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IN RICORDO DEL MAESTRO ENNIO CALABRIA

Un’ampia mostra antologica del 2018 a Palazzo Cipolla
domenica 3 marzo 2024 di Nica Fiori

Argomenti: Mostre, musei, arch.


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L’attualità come passaggio verso il futuro, come evoluzione del proprio essere, ma senza dimenticare il ricordo del passato, sono alla base del pensiero che un pittore filosofo come Ennio Calabria esprime nella sua pittura.

La mostra “Ennio Calabria. Verso il tempo dell’essere. Opere 1958-2018”, ospitata a Palazzo Cipolla fino al 27 gennaio 2019, ci fa conoscere un grande protagonista della figurazione visionaria ed esistenziale degli ultimi 60 anni, le cui opere etiche, storiche e sociali testimoniano un costante mutamento e ci spingono a porci delle domande sul destino dell’uomo.

La grande rassegna antologica, curata da Gabriele Simongini e fortemente voluta da Emmanuele F. M. Emanuele, presidente della Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale, ripercorre a ritroso, attraverso un’ottantina di opere, l’iter dell’artista, il suo “tempo interiore”, che coincide con i più significativi avvenimenti del mondo, perché, come scrive Gabriele Simongini, “lungo sessant’anni di ricerca la pittura per Calabria ha sempre avuto un potente valore sociale, in senso ampio, come strumento conoscitivo delle infinite trasformazioni di un mondo passato dalla Guerra Fredda all’attuale dominio globale delle corporazioni hi-tech e di un’Italia ormai irriconoscibile, passata dall’entusiasmo della ricostruzione e del boom economico allo spaesamento dell’odierno ruolo di emblema della crisi europea”.

L’immagine guida della mostra, scelta per la copertina del catalogo (Silvana editoriale), è quella di “Biografia rivisitata”, un grande acrilico su tela (cm 220 per 170) del 1989, che fa parte della collezione dell’artista, trattandosi di un’opera propriamente autobiografica. Come scrive l’Autore: “Mia madre è vestita da sposa e mio padre, la cui immagine si orizzontalizza prospetticamente, si prepara ad uscire come in un precoce presentimento della sua prossima morte. Io sono quel piccolo aeroplanino di carta, sospeso”.

Indubbiamente si tratta di un dipinto che ci colpisce per la personale rivisitazione del passato, scaturita dalla visione di una fotografia, e resa con un dinamismo che dà l’idea dello scorrere vorticoso del tempo in chiave aerospaziale. Un tempo che sembra quasi circolare e che in altri dipinti sembra pure materializzarsi in qualcosa di non ben definito, perché in fieri. Nella prima sala troviamo alcune opere di grande formato e, in particolare, un quadro ad olio particolarmente significativo, “Imponderabile nel circo”, esposto nella prima personale del 1958, dove il circo (si intravede un elefante e figure umane) allude allo “spazio che sta tra il limite del quadrato e il cerchio, nel quale il quadrato è inscritto”, ed è là che “si occulta l’imponderabile che genera il futuro incognito dei processi della mente”.

