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Il generale Della Rovere

Una strana storia italiana e in fondo anche una storia bella
giovedì 16 aprile 2009 di Michele Penza

Argomenti: Opinioni, riflessioni
Argomenti: Politica


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Un personaggio un po’ fuori delle regole, non proprio un delinquente ma un piccolo imbroglione che dopo una vita di espedienti e di compromessi è finito in galera e la sorte vuole che con la sua detenzione si determini una svolta sostanziale nella sua vita. Siamo nel ’44 e la Gestapo pensa di utilizzarlo per estorcere confidenze agli ufficiali italiani detenuti nello stesso luogo, e gli costruisce una identità fittizia spacciandolo per il generale Della Rovere, un dirigente della resistenza. L’uomo è cattivo cittadino, ma buon attore e riesce nell’intento di farsi credere e accettare dagli ufficiali, ma al momento decisivo in cui avviene la resa dei conti e viene chiamato ad affrontare la morte l’uomo ha un sussulto di dignità e di orgoglio e sa morire non da cialtrone, come ha sempre vissuto, ma da uomo che, comunque si chiami, è all’altezza delle sue responsabilità e sa essere di esempio agli altri più giovani e incerti

Perché mi è tornata in mente questa storia, che ricordo narrata in uno degli ultimi film di Vittorio De Sica svariati anni addietro? Ci pensavo in questi giorni, considerando i fatti d’Abruzzo.

Per carità non intendo fare dei paragoni diretti fra quel personaggio e un importante uomo politico dei nostri giorni che non sarebbero né generosi né veritieri, ma un elemento comune fra le due situazioni ce lo vedo. Non nella qualità delle persone, ripeto, ma nello evolversi dei fatti. E pure nella eterna fusione fra dramma e commedia che a mio parere puntualmente caratterizza le vicende di questo paese.

Vedo un politico che in età più che matura ha intrapreso un’attività che non è mai stata la sua, ha assunto un ruolo per il quale non è forse tecnicamente e culturalmente preparato, un ruolo che molti gli rimproverano di affrontare con grande attivismo ma con altrettanta presunzione e con uno spirito un po’ troppo garibaldino, non nel senso di eroico, ma di arruffone.

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Terremoto 2009 in Abruzzo

Ed ecco che, chiamato a una prova di quelle toste nella quale finora negli anni trascorsi avevamo registrato una serie di clamorosi fallimenti dei suoi predecessori, debbo riconoscere che l’uomo c’è, e che, finalmente, il politico riesce a diventare per i cittadini quel punto di riferimento che deve essere. Ci mette la faccia e trova gli accenti della sincerità. La gente lo ha apprezzato e gli ha dato fiducia, fino a prova contraria. Sarà politicamente corretto spendere due soldi di onestà intellettuale per riconoscere un merito a un uomo che per altri versi non mi ha mai entusiasmato? Non lo so e dirò che nemmeno mi sconvolge il quesito. Del resto ho smesso da tempo di confondere i desideri con la realtà. Questo ci troviamo, oggi, e da questo dobbiamo partire. E meno male che almeno questo c’è, non posso che pensarla allo stesso modo di tanti aquilani.

E gli altri che fanno? Mah, aspettiamo che crescano, ha da passà a nuttata!