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La pietra del mese di luglio

IL RUBINO
venerdì 1 luglio 2011 di Odino Grubessi

Argomenti: Scienza


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Una antichissima leggenda greca ci narra che Era, dea del matrimonio, passeggiando sul mome Olimpo, incontrò una cicogna ferita a una zampa. La curò amorevolmente e questa, per mostrarle la sua riconoscenza, arrivò un giorno portando un grande rubino nel becco che le pose in grembo. Brillava come il fuoco.....

Brillava come il fuoco e come il fuoco illuminava la notte: la dea, da quel momento, se ne servì per rischiararsi il cammino quando. calato il sole, percorreva i sentieri del monte sacro agli dei e agli uomini.

Questa leggenda deriva probabilmente da una usanza degli orientali che, da tempi immemorabili, chiamano il rubino pietra splendente o pietra lampada .

Si perde nella notte dei tempi la credenza che Gioielli e Pietre Preziose abbiano un’origine divina, e che quindi siano dotati di misteriosi e prodigiosi poteri, trasformino la vita di chi li porta con sé, dispensando gioie, salute, fortuna, oltre che eleganza e seduzione.

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Le pietre zodiacali

Ad ogni segno zodiacale e ad ogni mese [Fig.1] sono associate delle pietre, le quali servono per allontanare le negatività create da situazioni della vita comune.

Secondo una vecchia credenza popolare che risale ai tempi dell’antica Babilonia, il fatto di portare ogni mese una pietra differente permetteva alla persona di possedere le virtù di ognuna di queste.

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Fig. 1

Rubino – Pietra del mese di luglio

Il rubino è la pietra del mese di luglio, perché si pensava riuscisse ad imbrigliare il potere e la forza del sole. E’ la pietra della passione bruciante, del sangue che scorre. Chi lo possiede vivrà in pace con tutti gli uomini, non perderà le sue ricchezze, sarà al sicuro da ogni pericolo. La pietra proteggerà anche la sua casa, i suoi campi ed i suoi frutti, che non saranno mai devastati delle tempeste. Considerato emblema di felicità, il rubino porta gioia, fa riconciliare coloro che hanno litigato, protegge dai pericoli dell’acqua, potenzia la memoria.

1 - Introduzione

Il termine rubino, identifica la varietà rossa del corindone. E’ la più rara fra tutte le pietre usate in gioielleria perché sporadico è il rinvenimento di cristalli trasparenti e ben colorati di buone dimensioni.

I rubini sfoggiano una vasta gamma di sfumature dal rosa fino al violetto in relazione alla quantità di cromo e di ferro, che in piccole percentuali sostituiscono l’alluminio nell’edificio cristallino. [Fig. 2]

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Fig. 2 - Rubini di varie tonalità

Gli esemplari di maggior pregio sono quelli dotati di un colore rosso intenso, molto rari e di costo elevatissimo, talora superiore al diamante. La durezza è inferiore solamente a quella del diamante ed è una gemma molto resistente.

2 – Breve Storia

Gli orientali da tempi immemorabili, chiamano il rubino pietra splendente. I documenti più antichi che riguardano l’estrazione dei rubino risalgono. infatti, al VI secolo a.C., e parlano delle miniere di Mogok, nell’alta Birmania (ora Myanmar). La parola rubino appare solo negli scritti degli autori medievali e viene dal latino ruber, che indica la più bella tonalità del colore rosso, il simbolo di ciò che porta o dovrebbe portare la felicità, cioè l’amore. E’ probabile che fossero rubini le pietre che Teofrasto chiama antraci e Plinio carbonchi. Il suo nome mineralogico, corindone, deriva invece dal sanscrito «kurui-inda».

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Fig. 3
Corona Imperiale Inglese

Nei documenti storici il termine rubino viene usato con molta disinvoltura e serviva probabilmente ad indicare molte pietre di color rosso, come il granato o lo spinello rosso, chiamati anche rubino balascio. Un esempio della possibile confusione tra queste due gemme è rappresentato dal leggendario Rubino del Principe Nero ( Eduardo IV) che si trova al centro della Corona Imperiale inglese. [Fig. 3]

3 – Provenienza

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Fig. 4
Rubini alluvionali e nel marmo dolomitico.

I rubini si trovano soprattutto nei depositi secondari alluvionali dove si concentrano per il loro elevato peso specifico. I giacimenti primari sono compresi entro vari tipi di rocce metamorfiche, soprattutto marmi dolomitici. Recenti depositi, importanti in prospettiva, sono stati scoperti a Snezhnoye, Pamir Mts., Tajikistan. Cristalli di rubino sono stati trovati a Jagdalak, 50 km da Kabul, Laghman prov., Afghanistan, ed in molti siti nella Hunza Valley, a Nord di Gilgit, Northem Areas, Pakistan. Ottimi cristalli di rubino provengono dal marmo dolomitico da Chumar e Ruyil [Fig. 4] entrambi nel Dhading dist., vicino a Katmandu, Nepal. Senz’altro i migliori rubini del mondo provengono invece dal Mogok dist., 120 km NE di Mandalay e, recentemente, rubini molto grossi sono stati raccolti a Mong Hsu, 300 km E of Mandalay, Shan State, sempre nel Myanmar. Il marmo è anche la roccia madre di bellissimi rubini in cristalli piramidali a Luc Yen, Yen Bai prov., Vietnam, e nell’area di Morogoro, Uluguru Mts., Tanzania.

