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Mosè, che hai combinato?

Una lite in famiglia !
domenica 3 maggio 2009 di Michele Penza

Argomenti: Opinioni, riflessioni
Argomenti: Religione


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Non sono certo un fanatico del Libro, ma l’ho sempre considerato un giacimento ricchissimo di esperienza umana. Possiamo pensarla come vogliamo nel merito ma non può essere un caso che tre fra le principali religioni attingano la loro sapienza dalla Bibbia.

Apro a caso e l’occhio mi cade su un episodio particolare, poco citato ma non privo di qualche interesse. (Numeri,12). Del resto, a sapervi leggere, in quasi tutta l’opera è possibile trovarne.di altrettanto stimolanti.

Riprende dunque il corso della lunga marcia del popolo di Israele verso la terra promessa. La tappa fondamentale del Sinai volge al suo termine. Mosè ha ricevuto le tavole della legge che è stata poi elaborata nei suoi dettagli ed esplicitata nei vari adempimenti e finalmente, dotatosi di una identità nazionale e di un corpus giuridico, il popolo di Dio si accinge a compiere l’ultimo tratto che ancora lo separa dalla terra di Canaan, cioè in altre parole va alla conquista del suo territorio. Sappiamo qualcosa anche noi di questa storica operazione che ancora oggi non ha trovato il suo definitivo compimento.

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Sefora figlia di Jethro
Particolare da Sandro Botticelli.

Ma ecco che sorge un problema. La contestazione a Mosè nasce dalla sua stessa famiglia. Dal fratello Aronne e soprattutto dalla sorella Miriam, che gli è maggiore in età e che è stata fino ad ora la sua più appassionata e fervente sostenitrice. E’ quella stessa che gli ha salvato la vita da bambino, quella che al momento del passaggio del mar Rosso quando ha visto travolti dalle onde i carri e i cavalieri del faraone che incalzavano gli ebrei alle spalle ha urlato tutta la sua gioia trionfale, e guidato le donne ebree a una danza selvaggia sulla riva orientale per esprimere tutte loro la liberazione dalla paura, e lei anche l’orgoglio per il fatto che strumento del prodigio divino sia stato suo fratello.

E’ quindi una donna forte che non ha peli sulla lingua e gli parla con la franchezza che dobbiamo a coloro che amiamo. Stavolta ha messo in riga anche Aronne, che è apparso sempre come un buon gregario, un segretario fedele ed efficiente. Ora, insieme, i due rivendicano una loro autonomia di giudizio. A loro dire Mosè è stato incoerente, predica bene e razzola male. Ha posto la legge che vieta agli ebrei di mescolare il loro sangue a quello dei gentili e poi si è preso una nuova moglie che è etiope. E non bastava Sefora, la figlia di Jetro, che è medianita? E’ forse questo un buon esempio da dare al popolo? La gente mormora, ha qualche remora ad affrontare a viso aperto l’uomo che parla con Dio, ma a loro due le critiche arrivano puntuali e pungenti. Si sentono in difficoltà perché ne condividono la giustezza.

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Aronne e Mosé
Dalla Bibbia di Marc Chagall

Mosè non replica, ma appare in difficoltà. Probabilmente non sa cosa rispondere. Non ha riflettuto sul suo gesto e nemmeno ne ha previsto le conseguenze, preso come è da ben altri problemi, e quello della famiglia è forse l’ultimo dei suoi pensieri. Lui è un patriarca, un leader, ha un popolo da guidare e una missione importante da compiere, non ha tempo da sprecare con le femmine. Purtroppo il Signore (che il suo nome sia sempre benedetto!) ha rovesciato proprio sulle sue spalle, quelle di un uomo semplice, inadeguato perché cattivo comunicatore, balbuziente persino, un carico superiore a qualunque capacità umana. Ma almeno nella sua tenda, e sulla sua stuoia, potrà fare quello che vuole? No? Neppure lì?

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Miriam danzante
Dalla Bibbia di Marc Chagall

In fondo sa che hanno ragione loro e non si difende, gli mancano, come spesso gli capita, le parole, ma ecco che interviene sulla scena un personaggio di massima autorevolezza a toglierlo dall’imbarazzo ed a dirimere senza appello quella contesa banale che rischia di compromettere un disegno di profilo ben più alto. Sarà il Signore in persona a convocarli tutti e tre sulla soglia della tenda del convegno, per mettere in chiaro che lui riconosce in Mosè il suo servo più fedele, l’unico che meriti di parlare faccia a faccia con Dio. E’ stato scelto per eseguire il suo disegno per cui ostacolare Mosè significa contrastare la sua volontà. Affinché Miriam se lo metta bene in testa le affibbia anche un tantino di lebbra, che per intercessione dello stesso Mosè avrà un decorso di soli sette giorni, trascorsi i quali basta, sia posto il bando alle sciocchezze, e ci si decida una buona volta a partire per andare a compiere la volontà divina.

