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Il mito di Apollo e Dioniso

Speculazioni parafilosofiche
giovedì 21 aprile 2011 di Andrea Forte, Vivi Lombroso

Argomenti: Parapsicologia


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Apollo e Dioniso tendono a simbolizzare due forme di energia diverse, ma che si possono unificare: la forza che scende dal cielo in terra, Apollo, e la forza che tende a simbolizzare Leviatan, l’eruzione vulcanica, l’energia che erompe dalle viscere della terra.

Apollo viene rappresentato come un dio raggiante, solare, un dio che dirige raggi, dardi etc. Nell’ambito dei miti, si racconta come Apollo abbia combattuto e ucciso Pitone, un enorme serpente, che è poi simbolo del Leviatan, dopodiché Pitonessa, che è la femmina di Pitone, diventa sacerdotessa di Apollo, che ne fa una chiaroveggente; cioè Apollo parla per bocca di Pitonessa.

È chiaro ed evidente che questo mito potrebbe tradire l’angoscia e la repulsione degli apollinei nei confronti dei dionisiaci, come ci fosse una lotta tra due lunghezze d’onda, il bene e il male, mentre sappiamo che la crescita spirituale porta alla loro complementarietà.

Un elemento caratterizzante Apollo è che egli risulterebbe un dio della musica, della poesia, che crea. Egli risulta in pratica un dio dell’Olimpo, un dio uraneo, terrestre, che non disdegna di scendere sulla terra in vario modo, come del resto altri dei.

Apollo è molto legato con il problema di Orwell: “come fa l’essere umano a sapere così poco pur disponendo di tanti dati ?”

Una madre che ha un figlio di 12 anni ha 12 anni di dati. Di quanti dati dispone? Una massa enorme, tuttavia sistematicamente si viene a trovare nella situazione di non capire, di restare spiazzata, di non riuscire a capire suo figlio. E così una moglie che vive un certo numero di anni col marito; poi viene abbandonata e dice: come, dopo 20 anni che stiamo insieme, mi trovo un individuo cambiato, non capisco, e così via.

Allora, Apollo sembra indicare, denunciare, evidenziare questo, cioè un dio che cerca di ispirare gli umani, che cerca di far sorgere in loro una più reale comprensione della realtà aldilà dei dati.

Se passiamo a Dioniso, troviamo alcuni elementi che non ce lo rendono contrario, nemico di Apollo, ma un gemello complementare.

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Apollo Aphrodite e Dionisio
M. Aragon

Tra Apollo e Dioniso non c’è una guerra, come vogliono far credere mitologi e fideisti, c’è piuttosto un rapporto di luci ed ombre. Dioniso ha un aspetto androginico, cioè è di sesso maschile, però ha capelli lunghi, un viso molto bello che rappresenta la bellezza femminea. Resta il fatto che Dioniso non è un dio, non nasce dio; nasce uomo e viene divinizzato. Quindi abbiamo un Apollo che scende e si umanizza, e un Dioniso che è un uomo, si divinizza, e sale quanto può e quanto vuole, e in questo senso sono complementari fra loro.

Un mito dà Dioniso come condannato ad essere nomade. La dea che lo ha condannato ad essere nomade sembrerebbe che lo abbia voluto castigare, ma potrebbe anche essere letto come una elezione, un uomo divinizzato ricollocato nella situazione primitiva di nomade perenne.

Come Apollo sembra essere legato al problema di Orwell, Dioniso sembra invece rappresentare l’altra metà del problema, quello di Platone : “ma come fa l’essere umano a sapere tante cose pur disponendo di pochi dati?”. Sembrerebbe che questo problema sia in contraddizione con l’altro, e chi lo pensasse dimostrerebbe così di avere capito poco della vita e di se stesso, perché se è vero il problema di Orwell, lo è altrettanto quello di Platone.

Se noi andiamo a vedere la storia dei primitivi, vediamo che un primitivo disponeva di pochi dati.

E la piroga? Come fa l’essere umano a pensare la piroga disponendo di due dati che non c’entrano niente:un fiume, e alcuni tronchi sradicati.

E l’invenzione dell’arco e della ruota che non esistono in natura?

Per non parlare di Newton, Cartesio, Pitagora, ed altri, che con pochi dati arrivano ad individuare la gravitazione universale, una regola matematica etc.

Ma se andiamo a vedere nel quotidiano, l’essere umano in fondo risulta un individuo che in certi momenti ha degli sprazzi di intelligenza, addirittura di genialità, però quello stesso individuo in altri momenti è idiota.

Allora ci accorgiamo che se prendiamo una nostra giornata, noi abbiamo dei momenti, delle situazioni, dove siamo divini, siamo dei superindividui, degli angeli caduti sulla terra, però questi lampi si trovano in flussi di ovvietà, per cui si verifica tanto il problema/soluzione di Platone, tanto il problema/soluzione di Orwell.

In pratica si potrebbe dire che Apollo e Dioniso denunciano l’uno l’idea divina di aiutare l’essere umano nella sua stupidità, l’altro invece sta nella situazione di far uscire l’essere umano dalla “pietra”, di erompere e poi far esplodere questi flash.

Ma vediamo un altro aspetto dell’ottica apollinea e dionisiaca, per capire meglio le due lunghezze d’onda: l’io ideale e l’ideale dell’io, che abbiamo già trattato in un altro articolo. Per io ideale si intende quella figura fittizia, fantastica, che ogni individuo nutre in sé, cioè il modello di come costui/costei vorrebbero essere. Per ideale dell’io invece s’intende quella figura altrettanto fittizia, fantastica, verso la quale l’individuo tende, cercando di ottemperare a quello che gli altri si attendono da lui. Allora la madre che fa attenzione ad esibirsi in un certo modo di fronte i figli, l’amante che si sforza di essere come piace al partner, etc. In questo senso, è facile rendersi conto che la lunghezza d’onda apollinea è collocata sull’ideale dell’io. Cioè, com’è un dio dell’Olimpo? Com’è la musica che commuove gli animi e la nobilita? Apollinea. Come sono le forme, le movenze ? apollinee; i canoni del bello in un’ottica di apparenza.

È evidente che l’io ideale è collocato sulla lunghezza d’onda dionisiaca: questo mi piace, questo è giusto, lotto per realizzare la mia lunghezza d’onda, se mi va di ubriacarmi mi ubriaco, se non mi va non lo faccio. Un Apollo che si ubriaca non esiste, un Apollo che rifiuta il nettare non esiste. Dioniso invece esiste come è il suo io, e se gli fa desiderare una ninfa, allora corre a prendersela, ma se gli fa desiderare una capra, agguanta una capra, quello che gli viene.

In che situazione ci veniamo a trovare alla luce di tutto ciò? Nella situazione per cui abbiamo una miriade di miti che sono in chiave dionisiaca o apollinea, che diventano chiave di lettura per i nostri comportamenti, per scoprire predilezioni che a volte contrabbandiamo con alibi. In pratica, abbiamo una chiave che consente di aprire un numero enorme di scrigni sia del passato che del futuro.