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Il pane appena sfornato, non solo Gomorra

Il profumo del pane appena sfornato fa da richiamo ai clienti della zona
venerdì 30 maggio 2008 di Michela Orefice

Argomenti: Ricordi
Argomenti: Racconti, Romanzi


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Il profumo del pane appena sfornato fa da richiamo ai clienti della zona. I venti pezzi sono ordinatamente disposti sul tavolo di legno: è un merchandising primordiale.

Nonna Luciana finalmente si siede sulla sua seggiola impagliata, quasi a voler raccogliere le energie per la prossima infornata, quella delle otto. Intanto cominciano ad arrivare i primi clienti della giornata. La signora Pupella, napoletana doc, trasferitasi malvolentieri in periferia a seguito del suo matrimonio con Ettore, abita al primo piano dell’edificio di fronte e più di una volta è venuta giù in pigiama.

Casa di nonna sembra essere per lei il prolungamento della propria. Si siede, scherza e chiacchiera, beve un caffè con le zie ed infine prende il suo pezzo di pane e se ne va.

La signora Andreina le dà subito il cambio, ma si trattiene giusto il tempo necessario per raccontare l’ultimo pettegolezzo su Tizio o Caio. La sua presenza mette nonna in agitazione perché nella scelta del pane è talmente esigente da tastare ogni singolo pezzo, prima di decidersi.

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Fornaio antico

É poi la volta del professor D’Ezio, scapolone insegnante di matematica presso la Scuola Media Statale G. A. Rocco. Ha sempre un’aria afflitta dovuta alle precarie condizioni di salute dei suoi anziani genitori. Insieme al pane, nonna Luciana non gli fa mai mancare una parola di conforto e a volte penso che il professore venga più per questo “gadget” che per il pane.

A seguire tutti gli altri affezionati clienti per i quali andare a comprare il pane diventa una piacevole occasione di aggregazione sociale.

Solitamente arrivo in tempo per la seconda sfornata e comincio a girare lentamente intorno al tavolo-espositore come farebbe un cacciatore con la preda: cerco le croccanti scorzette ai lati dei pezzi di pane. Questa mia pratica non piace alla nonna, la quale puntualmente mi esorta a scegliere e far mio un pezzo di pane. Per me è un invito a nozze.

Poco distante dal forno c’è un albero di fichi secolare che in estate ci fa dono di frutti dolci e succosi

Ho quindi tutti gli ingredienti per la mia prima colazione: merenda con pane caldo e fichi.

Mentre assaporo questa semplice delizia, osservo le galline nel pollaio alle spalle del fico e mi tornano in mente episodi della mia infanzia. In particolare, ricordo che nonna Luciana mi chiedeva spesso di andarle a prendere le uova nel pollaio. Malgrado fossi poco più alta del gallo, ero talmente onorata del grande incarico di responsabilità assegnatomi da entrare nel pollaio senza esitazione.

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Fornaio moderno

Il gallo tante volte si è inalberato e mi ha inseguita per beccarmi, mentre le galline spaventate nel vedermi correre svolazzavano in tutte le direzioni. Il risultato era un gran baccano con starnazzi, mangiatoie ribaltate e piume volanti. Tuttavia, riuscivo sempre nel mio compito e con orgoglio (talvolta anche con qualche ferita da becco) portavo le uova alla nonna. Imparai presto che i polli nutrivano una sorta di timore reverenziale nei confronti di Alì, il cane meticcio di nonna.

Era di media statura, colore ruggine e sguardo minaccioso. Divenne la mia guardia del corpo durante le missioni nel pollaio. Non appena il gallo si avvicinava per beccarmi, Alì abbaiava mostrandogli le zanne aguzze. Sapeva essere molto convincente.. . Finita la colazione, mi diverto a gironzolare nel cortile alla ricerca di un passatempo e quando non ne trovo uno valido, chiedo di poter fare delle commissioni esterne, come andare a comprare il latte o i fiammiferi per nonna.

 

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