4 - I rubini celebri

Il rubino qualità gemma più grande, del peso di 400 ct., fu trovato in Birmania e venne diviso in tre parti. Pietre famose per la bellezza eccezionale sono: il rubino Edward (167 ct), che si trova nel British Museum of Natural History, a Londra; il rubino asteriato Reeves (138,7 ct), nella Smithsonian Institution di Washington; il rubino asteriato De Long (100 ct), nell’American Museum of Natural History (New York); il rubino della pace Peace Ruby (43 ct), cosi chiamato perché trovato nel 1919, alla fine della prima guerra mondiale. Numerosi rubini brillano su stemmi, corone e altri gioielli di casate nobiliari.

5 - I Rubini Creati

La bellezza e la preziosità dei rubini hanno da secoli stimolato la creatività di molti uomini. Già in antichissimi papiri egiziani si trovano antiche formule per colorare di rosso le gemme naturali e farle diventare simili al rubino.

Ma le prime sperimentazioni per ottenere un vero rubino creato di cui si abbia testimonianza, furono effettuate nel 1869 da Gaudin, che riuscì a produrre minuscole lamelle di rubino cristallizzato in un crogiuolo di argilla.

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Fig. 5
Rubino Verneuil.

Nel 1878 i chimici francesi Frémy e Feil annunciarono su un periodico scientifico edito in Francia la creazione di cristalli di rubino di grandezza e trasparenza tali da poter essere utilizzati in gioielleria. Il metodo di Frémy consisteva nel fatto di sciogliere ad alta temperatura i componenti del rubino in un crogiuolo in modo da ottenerne, dopo una lenta crescita, il cristallo.

Il metodo con crogiuolo con sali fusi non sfociò mai in un successo commerciale, ma un altro chimico francese, Auguste Verneuil - e il suo nome rimarrà famosissimo nel campo delle gemme create - sviluppò dalle loro ricerche un processo nuovo e rivoluzionario che brevettò nel 1891 e annunciò ufficialmente nel 1902.

Nel metodo Verneuil, detto anche di fusione alla fiamma il monocristallo cilindrico di rubino - chiamato boule [Fig. 5] si forma, in un forno, più velocemente, grazie alla caduta di una polvere dall’alto con un procedimento che ricorda la formazione delle stalagmiti.

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Fig. 6
Meccanismo di un vecchio orologio - Sono ben visibili ruote dentate e rubino.

Questo metodo, negli elementi essenziali, viene usato ancora oggi per la produzione di molte pietre create, perché rapido ed economico. Vengono usati per articoli da bigiotteria, orologi [Fig. 6] e apparecchi scientifici.

Dopo Verneuil, la sfida per ottenere rubini creati perfetti continuava, e negli anni successivi furono compiute diverse ricerche per scoprire nuovi metodi di crescita. Nel 1917 Czochralski scoprì un metodo - che porta il suo nome - per produrre cristalli di qualità migliore dei Verneuil.

Nei primi anni sessanta si svilupparono nuovi studi per ottenere risultati ancora più soddisfacenti e fino al 1980 si scoprirono oltre trenta differenti processi di crescita di cristalli di corindone risultanti da una miscela di sali fusi denominata genericamente metodo flux o da fondente.

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Fig. 7
Rubino creato Chatam.

Lo studio di questi metodi era comunque inizialmente finalizzato ad applicazioni industriali sofisticate, come laser o semiconduttori, ma nei primi anni ’80 cominciarono ad affermarsi anche produttori che creavano

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Fig. 8
Rubino Creato Duros.

gemme da impiegare in gioielleria come Chatham [Fig. 7] e Kashan in USA, Knischka in Austria, Douros [Fig. 8] in Grecia e Kyocera, con la brand Inamori, in Giappone.

All’inizio del 1983 fu dato ufficialmente l’annuncio della nascita di un nuovo rubino creato con il metodo flux dalla Ramaura, divisione della Overland Gems Inc. di Los Angeles, California. I rubini Ramaura [Fig. 9] sono nati dall’ingegno di una donna, Judith A.Osmer, una brillante scienziata che aveva lavorato per molti anni con Charles Townes, uno degli inventori del primo laser a rubino.

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Fig. 9
Rubino creato Ramaura.

Per ottenere gemme perfette la Osmer, per lungo tempo, aveva studiato la formazione dei rubini naturali e sperimentato le tecniche di cristallizzazione del rubino da soluzioni di sali fusi ad alta temperatura (come i magmi vulcanici) per poi finalmente ottenere il miglior metodo di cristallizzazione del rubino, l’unico per autonucleazione, fino ad oggi ancora insuperato.

Ultimamente si è aperto un nuovo capitolo nella storia dei rubini creati, con la realizzazione dei rubini Malossi gemme con caratteristiche particolari, di colore intenso e delicate inclusioni, molto simili alle naturali. http://www.malossigemmecreate.com/us.php

In conclusione:

Nulla può sostituire una splendida pietra naturale, ma un bellissimo frutto di laboratorio può valere ben più di un brutto prodotto della natura.