INFORMAZIONE
CULTURALE
Ottobre 2019



HOME PAGE

ARCHIVI RIVISTA

Articoli on-line 5054
Articoli visitati
4178149
Connessi 6

INDICE GENERALE
INDICE MENSILE
EDITORIALE
RUBRICHE
PASSATO E PRESENTE
EVENTI
ITINERARI E VIAGGI
PARERI LEGALI
COSTUME E SPETTACOLI
QUADRIFOGLIO
TERZA PAGINA
LETTURE CONSIGLIATE
CULTURA
SCIENZA E DINTORNI
FILATELIA
LIBRI RECENSITI
AUTORI
Argomenti

Monitorare l'attività del sito RSS 2.0
SITI AMICI

a cura di
Silvana Carletti (Dir.Resp.)
Carlo Vallauri
Giovanna D'Arbitrio
Odino Grubessi
Luciano De Vita (Editore)
On line copyright
2005-2018 by LDVRoma

Ultimo aggiornamento
17 ottobre 2019   e  



Sito realizzato con il sistema
di pubblicazione Spip
sotto licenza GPL

Tra incarnato e disincarnato

Le caratteristiche della vecchiaia
giovedì 1 novembre 2012 di Andrea Forte, Vivi Lombroso

Argomenti: Opinioni, riflessioni
Argomenti: Sociologia


Segnala l'articolo ad un amico

......ciascun anziano è convinto di sapere che significa essere vecchi.....
......a nostro avviso tutto ciò è falso.....

Le caratteristiche della vecchiaia sono comunemente note. Biologi, psicologi, sociologi, preti, i familiari di anziani, medici, pubblicitari etc., sono tutti convinti di sapere che significa essere anziano. Del resto, ciascun anziano è convinto di sapere che significa essere vecchi; una letteratura al riguardo sterminata.

A nostro avviso tutto ciò è falso: come al solito, si prendono i sintomi e si pensa che essi sono il fatto. Secondo noi, per comprendere la vecchiaia, bisognerebbe aver compreso i traumi precedenti al passato, e trasferirsi traslatamente nel post-morte al futuro: ma si tratta di una utopia. Salvo rarissime eccezioni, tutti gli umani… quando parlano del passato e delle origini, e quando parlano dell’aldilà… proiettano il proprio inconscio in corso tanto sul passato che sul futuro.

L’essere umano non vuole comprendere
vuole solo credere al preente
sperare nel futuro
amore in eterno
 
Complementarmente
vuole essere creduto
costituire una speranza per altri
essere amato per sempre
JPEG - 39.5 Kb
Il cammino della vita

Tenere presente i reciproci: miscredere, disperare, ed odiare.

Da questo semplice elenco, per altro facilmente controllabile nella quotidianità propria ed altrui, emerge che l’umano è schiavo di una rete estesa inestricabile e complessa, oltre che interattiva con le reti altrui.

Potrebbe essere utile, o quanto meno divertente, il seguente prospetto:

Giovane – affascinato dalla libertà, dal volontarismo, dal delirio di onnipotenza (e loro contrari) – Nel giovane si nota la vittoria della fitness (intesa come spinta a monte del DNA che porta la specie a riprodursi) - cristallizzazione del livello emotivo.

Adulto – affascinato dalla predestinazione, dalla sorte, dal delirio di un potere esteso e diversificato in tutti i settori da lui ritenuti validi e vitali (considerare naturalmente i loro contrari). Nell’adulto si nota il trionfo della fitness (dal sesso al denaro, agli obiettivi personali, agli ideali collettivi etc.)- cristallizzazione del livello istintuale Fenomeno della adultescenza e adultosenescenza.

Adultescenza è quel fenomeno per cui un adulto ha dei comportamenti da adolescente, vedi l’adulto tifoso del calcio o che gli piacciono le ragazzine, e così per le donne.

Però può esibire anche comportamenti di adultosenescenza. Sono meno evidenti ma riscontrabili. Allora l’adulto che si da arie di saggio, maestro, anziano esperto. Si può vedere da come si veste, il fatto ad esempio che si fa crescere la barba o i baffi, o che si lamenta di tutto, atteggiamenti da vecchio.

Anziano – schiacciato dal fatalismo, dalla rassegnazione, dalla resa o dalla disperazione d’impotenza fisica e psichica (e loro contrari) - vendetta della fitness - cristallizzazione del livello spirituale. Qui troviamo il giovanilismo dei vecchi che vestono come giovanetti, abbronzatissimi, o individui che vanno dal chirurgo estetico per rifarsi varie parti del corpo etc. E’ meno evidente e frequente il predefuntismo; il vecchio che si comporta e pensa come se fosse già morto. Diventano pigri, tonti, arresi, tristi, depressi.

Se guardiamo la tabella ci accorgiamo che c’è uno schema che si attualizza, e tutti i pupazzetti che corrono. In realtà è lo schema che li fa andare in un modo o in un altro. Lo schema serve per capire lo schema stesso.

