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Il complesso di élite nella élite e di minoranza nella minoranza

Complessità nella semplicità
sabato 1 giugno 2013 di Andrea Forte, Vivi Lombroso

Argomenti: Opinioni, riflessioni
Argomenti: Sociologia


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Il complesso di élite nella élite, e di minoranza nella minoranza, sono due facce della stessa medaglia, due aspetti di una stessa problematicità.

Per complesso di élite nella élite si intende quel fenomeno per cui una certa collettività ritiene di essere selezionata, di essere per qualche motivo migliore rispetto al resto dell’umanità, laddove all’interno di quella collettività, si nota che si viene a formare un’élite che ritiene di essere migliore etc. Se andiamo a vedere la storia, la mitologia, il folklore di ciascun popolo, troviamo ricorrente questo fenomeno. Con dosi diverse, tutti i popoli ritengono di essere migliori dei restanti: gli Schipetari che ritengono di essere puri, i veri albanesi, i Sionisti ch ritengono di essere i veri depositari del ceppo genetico ebraico, i portoghesi rispetto i brasiliani etc.

Chi ha esperienze di dinamiche di gruppo (circoli, club, psicoterapie di gruppo), si può essere accorto che, laddove si costituisce un gruppo, si viene a formare un gruppuscolo che ritiene di essere migliore. Il fenomeno si ripete nelle famiglie dove si formano delle alleanze “noi uomini di casa !”. Approfondendo un po’ l’analisi, possiamo accorgerci che non si fa in tempo a mettere insieme 4 individui che 2 si arroccano su una posizione élitaria.

Il fenomeno si riscontra anche nel rovescio della medaglia: dove c’è una collettività, si nota il fenomeno della costituzione di minoranze. Se prendiamo una sètta, una religione, e gli ordini religiosi che si costituiscono all’interno di una struttura, notiamo che alcuni fondatori di ordini religiosi si pongono in una situazione di élite rispetto ai propri fratelli, altri invece si pongono in una situazione di minoranza, di debolezza, di dipendenza etc. Allora avremo i difensori del Santo Sepolcro, e i poverelli di Assisi, i Carmelitani scalzi. Basta riprendere tutte le situazioni sopradette per ritrovare il fenomeno per cui alcuni si pongono in posizione élitaria, ed altri invece stanno lì nella posizione di “non sono niente, non sono nessuno”.

Il fenomeno sopra visto è talmente imprescindibile che tende a ripetersi in un sistema a scatole cinesi, e in questo senso si può tentare l’ipotesi che gli umani non possono stare fermi in una collocazione. Anche se apparentemente uno è rimasto fermo, in realtà tutti i giorni gioca a questo gioco, deve a tutti i costi cercare di stare meglio o di stare peggio di come sta, anche a costo di raccontarsi favole. Notando tutto questo, siamo indotti a cadere nell’errore di credere che uno degli scopi della vita sia quello di combattere per stare meglio o per stare peggio, dove le persone intelligenti lottano per stare meglio mentre i nevrotici lottano per stare peggio.

Ma aldilà di questo, c’è forse la coazione a fare qualcosa ? Se in famiglia c’è una situazione acquisita, perché automaticamente bisogna che qualcuno prenda il comando sull’altro, che a sua volta cerca di toglierlo, o si mette nel ruolo di vittima ? Forse l’obiettivo di stare meglio/peggio non è un obiettivo primario, ma è un obiettivo che si colloca all’interno della coazione a muoversi comunque: fisicamente non riusciamo a stare fermi più di un certo numero di minuti, col pensiero non riusciamo a star fermi neanche pochi secondi, e così via.

A questo punto scatta una ulteriore constatazione. Solamente quando entriamo in un particolare stato di coscienza, notiamo che questa coazione a muoversi comunque è come se si sospendesse. Esiste una situazione coscienziale nell’ambito della quale questa coazione viene sospesa, purché si ricorra a qualche piccola tecnica. Questa autocoscienza che consente di sospendere la coazione ad agire, è qualcosa che contraddice la natura umana, oppure, poiché avviene, è qualcosa che da significato all’esistenza umana, e al limite, poiché è l’unico fenomeno che sfugge a questa regola generale, è forse l’unico fenomeno significativo dell’esistenza ?