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DAL SAN PAOLO AI DUE LORETO

Prima parte
mercoledì 12 maggio 2021 di Achille della Ragione



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L’Ospedale San Paolo che si trova nel quartiere Fuorigrotta, in via Terracina, è stato inaugurato nel 1972 e serve un vasto bacino di utenza, anche delle zone confinanti e nel corso degli anni si è adeguato alle normative vigenti senza subire sostanziali modifiche strutturali. Possiede un complesso operatorio di 1000 mq. caratteristica di una struttura organizzata prevalentemente per l’emergenza. E numerosi reparti specialistici, dall’urologia all’oculistica.

Il vero fiore all’occhiello è costituito dal reparto di Ginecologia, diretto da illustri primari, in primis Guglielmo Magli, che qui ha cominciato la sua luminosa carriera e ricordo con nostalgia quando negli anni Ottanta ho tenuto dei corsi sul metodo Karman, al quale partecipavano medici da tutta la Campania e da cui è spuntato Gino Langella da poco scomparso causa Covid, che per decenni ha diretto con estrema liberalità il reparto di interruzioni di gravidanza.

Viceversa a far nascere in maniera spontanea, ricorrendo solo eccezionalmente al taglio cesareo, ci ha pensato per anni Edoardo Oreste, che ha avuto l’onore di imparare la professione dal sottoscritto, in un breve periodo in cui, dopo una causa di lavoro durata solo 24 anni, ripresi l’attività per qualche mese presso l’ospedale di Cava de’ Tirreni. Eduardo, a cui voglio un bene dell’anima, è un personaggio originale: ama i cani più che gli esseri umani, ne ha sempre posseduto minimo tre, prima i mastini, ora i pastori tedeschi e spesso ama travestirsi, infatti possiamo farlo conoscere ai lettori in abiti femminili(fig. 4), mentre vogliamo ricordare anche l’attività della moglie Ada Crea, impegnata nel laboratorio d’analisi dell’ospedale con solerzia ed abnegazione. Passiamo ora a raccontare la lunga storia del Loreto Crispi, che nasce come Conservatorio di musica annesso alla chiesa di Santa Maria di Loreto e fu costruito verso la metà del XVI secolo in una elegante via della città.

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Gino Langella

Nel 1537 il frate Giovanni di Tapia fondò il Conservatorio riunendo ottocento allievi tra ragazzi e fanciulle. Nel 1557 il francescano Marcello Foscataro migliorò l’istituzione, ospitando anche fanciulli poveri. I ragazzi imparavano musica ubbidendo a regole severe, cosi come si legge in alcuni documenti: "non levandosi per tempo, due nervate"; "non eseguendo del lavoro assegnato o non eseguendolo a dovere saranno puniti con il numero di nervate che sarà prescritto dall’illustrissimo Vicario"; "usando discorsi e parole improprie, due nervate".

I fanciulli, oltre ad eseguire musica a pagamento, erano impegnati per messe e per fare da angioletti all’esequie dei bambini. Era usanza dei napoletani mettere sopra il carro funebre di un fanciullo morto gli ospiti del Conservatorio. Sempre dai documenti si apprende che nel 1697, un lunedì, scomparve dal tabernacolo della cappella dell’ospizio la pisside d’oro contenente ostie consacrate. La notizia del furto sacrilego si diffuse rapidamente tra il collegio e la popolazione, la quale vide nell’accaduto un segno certo di prossimi castighi celesti.

Bisognava a tutti i costi trovare il ladro, già indicato in un certo Gaetano Cugno, un uomo di fatica del Conservatorio. Chi per primo avesse trovato il colpevole o dato notizie utile per la sua cattura, avrebbe ricevuto cento scudi dal Rettore del Conservatorio.

Intanto messe e solenni funzioni venivano celebrate con il concorso della città e delle varie confraternite, nel tentativo di ottenere il perdono del Signore per l’esecrando episodio. Finalmente il ladro venne acciuffato da un soldato a cui il Cugno aveva chiesto un cavallo. Gli fu ritrovata addosso la pisside fatta a pezzi. Dopo due lunghi interrogatori gli inquisitori riuscirono a sapere dove il ladro avesse nascosto le ostie consacrate.

Il Cugno, incartate le ostie, le aveva seppellite ai piedi di un muro diroccato nei pressi del Conservatorio. Mentre l’ospizio era in festa e ringraziava il Signore del ritrovamento, il ladro veniva lavato con acqua pura e rivestito con l’abito dei condannati a morte.
Confortato dai Bianchi di Giustizia, sali dopo tre giorni al patibolo senza mostrare la minima paura e solo all’ultimo momento chiese perdono ai fanciulli del Conservatorio del furto, incitandoli a pregare per la sua salvezza.

Dopo l’impiccagione il boia tagliò al cadavere le sacrileghe mani, che vennero esposte alla porta del Conservatorio.

I fatti erano raccontati da una lapide di pietra murata sul reclusorio, prima di essere abbattuta agli inizi del XIX secolo. In ricordo dell’episodio veniva fatto ogni anno dai piccoli ospiti del Conservatorio una festa detta "diavolata", con l’allestimento di un dramma sacro in cui l’Arcangelo Michele lottava aspramente contro i demoni, riportando su di essi una brillante vittoria: in seguito, l’Arcangelo liberava un Angelo incatenato che rappresentava l’umanità mentre la morte spezzava il proprio arco.

Nel 1826 venne ceduto dal Demanio al Real Albergo dei Poveri per accogliere fanciulli e vecchi inabili. Nel 1833 venne adibito al ricovero di uomini affetti da malattie acute e successivamente nel 1834 fu trasformato in Ospedale, con lo scopo di curare gli ammalati dell’Albergo dei Poveri e di altri ospizi napoletani. Nel 1835 furono aperte delle corsie per ricoverare anche le donne inferme. Queste nel 1846 passarono all’ospedale Santa Maria della Vita (quartiere Sanità), ed allora nei locali resesi disponibili si inizio il servizio di pronto soccorso. L’Ospedale attualmente è costituito da un edificio a due piani. a sviluppo orizzontale, ubicato in un quartiere residenziale della città.

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Loreto Nuovo. Ingresso

Vi sono 138 posti letto, un organico di circa 60 sanitari, 140 parasanitari e circa 40 fra impiegati, tecnici ed amministrativi. L’altro ospedale Loreto, definito Nuovo, si trova nell’altro lato della città, è stato costruito negli anni Cinquanta e serve la zona est della città, prevalentemente i quartieri Ferrovia, Porto e Mercato. Dispone di molti reparti e di un frequentato Pronto soccorso. Tra i luminari che vi hanno lavorato voglio citare un solo nome Massimo De Bellis,, primario di neurochirurgia, allievo di un mio prozio, il celebre Castellano, braccio destro di Olivecrona, l’inventore della neurochirurgia. Da poco in pensione è ancora attivo in cliniche private.

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Massimo De Bellis

(Segue)