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SCUOLA E AUTONOMIA DIFFERENZIATA

Quali potranno essere i rischi?
sabato 28 gennaio 2023 di Giovanna D’Arbitrio

Argomenti: Attualità


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L’autonomia differenziata sollecitata dalla Lega potrebbe incrementare il divario tra Nord e Sud in Italia, secondo i partiti dell’opposizione e i sindacati. In effetti il progetto supportato sia da Roberto Calderoli, ministro leghista per gli Affari regionali e le Autonomie, sia dal ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, si dovrebbe tradurre in legge in tempi brevi.

Il ministro Valditara, inoltre, ha suscitato molte polemiche per alcune dichiarazioni su una possibile differenziazione regionale riguardante gli stipendi degli insegnanti, nonché per la sua proposta di introdurre nelle scuole finanziamenti privati. In effetti si ritiene giusto che chi vive e lavora in una regione in cui più alto è il costo della vita potrebbe guadagnare di più. Pare che tali affermazioni siano già state in parte modificate, ma i rischi dell’autonomia regionale sono tanti e non solo in campo scolastico, in particolare nel Sud dove molti sacrificarono la vita per l’Unità d’Italia e dove ormai da anni predomina la delusione per l’irrisolta “Questione Meridionale” e tanti problemi, ormai divenuti endemici.

Aspre le critiche da parte di sindacati e partiti di opposizione che hanno parlato di “Scuola delle disuguaglianze“: per essi consentire stipendi più alti al Nord per il più alto costo della vita, non ha nulla a che vedere con il merito, anzi potrebbe creare “insegnanti di serie A e di serie B“ e incrementare il divario Nord-Sud.

Anche Gaetano Manfredi, sindaco di Napoli, ha spiegato che tale scelta sarebbe un errore, poiché “il più grande problema dell’Italia sono i divari: sociali, geografici, di genere. Questa riforma corre il rischio di aumentarli, in quanto oggi la spesa per le prestazioni sociali o per la scuola è nettamente più bassa a Napoli e in tutto il Sud, perché il gettito fiscale è minore.

In questi settori a Milano la spesa può arrivare anche al doppio. Ragionare in termini di spesa storica, senza un meccanismo di perequazione, aumenta il problema. (---)L’obiettivo non è trasferire il potere da una parte all’altra, ma rendere lo Stato più efficiente e garantire stessi diritti a tutti i cittadini. Ma poi alcune materie non si possono delegare alle regioni: oggi l’istruzione, la ricerca, ancor di più l’energia, devono essere gestite a livello nazionale. Anzi europeo. L’autonomia differenziata in questi casi andrebbe contro l’interesse nazionale(…)Il più grande divario interno è sull’istruzione: c’è una larga parte del Paese in cui tanti giovani non hanno un titolo di studio adeguato, abbiamo la percentuale più alta di Neet e lo si dice da anni.

Una situazione rispetto alla quale Manfredi chiede “politiche attive per migliorare l’istruzione, bisogna fare in modo di ridurre l’abbandono scolastico. Sono grandi politiche nazionali che non possono essere lasciate alle singole Regioni e anzi devono essere inserite in una dimensione europea perché oggi c’è circolazione europea della forza lavoro e dellecompetenze”.(https://www.ilmattino.it/primopiano... ).

Il rischio di disparità in effetti esiste: ciò potrebbe significare stipendi, concorsi e mobilità diversi in ogni regione e quelle più ricche avrebbero la possibilità di gestire valorizzare scuole, personale e offerta formativa con una maggiore disponibilità economica. Altre conseguenze potrebbero essere: fuga dalle regioni con minori disponibilità, disparità nelle valutazioni di studenti, mettendo a rischio il principio di un vero “diritto allo studio” che la nostra Costituzione dovrebbe garantire a tutti i cittadini. Essi quindi hanno ribadito la loro difesa di un sistema unitario di istruzione, non regionalizzato, durante una riunione tenuta a Matera, su “Europa cultura e lavoro”. I segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, Landini, Furlan e Barbagallo, hanno firmato un documento che ha già raccolto molte firme. Concludendo mi è venuto in mente il libro di Edgar Morin “La Testa ben fatta” in cui egli invita insegnanti e studenti a riflettere sull’attuale stato dei “saperi” e sulle sfide che caratterizzano la nostra epoca, come interdipendenza planetaria irreversibile fra le economie, le politiche, le religioni, le malattie di tutte le società umane. Per rendere queste sfide affrontabili, una riforma è indispensabile su come organizzare i “saperi” e soprattutto insegnare a pensare con la propria testa. Ed è questa la Scuola che da anni stiamo offrendo ai nostri ragazzi?!

Giovanna D’Arbitrio

 

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