Questo è quanto, più o meno, recita il testo. Possiamo trarre qualche considerazione da una tale storia, più immaginata che intravista nelle nebbie che avvolgono storia e leggenda, che tuttavia ci parla di una vicenda umanamente molto concreta nella quale possiamo cogliere vari elementi di attualità?

Si! La conferma anzitutto del vecchio detto che nessuno è profeta in patria. Magari Mosè poteva essere l’unico a riuscirci, legittimato come era dal Signore medesimo, ma in famiglia no, non la poteva raccontare, ed è evidente che ai fratelli non incuteva alcuna soggezione. I familiari di un grande uomo vedono chiaramente la sua realtà e comprendono che grande lo è solo nel rapporto con gli altri, ma nel fondo della sua solitudine non è che un povero uomo anche lui

Attenzione poi ai fans più scalmanati, ai sostenitori troppo entusiasti. Non li devi mai deludere, perché fanno presto a disamorarsi, a passare dagli applausi ai fischi e alle sassate. Se fai nascere un sogno devi essere tu per primo fedele a quel sogno, e quando cavalchi la tigre è difficile poi fermarsi. Dopo Mosè lo hanno sperimentato in tanti, profeti e cialtroni.

La logica suggerisce, infine, che la legge debba essere uguale per tutti. Ne conveniamo tutti ma la pratica ci dice invece che non è mai così. Esistono sempre, in tutti i tipi di società e in ogni epoca, individui o categorie di soggetti che apertamente o celatamente, con le buone o le cattive, di diritto o di rovescio si mettono in condizione di non restare vincolati a regole che magari loro stessi hanno imposto agli altri. Malgrado le enunciazioni solenni e le ostentazioni ipocrite si verifica sempre l’esistenza di taluni più eguali degli eguali. La domanda che questo brano della Bibbia ci propone è questa, ed è problema di eterna attualità: siamo sicuri che questo dato pragmatico di costante incoerenza tra legge e legislatore sia sempre e comunque un male assoluto? Se lo è come mai ci si è sempre adoperati a coprirlo piuttosto che a contrastarlo? Ci sarà pure una ragione.

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Aronne e il Vitello d’Oro
Nicolas Poussin

Non per complicarci la vita ma per ipotizzare una possibile spiegazione mi pongo un altro quesito: quando noi parliamo di ragione di stato, di che cosa esattamente parliamo? Secondo me sostanzialmente della stessa cosa di cui parla il Signore, o meglio di cui scrivevano quegli uomini di quattromila anni fa che sono stati della Bibbia gli estensori. Forse la verità è che questa rigorosa e totale osservanza della regola da parte di tutti che invochiamo in realtà non sia veramente necessaria, se non a far quadrare gli schemi dei filosofi e a tacitare le querele dei mediocri e dei formalisti.

La regola esiste perché altrimenti una società non vive ma deve restare uno strumento e non un fine. Non deve essere idolatrata. Sicuramente ci saranno eccezioni dovute alla piccineria di chi esercita il potere con prepotenza ma ci saranno anche quelle dovute alla grandezza di chi comprende che ci sono situazioni ed eventi di fronte ai quali ogni altra cosa, magari la nostra stessa vita, deve passare in secondo piano. Tutti i veri statisti e coloro che hanno responsabilità di altri uomini lo devono sapere e possono mirare alto. Possono fare centro o sbagliare, e solo allora li dobbiamo condannare.

Ci può piacere o no, ma in realtà è così che funziona.

Se poi fossimo (ma io non lo sono) di quelli che si consolano pensando al bicchiere mezzo pieno, ci potrebbe confortare il fatto che il problema storico ricorrente della conquista del proprio territorio concerna gli ebrei che sono in proporzione, con tutto il rispetto, quattro gatti, piuttosto che altri. Ve lo immaginate se il “Berit”, ossia l’alleanza, l’avessero fatto i cinesi o gli indiani, che sono miliardi?