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COLORI DELLA RINASCITA

LA MOSTRA AL MUSEO VENANZO CROCETTI
domenica 21 gennaio 2024 di Nica Fiori

Argomenti: Mostre, musei, arch.


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Al Museo Venanzo Crocetti (via Cassia, n. 492, Roma), si è inaugurata la mostra collettiva d’arte “I colori della rinascita”, che, pur essendo di breve durata, dal 20 al 25 gennaio 2024, permette un interessante confronto tra artisti già affermati e studenti dell’Accademia di Belle Arti di Roma, in questo caso presentati dal prof. Eclario Barone.

Curata dall’associazione Hermes 2000, protagonista e animatrice della vita culturale romana e laziale, questa mostra ha il pregio di far capire che l’arte non ha confini e si presta a riflessioni su temi sociali, “mescolando” insieme i quadri e le opere di espositori fragili, o disabili, con quelle di artisti normodotati, senza alcuna separazione fra loro, proprio a “sottolineare il principio che non si sopportano e non si accettano distinzioni, differenze, barriere o preclusioni di sorta”.

Un vaso in terracotta, intitolato “Fiore di cactus” è opera di un artigiano-artista-poeta cieco, Agostino D’Antoni, che, non potendo usare gli occhi, usa comunque le mani per realizzare ciò che sente dentro, rinnovando il suo legame con la vita, come afferma nelle sue poesie “Primavera sensoriale”, “Risveglio d’amore”, “Fiore tra i fiori”, che sono state lette nel corso della presentazione.

Agostino D’Antoni, Vaso di cactus

Come si legge nella presentazione, “L’Arte è una risorsa vitale per la disabilità … La Mostra è dedicata alle opere frutto dell’estro creativo di artisti e artigiani fragili, alcuni che espongono per la prima volta, altri che hanno già superato brillantemente questa prova. Il pubblico avrà, in questo modo, l’opportunità di valutare le svariate capacità creative di chi espone, di confrontarne il modo di esprimersi, di coglierne l’essenza del diverso intimo sentire, di apprezzarne le rispettive sensibilità, così che la Mostra possa diventare una vera e propria carrellata di variegate sensazioni e di profonde emozioni, a volte anche contrastanti fra loro ma tutte ugualmente arricchenti. Sarà, in definitiva, una opportunità di riflettere e di approfondire i propri sentimenti”.

Tra gli artisti giovani, dai quali ci si aspetta grandi risultati nel prossimo futuro, il tema della rinascita è stato visto sotto diversi punti di vista, evidenziando talora l’attrattiva verso un colore particolare, come nel caso del rosso, vero protagonista del dipinto “La porta alchemica (Minio)”, un acrilico su tela di Carlo Alberto Floridi. Il riferimento, come afferma il giovane Floridi, è alla simbolica Porta alchemica di Piazza Vittorio, un monumento secentesco che faceva parte della villa del Marchese Massimiliano Palombara (uno studioso che faceva parte della cerchia di Cristina di Svezia); il minio rosso simboleggia il piombo che in alchimia è un simbolo di trasmutazione, e quindi allude alla realizzazione personale, ovvero alla perfezione del Sé, sia pure sotto l’apparente ricerca della trasmutazione di un metallo vile in oro, ma allude anche ai demoni personali, che si possono sconfiggere varcando la soglia di quella strana apertura. Una porta dove si legge, tra le altre scritte sibilline, la frase palindroma “Si sedes non is (se siedi non vai avanti”, che letta al contrario diventa “Si non sedes is (se non siedi, vai avanti).


- Carlo Alberto Floridi, La porta alchemica (Minio)

Anche opere di altri artisti esprimono una predilezione per colori particolari, come il “Pentagramma di colori”, un acquerello di Francesca Gravante, e ancora il rosso nel “Labirinto rosso” (colori acrilici su moduli di legno) di Eclario Barone, che potrebbe nascondere un significato simbolico, perché il labirinto è una prova da superare per poter rinascere alla luce e alla vita. Un tocco di spiritualità è presente in “Angelo” (pittura a olio) di Yue Hao, mentre in altre opere si coglie un desiderio di pace, come in “No war” di Ruggero Pianigiani, una scultura in tecnica mista a forma di stele, alta due metri e realizzata con macerie e scarti (tra cui anche un peluche e una cornice con una fotografia e il vetro rotto). Il dipinto a olio su tavola, di Eugenia Beatrice Iannotti, intitolato “Fluire”, ricorda con i suoi numerosi pigmenti lo scorrere dei diversi colori che caratterizzano la vita umana e allo stesso tempo dell’Universo.

- Eugenia Beatrice Iannotti, Fluire Tra le opere di artisti già affermati ci colpisce, in particolare, un’opera digitale: una tecnica che mette in evidenza, secondo il suo autore Marino Marinò, come le vecchie tecniche, pur valide, appartengano ormai al passato. Il titolo è “Tre fiori” e, come appare evidente, i fiori simboleggiano la primavera, e quindi il risveglio della natura.

- Marino Marinò, Tre fiori

Nel corso della presentazione della mostra è stato presentato il libro dello stesso Marino Marinò, intitolato “Arte fantologica”, dove l’autore esprime la sua idea dell’arte. Come si legge nell’introduzione di Gabriele Simongini: “Probabilmente la Fantalogía ha una evidente componente utopica che ci dà un po’ di conforto in un mondo che nella realtà quotidiana sembra spesso superare le più pessimistiche distopie. Marinò ne è consapevole, non è un ingenuo, ma non si arrende, dà la sua testimonianza da una posizione vigile ed appartata per opporsi pacificamente all’informe e all’immane che sono sempre in agguato. Il suo entusiasmo quasi fanciullesco per le mille possibilità offerte dalle nuove tecnologie non dimentica però l’eredità preziosa del passato e la trasmissione del sapere di generazione in generazione”.

La trasmissione del sapere in campo artistico è evidente nello stesso ambiente espositivo, una sala del Museo Venanzo Crocetti, dove il grande protagonista della scultura novecentesca, le cui opere sono conservate in numerosi Paesi del mondo, ci appare in tutta la sua grandezza sia nel campo dell’arte sacra (ha lavorato anche per il Vaticano), sia in quella più profana, per esempio nella realizzazione di una straordinaria “Leonessa” in bronzo.

- Museo Venanzo Crocetti, particolare di una sala

E una frase di Venanzo Crocetti (1913-2023) ci parla anch’essa di rinascita: è collocata davanti al suo studio, ricreato nella sala espositiva che accoglie i nuovi artisti, e si legge: “Lo studio mi ha accolto con un cattivo odore di chiuso e di muffa, come per rimproverarmi della già lunga assenza: ma ci siamo ritrovati, ho aperto il finestrone e in breve l’aria si è profumata”.

P.S. La mostra è visitabile fino al 25 gennaio 2024 dalle ore 11 alle 13 e dalle ore 15 alle 18 Tel. 334 7542829, hermesduemila@gmail.com