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TRA GREEN PASS E PROTESTE DI VARIO GENERE

Qualche utile riflessione
domenica 17 ottobre 2021 di Giovanna D’Arbitrio

Argomenti: Società


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Dopo le proteste di lavoratori in alcuni settori e i preoccupanti disordini accaduti a Roma, ci sembra che come al solito manchi una visione d’insieme e ci chiediamo cosa avvenga in Europa e in altri Paesi del mondo riguardo al Green pass e (al di là del suo uso o meno) quale sia l’andamento della pandemia a livello mondiale.

Benché consapevoli che le disposizioni attuali potrebbero cambiare, cercheremo quindi di fare in breve il punto della situazione, nonostante il mare notizie su giornali cartacei e non, per non parlare dei continui talk show in Tv, in particolare sul tema di green pass e lavoro. Cominciamo con evidenziare che in Italia il Consiglio dei ministri ha varato il "Super Green pass", per i lavoratori pubblici e privati con un decreto entrato in vigore dal 15 ottobre e avrà validità fino a tutto il 2021. E solo per disabili e persone fragili si stabilisce che “al fine di assicurare l’esecuzione gratuita dei test molecolari e antigenici rapidi, per i cittadini con disabilità o in condizione di fragilità che non possono effettuare la vaccinazione anti SARS-CoV-2 a causa di patologie ostative certificate, nonché per i soggetti esenti dalla campagna vaccinale sulla base di idonea certificazione medica rilasciata secondo i criteri definiti con Circolare del Ministro della salute, è istituito nello stato di previsione del Ministero della salute un Fondo per la gratuità dei tamponi”

A quanto pare per ora l’UE non ha stabilito norme comuni e così accade che mentre in alcuni Stati hanno già bloccato il certificato verde, come la Spagna e Regno Unito (che non fa parte dell’Ue) in altri invece ci si comporta in modo diverso. In Belgio, ad esempio, esiste "Covid safe ticket" (con cui si dimostra di essere vaccinati o guariti con test molecolari) unicamente per gli eventi con oltre 1.500 persone. In Austria il certificato è obbligatorio per accedere a musei, ristoranti, luoghi di cultura, hotel, impianti sportivi e centri benessere; la Danimarca ha un Coronapas, che è in vigore da aprile, richiesto per entrare in ristoranti, bar palestra e così via, mentre nei Paesi Bassi non è obbligatorio un certificato per accedere ai locali, bensì per a grandi eventi; in Portogallo è obbligatorio per accedere a hotel, palestre, eventi culturali e sportivi, e il venerdì sera e nel fine settimana anche nei ristoranti. In Germania dal 23 agosto vige la regola delle 3 G: Geimpft, Getestet, Genesen, ossia vaccinato, testato o guarito, cioè certificazione per entrare in locali chiusi, pubblici o privati, incluse le discoteche. In Francia il green pass è più diffuso anche in campo lavorativo e richiesto in particolare nei luoghi chiusi ed eventi ad elevata affluenza, per il personale sanitario e parasanitario e di altri settori, esclusi gli insegnanti. Si rilevano proteste in varie città.

A parte l’uso o meno del green pass, fa riflettere ciò che accade in Russia dove molti non sono stati ancora vaccinati e forse ora dovranno affrontare una “quarta ondata” pandemica, mentre negli Usa in alcuni stati il numero dei vaccinati è ancora poco soddisfacente. Si deduce, quindi, che quando le percentuali dei vaccinati sono basse, il pericolo di essere contagiarsi è alto, in particolare per il diffondersi di varianti a livello internazionale.

Oltre alle proteste dei No Vax e di alcune frange estremiste, non mancano anche i dubbi di coloro che temono limitazioni al cosiddetto “Stato di diritto”.”. Insomma i problemi sollevati sono davvero molti e non di facile soluzione. Tanti anche i dubbi, le incertezze, le argomentazioni sull’origine del Coronavirus, i timori per perdita di libertà democratiche e così via. Eppure, malgrado tutte le considerazioni possibili e immaginabili, la pandemia è una drammatica realtà che in qualche modo va arginata in tutto il mondo. Tante sono le polemiche in occidente, ma pochi parlano di milioni di persone che ancora contraggono il virus e muoiono senza poter accedere nemmeno ad adeguate cure mediche, in particolare nel terzo mondo dove i vaccini ancora non arrivano in quantità massicce per la mancata liberalizzazione dei brevetti che ne ostacola una più ampia diffusione, nonché per il mancato riconoscimento di alcuni vaccini da parte dell’OMS che complica i rapporti internazionali. Concludendo in un mondo sempre più globalizzato in cui milioni di persone si spostano da un paese all’altro per lavoro o per emigrare, la pandemia forse sarà davvero sconfitta se tutte le nazioni ne usciranno vittoriose, altrimenti il futuro sarà davvero oscuro se dovremo continuare a inoculare ulteriori dosi di vaccino riservate solo ai paesi occidentali.

E con l’inquinamento che sta devastando il nostro pianeta minando le nostre difese immunitarie, quanti altri virus e malattie dovremo affrontare e combattere, oltre a quelle già esistenti che la ricerca scientifica non riesce a curare, come ad esempio il cancro, (solo per citarne una!?E che dire degli effetti dell’ inquinamento sul clima impazzito che causa disastri immani?! Non si riesce davvero a capire come si possa continuare ad insistere sulla continua ricerca di risorse da sfruttare anche a costo di seminare guerre, fame e malattie, senza alcun rispetto per esseri umani e ambiente. Il mondo globalizzato si trova ad un bivio epocale in cui dovrà scegliere tra egoismo e solidarietà, utilizzando i progressi di scienza e tecnica per Il Bene dell’Umanità e non per fini distruttivi.

Giovanna D’Arbitrio