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LA LIBERTA’ DI ESSERE LIBERO

Di A. Forte e V. Lombroso
mercoledì 12 aprile 2023

Argomenti: Opinioni, riflessioni


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Dal folto di un cespuglio, un colibrì vide un passero che stava su un davanzale di una fattoria.

Allora gli venne spontaneo dirgli: «Poverino, come fai a vivere in quella stretta prigione ?». Il passero altezzosamente rispose: “Stupido, quest’inverno i miei padroni mi metteranno dentro casa ed io sarò al caldo… e tu al freddo”. Il colibrì subito gli disse: «Poverino, questo è un vantaggio irrisorio, perché non puoi volare. Come puoi vivere senza volare ?». E quell’altro allora rimbeccò: “Stupido ! Mi danno da mangiare tutti i giorni… tu invece – se non trovi niente, patisci la fame. Allora il colibrì ripose: «Anche questo è un vantaggio irrisorio, perché non sei libero, non puoi girare il mondo, non puoi imparare… sapere… essere te stesso». E quell’altro rimbeccò: “Stupido, qui dentro non mi spara nessuno… tu invece corri continuamente il rischio di essere ucciso”. E allora il colibrì gli disse: «Poverino, ti hanno fatto diventare pazzo, ma tu nemmeno te ne accorgi più».

E se ne andò via, volando libero, scrutando le terre per trovare cibo e vedere se ci fossero pericoli o trappole, e sogguardando l’orizzonte per misurare le proprie forze e andare a scoprire cosa ci fosse oltre.

Il passero si appollaiò sul trespolino tutto soddisfatto, convinto di avere vinto la disputa… ma non riusciva a dimenticare le frasi del colibrì. Divenne un incubo. Se le ripeteva in continuazione, ma non diventavano più chiare, però non poteva cancellarle dalla mente. Capiva solo che non le capiva. E morì.

Morale della favola: quando gli schiavi gioiscono della propria situazione, è perché non sanno quanto e come sono schiavi.

Morale della morale: se per caso se ne rendono conto per una inezia, allora impazziscono, o distruggendo fuori se stessi, o distruggendo dentro se stessi, o (spesso) facendo tutte e due le cose.

Morale della favola: in qualsiasi modo siano vissuti, morendo pazzi, sono stati vissuti da tutto… meno che dal se stesso. (…nel confrattempo il colibrì è scomparso dietro l’orizzonte…) percependo che la conoscenza di se stesso era lievemente divenuta più nitida.

 

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