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Garrula morte

Come è evidente dalle sue parole, che accompagnano molti dipinti esposti, Calabria ha un suo pensiero filosofico e ritiene che la pittura sia un atto conoscitivo, uno strumento per comprendere meglio il mondo che ci circonda. Per questo alcuni suoi pensieri illuminanti (tra cui “La pittura dice, non racconta”, e “La pittura capisce prima di me”) sono stati trascritti nella prima sala. Ennio Calabria pensa, in effetti, che la sua pittura oggi “si deve porre come qualcosa che si sente, non come qualcosa che si capisce”. E nel corso della presentazione ha dichiarato: “Siamo passati dal cogito ergo sum, quindi da un pensiero che per una sua libertà teoretica dà significato alla vita, al sum ergo cogito, cioè a dire il mio pensiero è derivato dalla mia vita”. Troviamo in mostra i più noti capolavori dell’artista, come “La Giuria” del 1959, l’inquietante “La città che scende”, del 1963; “I Funerali di Togliatti”, del 1965, esposto molto raramente e realizzato prima dell’omonimo dipinto di Renato Guttuso; “Quando viene l’estate”, pure del 1965; “Il Traghetto per Palermo”, del 1984; “La città dentro”, del 1987. “Evento nell’acqua” del 1989 ci colpisce per una sorta di spirale rossa che non è altro che una bandiera caduta nel Tevere dopo un comizio, che da quel momento: “non ha più relazione di continuità con chi l’aveva usata e si scinde… si scinde… si scinde, assumendo il metamorfismo dell’acqua”. Emblematico del nostro tempo appare “Da una città all’altra”, del 1979, che mostra solo sacchetti grigi della spazzatura – uno spettacolo ormai consueto nelle strade cittadine - e anche qui si potrebbe pensare al riciclo della materia e, di conseguenza, alle sue trasformazioni nel tempo e nello spazio. È dalla morte che rinasce in germe la nuova vita e non c’è vita senza morte, in una ciclicità dovuta alla continua trasformazione della materia.

Ampio spazio è riservato alle opere realizzate dal 2000 ad oggi , come “Presentimento d’acqua” e “Ombre del futuro”, del 2008, “Il pensiero nel corpo”, del 2010, “Patologia della luce” e “Garrula morte” del 2012, “L’Uomo e la Croce” del 2016, fino alle cinque opere inedite realizzate in questi ultimi mesi del 2018, tra le quali voglio ricordare “L’ombrello è rotto - Paura dell’acqua” e “Gravido mistero”, una grande tela accompagnata dal commento dell’Autore, che parte dai celebri versi di Dante riferiti alla Madre di Dio “… Figlia del tuo Figlio… Termine fisso d’eterno consiglio”, per rendere omaggio alla nascita della vita, ma con la visione di tramonti a significare la morte.

Di forte impatto visivo sono i ritratti, che trasmettono un senso di spaesamento. Si va da “Stalin”, del 1964 e “Mao Pianeta”, del 1968, fino a “Un volto e il tempo. Marcel Proust: la manovra dell’acqua”, del 2012 e “Italo Calvino. Voglia di eterno”, del 2013, senza dimenticare quelli dedicati a Papa Giovanni Paolo II e a Papa Ratzinger (“Benedetto XVI: la rivoluzione della fragilità, 2018), dipinto senza insegne papali e con la veste che si sfalda. Un papa questo che con le sue dimissioni è stato vero interprete delle incertezze della nostra epoca. Sono presenti anche significativi autoritratti, tra cui “Verità nell’enfasi” (2011), alcuni pastelli e una scelta di suoi manifesti.

Nel corso della presentazione Emmanuele Emanuele ha dichiarato che con questa mostra si è finalmente colmata una lacuna, perché l’artista, nato a Tripoli nel 1937, è stato trascurato, anzi “rimosso” dalla critica, nonostante la sua genialità, per motivi ideologici e l’ultima sua rassegna antologica romana è stata quella del 1987 a Castel Sant’Angelo. Secondo il Presidente della Fondazione che ha promosso la mostra, “Ennio Calabria ha traghettato il figurativismo italiano ed europeo dal secolo scorso ad oggi, imponendosi come un protagonista assoluto sempre in linea con il suo tempo”.

Di grande interesse è il catalogo, pubblicato da Silvana Editoriale, che contiene i testi di Emmanuele Emanuele, Gabriele Simongini, Claudio Crescentini, Paola Di Giammaria, Ida Mitrano, un’intervista a Calabria realizzata da Marco Bussagli, e una selezione di scritti dell’artista (commentati da Tiziana Caroselli), oltre alle immagini delle opere esposte e a un’ampia bibliografia.

 

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