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Circa il trauma natale


venerdì 6 luglio 2012 di Andrea Forte, Vivi Lombroso

Argomenti: Opinioni, riflessioni
Argomenti: Parapsicologia


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Nell’ottica di un percorso degradante la fase di incarnazione e fetalità risulta l’ultimo periodo qualificato dell’individuo… perché, nascendo, inizia la razionalità che (insieme a fede, speranza, carità) va a costituire l’insieme delle patologie ammorbanti lo spirito.

Premettendo quella che è definibile come teoria “era meglio non essere mai nati” e della “inutilità dell’attivismo”:

- a – testi egizi del 2° millennio a.C.
- b – testi mesopotamici del 1° millennio a.C.
- c – antichi saggi elleni come Esiodo ed Eraclitod – filosofi greci, Zenone e scuola stoica, Epicuro e scuola epicurea, scuola dei cinici, scuola degli scettici
- e – Vetero Testamento: Genesi, Deuteronomio, Salmi, Proverbi, Libro di Giobbef – letteratura ebraica antica, fra cui il libro di Enoch

e poi, per chiudere questa lista, una leggenda molto significativa. Il re Mida riuscì a fare prigioniero il fauno Sileno, discepolo di Dioniso. Gli chiese: qual è la cosa migliore e più desiderabile per l’essere umano? Ma Sileno non voleva rispondere, finché il re lo costrinse, e Sileno rispose: “non essere mai nato, non essere, essere niente. Ma questo per te è irraggiungibile”. Sileno prosegue e dice: “in secondo luogo, la cosa migliore è morire al più presto”.

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Feto profilo 11 settimane

Per capire il Trauma natale bisogna comprendere il duplice attacco subito dal feto, altrimenti si fa solamente cultura, filosofia, mistica, esotericismi.

Il feto subisce un duplice sincronicizzato attacco, dall’interno e dall’esterno.

Prima parte traumatica endouterina. Improvviso inspiegabile respingimento. Tutto era favorevole. Improvvisamente diviene aggressivo.

Abbiamo trovato scarsa letteratura a riguardo, soprattutto medica, per quanto riguarda la produzione di sostanze biochimiche. Abbiamo trovato molto poco sul respingimento, tipo genesi, cacciata dal paradiso e caduta sulla Terra.

Adesso sorridiamo insieme, ma sorridere non significa che non ce ne frega niente. Allora facciamo la seguente riflessione. Una gallina vive più o meno 1500 giorni. Per 1500 giorni la contadina gli da da mangiare, pulisce il pollaio, la tiene al caldo, la carezza, le parla, la coccola; la gallina si sente amata, protetta, 1500 giorni. Quella è la vita, la normalità. Un bel giorno, ad un tratto, la contadina diventa assassina, si rovescia dentro, e la gallina se ne accorge. La afferra, e comincia lentamente ad ucciderla. Ma le galline sono sceme. È un esempio per capire l’evento.

Adesso, il feto che si trova a livello animalico, trascorre 270 giorni nel nirvana, nel paradiso. A noi sembrano pochi, ma il tempo del feto scorre diversamente da un individuo che sta sulla Terra, sono una enormità. Tutto ad un tratto è preso a martellate dentro se stesso, dalla madre. Da dove vengono le martellate da dentro se stesso ? le sostanze biochimiche. Quella che era una situazione ottimale, protettiva, liquida, ovattata, senza motivo diventa una cosa assassina che lo vuole cacciare fuori. Questa è la parte traumatica endouterina.

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FETO nel seno materno

Seconda parte traumatica esouterina.Assideramento (freddo-agonia-morte)Soffocamento (esce pesce)Paralisi sensoriale Stupore da inspiegabilità: cioè distacco, strappo, taglio dalla matriceArgomento poco trattato, ma si trova una discreta letteratura a riguardo.

