anche troppe e se avessi voglia di scherzare potrei cominciare rilevando che a sentire questi illustri magistrati nessuno dei colleghi componenti i due collegi che in precedenza hanno giudicato il caso pare sappia contare fino a venti, o a quanti sono gli anni della prescrizione nella fattispecie. Io non lo so, lo studio della giurisprudenza l’ho abbandonato sessanta anni fa, ma loro lo sapranno e li avranno pure esaminati gli atti, trovo strano che se veramente è così, nessuno se ne sia accorto prima d’oggi. Scommetto che neppure i difensori ci hanno pensato e al posto di Guariniello farei loro un cazziatone: Ma cribbio, tutto io devo fare? Ma datevi un po’ da fare anche voi, diamine, il cliente è vostro, pare che sia il mio!

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Giustizia Eternit

Ma ahimè, tremila morti per mesotelioma pleurico mi levano ogni voglia di celiare sull’argomento. Dirò di più, non me la sento neppure di infierire. Provo un senso di umana pietà anche per questi poveracci chiamati a giudicare casi troppo più grandi di loro, immaginando perfettamente a quali pressioni saranno stati sottoposti senza avere né il desiderio, né alcuna convenienza, né le qualità umane per resistervi.

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Stephan Schmidheiny

Almeno però tacessero. Non ci basta ascoltare il giorno dopo la sentenza il signor Stephan Schmidheiny, che è l’eroe della festa, dichiarare sprezzantemente “e adesso basta con processi che non hanno senso”, quello è normale che parli pro domo sua, ma dobbiamo sentire pure Guariniello che ci dice che i cittadini non devono per quanto accaduto perdere la fiducia nello Stato, anzi, che “questo non è il momento della delusione ma della ripresa, noi non demordiamo!” Pro quale domo parlerà quando razzola esattamente al contrario di quel che predica?

Beh, questo è troppo signor Procuratore Generale. Ci lasci stare per favore, non esageri, e stia tranquillo, non c’è alcun pericolo che io perda fiducia nelle istituzioni a causa di questa vicenda perché l’ho persa lavorandoci per 43 anni. Non chieda a me, ma vada a sentire i cittadini di Casale Monferrato, gli ex operai della Eternit, le loro vedove. Ma dica piuttosto la verità: Lei e i suoi illustri colleghi una fede nelle istituzioni ce l’avete mai avuta veramente? O siete anche voi praticanti ma non credenti come tanti illustri prelati della curia romana?

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Lutto a Casale Monferrato

La seconda notizia riguarda la condanna di Mambro e Fioravanti al risarcimento danni alle vittime dell’attentato alla stazione di Bologna. Apparentemente un atto ineccepibile della magistratura ma se corrediamo la notizia dei dati necessari ecco che tutto appare in una luce molto diversa. Vediamo un po’.

Mi domando: questa sentenza è una cosa seria o non piuttosto l’ultima beffa per le vittime? Davvero Mambro e Fioravanti hanno in tasca i miliardi che occorrono per concretizzare un vero risarcimento o stiamo spolverando le finestre del Colosseo? E se per assurdo quel denaro lo avessero, il che sappiamo tutti che non può essere, bisognava far trascorrere decenni dai fatti per riconoscere un risarcimento alle vittime?

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Strage di Bologna - 2 agosto 1980

Andiamo piuttosto a considerare una definizione più realistica e verosimile di questa sentenza, accettiamola cioè come il riconoscimento formale, comunque doveroso seppure tardivo e del tutto inefficace, di un diritto reale dei danneggiati. Siamo certi che sia rivolta all’indirizzo esatto questa sentenza? Sono davvero Mambro e Fioravanti i veri responsabili di quella strage?

Non è sicuro affatto, è un processo indiziario. Nulla esclude l’ipotesi che sia stata accollato a quei due sciagurati, per altro già destinati all’ergastolo per altri reati di omicidio, tutto il peso degli effetti collaterali di una operazione politica ispirata a una strategia che oggi è difficile comprendere, ma se inquadrata nello scenario mondiale di quel periodo si può ancora facilmente arguire da quali soggetti, italiani e stranieri, fosse gestita.

Nella ipotesi più negativa per gli imputati si è trattato, secondo il parere di taluno, solo di pedine usate per depistare. Personalmente non credo neppure a questa ipotesi trattandosi dei soggetti meno adatti ad una operazione del genere che richiedeva la massima segretezza. La figura di Fioravanti è connotata invece da una grande notorietà acquisita fin da bambino e derivata dalla partecipazione a una trasmissione televisiva assai popolare che si titolava ‘La famiglia Benvenuti’. La voglia di emergere, la soddisfazione di apparire sembra accompagnarlo anche nella adolescenza e nella giovinezza e si concreta nella militanza politica in gruppi di estrema destra. I suoi comportamenti sono sempre caratterizzati da insolenza e prepotenza, che ben presto sfocerà in violenza e atti delinquenziali rivolti sia contro avversari sia contro forze dell’ordine.

Fioravanti coinvolgerà in casi di omicidio anche la sua compagna che non ci interessa menzionare in questa sede se non per evidenziare che insieme costituivano una coppia tanto affiatata quanto arcinota sulla piazza, i cui volti erano familiari non solo ai membri dell’ufficio politico della questura ma a tutti gli agenti operativi della P.S. e dei CC., quindi la meno indicata al protagonismo in una azione che necessitava di attori del tutto anonimi se non invisibili, non soliti ad apparire ma capaci di mimetizzarsi e sparire immediatamente di scena senza farsi notare, il che è esattamente ciò che è avvenuto in questa vicenda.

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Giusva e Francesca

No. Non li vedo proprio a trascinare un valigione con venti chili di tritolo nella sala d’aspetto della stazione di Bologna, sarebbe una scena da Topolino e, direi, l’unica nota comica a stonare in una vicenda che conta settanta morti e un mare di altri guai per tutto il paese. Per questa ed altre considerazioni credo siano diversi i soggetti che dovrebbero (e potrebbero) pagare i danni, e di ciò sono convinto che gli elementi per evincerlo, se lo volessero, i magistrati italiani ce li hanno sempre avuti.

Ha ragione il sindaco di Casale Monferrato a far suonare campane a morto. Dovremmo tutti portare il lutto che la giustizia è morta e non da oggi! Non è una novità, abbiamo una tradizione culturale nel merito. Ce lo spiegano i gendarmi di Collodi che arrestano Pinocchio perché è il derubato, ce lo conferma il marchese del Grillo che prevarica il falegname giudeo perché lui è lui, e l’altro non è un ….. Non ve li ricordate? Non sono scherzi, qui è così che va, facciamocene pure una ragione ma in materia di tribunali questo abbiamo e tanto ci troviamo.

Pertanto, signori, (è così che ci stanno dicendo) cali pure la tela, la commedia è finita e ogni cosa va a collocarsi al suo posto: Stephan, l’assassino straricco, ne esce pulito e i danni del gran botto chiedeteli pure a Francesca e a Giusva che non hanno una lira ma sono ancora giovani e possono lavorare anche in galera. Fategli pignorare la paghetta e giustizia sarà fatta! Buonanotte signori: se stavolta non siamo riusciti a farvi ridere scusateci ma, questo è sicuro, ci proveremo ancora!