Alcune caratteristiche della vecchiaia sono:

le fissazioni (che sono una delle tante controprove evidenti della cristallizzazione in atto). E’ un fatto importantissimo, è la chiave di volta tra la vicenda incarnata e la vicenda disincarnata perché: io voglio crescere, voglio qualificarmi, voglio travalicare i sentimenti, raggiungere il neutralismo identificativo etc., dove poi, se si va a vedere, fede, speranza e amore, e i suoi contrari. Ora si aggiunge la cristallizzazione. Ogni giorno, ogni notte, vedi i sognetti, succede che si battono le stesse cose, e si cristallizzano. Sopravviene la morte, e questo asse centrale passa nel post-morte con tutte le conseguenze di ciò.

L’intransigenza (controprova del non voler uscire dalla propria cristallizzazione). E’ evidente che se io vado da un anziano qualsiasi e gli dico: a questo punto dovresti prendere le distanze dalle figure parentali, tuo padre, tua madre, i tuoi figli etc., nel migliore dei casi ti dice: ah sì, i genitori sono morti, li ho superati, quegli altri pure, mi sento distaccato, ma i figli no, non me la sento. Vuol dire che è intransigente, è cristallizzato in certe posizioni, e le sta rafforzando.

La ripetizione sclerotica di certe mosse (controprova del potenziamento in atto sulla cristallizzazione).

Il vivere demenzialmente come non si dovesse morire (controprova del fatto che la cristallizzazione sa bene come effettivamente non muore, passando indenne nel post-morte). Questa sua tranquillità inconscia si manifesta in alcuni comportamenti. E questo fatto di vivere come se non si dovesse morire non è solo senile.

Il menefreghismo sul presente perché ciò che importa è ben saldo, cioè la cristallizzazione.

La verbosità all’esterno, ma soprattutto il parlare da soli (controprova del fatto che il vecchio vive della propria cristallizzazione, e vive con la propria cristallizzazione). Tutti parlano da soli. Essendo molto inoltrato nella cristallizzazione, il vecchio vive con essa. Vogliamo chiamarla suo alter ego ? suo doppio ? anche se non vive da solo ma con dei famigliari, il vecchio ad un certo punto di esasperazione si ritira, respira della sua cristallizzazione.

Narcisismo esasperato: il vecchio (o vecchia che fa lo stesso) vuol parlare dei propri mali e/o comunque di se stesso. Se s’impiccia dei fatti altrui è per paragonarli a se stesso, alla propria saggezza e furbizia.

Lamentarsi di tutto e criticare tutti…in realtà per rafforzare il proprio io vacillante.

Invocare ed indicare una morale superiore che poi in realtà è la sua morale etc. etc.

Le suddette caratteristiche ritroviamo platealmente nell’umanità, il che dimostra quanto essa è vecchia e illusa sul proprio futuro.

Vediamo ora il concetto di Mitoidi

Da una parte abbiamo i grandi miti dell’antichità: Edipo, Morfeo etc., ma poi ad ogni fase storica si formano mitoidi temporali e spaziali. Il problema è che se andiamo a vedere la faccenda disincantatamente, allora c’è stato il mitoide dei pirati, un altro mitoide è stato il sogno americano; oggi stiamo vivendo il mitoide dell’uccisione degli infedeli.

Poi abbiamo i mitoidi sempre più locali e momentanei, ad esempio la famiglia Agnelli, ricchi, potenti, intelligenti; stringendo, i mitoidi di quartiere, stringendo ancora, i mitoidi di famiglia, e poi i mitoidi personali. In pratica è tutto mitoide.

A questo punto, o prendi la strada della cristallizzazione e totemizzi, oppure trovi quello che fa: e allora in qualche modo bisogna smontare questa cosa, e si accorge che non c’è modo di smontarla, la rete di mitoidi non si smonta, e allora, o la subisci o ti ribelli. L’unica mossa è travalicarla, e non ci sono parole per dirlo, o scatta o non scatta. È la storia del muretto che il maestro fa montare e smontare un numero imprecisato di volte fino a che il discepolo comprende dove lo spingeva il maestro.

Per quanto riguarda la morte, essa è un non problema. Il problema non è quando si muore, il problema serio è come morire. Abbiamo sempre ritenuto che non si comprende l’amore se non si comprende l’odio, e viceversa… che non si comprende l’astratto se non si comprende il concreto, e viceversa , e così via. In quest’ottica, chi non sa vivere… non sa morire. Saper morire non significa rassegnarsi a morire, invocare la morte, esorcizzare la morte con speranze e fedi nell’aldilà, ed altre psicopatologie del genere. Saper morire significa sorridere della morte, così come si è sorriso della vita, ed avere una puntina (ma niente più che una puntina) di curiosità per il post-morte.

L’individuo teme/desidera a dismisura la morte, mostrando così la propria insipienza: di per sé la morte è una soglia a livello di assoluto, ed un passaggio a livello di relativo (cioè una necessitazione indiscutibile).

Che sia una soglia lo sapeva ad esempio il grande Epicuro (sempre male interpretato) che disse: se c’è lei non ci sono io… da interpretare enigmatisticamente. Tutto ciò che viene detto della morte è un surrogato o è un terrore/libidine del vivente.

 



  • Tra incarnato e disincarnato
    21 aprile 2017, di simonetta pancotti

    Post interessante e naturalmente uno specchio notevolmente scuotente l’idea coatta che si ha dentro...
    Si coglie la misura della propria ignoranza e della propria assenza in una realtà che dovrebbe essere naturalisticamente di base per vivere ed invece è da realizzare perchè dimenticata...