Rendiamoci conto. Quando le martellate lo buttano fuori, il feto si trova assiderato, soffocato, con la paralisi sensoriale, perché dovremmo aver recuperato come si sta da feto. I suoni sono attutiti, si sta in una gamma di chiarore/oscurità, una penombra, in uno stato liquido. Dopodiché tutto questo viene eliminato, e si trova con luci abbaglianti, suoni tremendi da giudizio universale. Questo eccesso di suoni, colori etc. portano ad una paralisi.

Il Trauma natale costringe ad eteroreferenziarsi, e ciò costringe ad autoreferenziarsi. L’eteroreferenzialità non produce l’autorereferenzialità, essendo essa complementarmente imprescindibile. L’eteroreferenzialità che era latente nello stato fetale, viene traumaticamente ad esplodere all’atto neonatale. Contemporaneamente esplode l’autoreferenzialità che era latente nello stato fetale, ma è costretta ad esplodere nel disperato tentativo di sopravvivere all’aggressine esterna e a sopravvivere dall’aggressione interna, cioè il rifiuto e l’espulsione.

E’ semplice. Oggi siamo abituati a io-tu, tu-io, io fumo, dammi il posacenere, e così via. Se abbiamo imparato a sospendere questo, come abbiamo fatto per la Particola Omogenea a monte, per l’incarnazione, se impariamo a sospendere io-tu, possiamo metterci nella condizione di feto che non sta nella condizione di io-tu. Il feto sta, si viene a trovare ad essere in quella situazione, è normale, perdura, è.

Per il feto i colori sfumati, nessun cibo etc., quella è vita, come la gallina. Se abbiamo percepito questo, accade che possiamo comprendere il trauma, perché lui stava, e poi gli arrivano le martellate dall’interno; stava, e poi gli arrivano le martellate della madre dall’esterno; stava, e poi arriva l’assideramento dall’esterno, il soffocamento, la paralisi, luci, suoni, e questo stupore sconfinato. Ma che è? Se noi un pochino percepiamo questo, ci rendiamo conto quando si trova ad uscire ed è uscito, da quando cominciano le martellate sue e quelle materne e gli abbagliamenti etc. E’ in quel transito lì che sorge io, l’io e altro, io e l’aggressione. Parliamo di un io molto rispettabile e qualificato, ma non addottorato. Succede che si viene a verificare un autoriferimento e un esoriferimento, l’alterità. Il discorso della referenzialità che si referenzia con un io e un fuori che sorgono insieme; parte dalle martellate e arriva alla paralisi, e questo va recuperato. In questo gioca un ruolo importante il rifiuto per il feto: perché la vasca (perché per lui il grembo materno è semplicemente una vasca) che mi ha protetto, mi ha aggredito ?

Ci sarebbe l’ipotesi che l’entità non si riprende mai dai traumi perché, come passa ad un nuovo trauma, rimuove i precedenti. L’entità può prendere cognizione scientifica e/o filosofica di qualche componente di un trauma, ma la massa traumatica resta inconscia. È un labirinto dal quale non si esce. Esiste un solo modo, ma esso non è gradito dalla maggioranza degli umani: tale modo è costituito dal travalicamento di tutte le componenti di un trauma, e quindi di quel trauma nella sua totalità. A nulla giova imparare, sapere, capire. A chi sta dentro un sistema non si può spiegare il sistema coi termini del sistema stesso (vedi il Teorema di Incompletezza di Gödel): solo assumendo un’angolazione dall’esterno del sistema in questione lo si può comprendere. Comprendere non significa risolvere, minimizzare, distruggere e similari, significa comprenderlo, e pertanto percepire il sovrainsieme che lo contiene.

La paura della morte viene rafforzata ed ingigantita dal ricordo rimosso del Trauma natale. La paura della morte in realtà è paura dell’agonia legata alla fetalità e neotalità. La morte di per sé non è traumatica, essendo una soglia come l’istante del concepimento.

In realtà c’è una gran confusione, perché si confonde la morte con l’agonia. Al Trauma natale accadono tutta una serie di cose che accadono all’agonia. Avendole rimosse, l’individuo proietta quella situazione tremenda sull’agonia che confonde con la morte.