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I Visconti - miei parenti acquisiti!

Miei ricordi d’infanzia
martedì 30 dicembre 2008 di Arturo Capasso

Argomenti: Ricordi


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Se passi per Corso Secondigliano, troverai sulla destra un bel palazzo umbertino di quattro piani. Ma in realtà c’è un piano ammezzato più tre piani. E’ rimasta ancora l’iscrizione: Proprietà Barbato.

Questo signore tornò dall’America negli anni trenta con una vagonata di dollari. Aveva fatto fortuna e volle passare il resto dei suoi giorni nel piccolo paese che gli aveva dato i natali.

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Corso Secondigliano, Napoli

All’ ingresso c’è un ampio cortile e poi un grandissimo giardino a forma rettangolare. Vi hanno costruito tutto intorno enormi palazzoni e il fascino di un tempo è solo di facciata.

La figlia del Barbato sposò Raffaele Visconti, ed ebbe quattro figli. Il primo, Antonio, sposò mia sorella Luisa; il secondo, Lello, si unì alla sorella di mio padre Lina e invece Titina andò sposa al fratello di mio padre.

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Corso Secondigliano oggi!

Così fra i Visconti e i Capasso ci fu un triplice legame.

Insieme – le due famiglie – sfollammo a Roccaraso per sfuggire ai bombardamenti e a tutti i problemi che diventavano sempre più gravi.

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Roccaraso
Panorama su una vecchia cartolina

Da Roccaraso un bel giorno le autorità tedesche ci imposero di sloggiare in poche ore, portando solo cinque chili di effetti personali. Trovammo riparo a Sulmona, dove trascorremmo un inverno intero.

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Sulmona L’Annunziata

Ma io voglio ricordare i primissimi tempi, quando i due nuclei familiari cominciarono a frequentarsi.

Avevo pochi anni, spesso andavo da loro, sempre ben accetto dal quarto ed ultimo figlio, Andrea. Si giocava nell’enorme giardino, con grosse aiuole ricche di palme e gardenie, che scendevano copiose, quasi a formare un cuscino vellutato. E proprio su uno di questi cuscini andai a cadere, perdendo l’equilibrio sull’altalena, che faceva bella mostra fra due aiuole, quasi al centro del giardino. Mi si ruppe mezzo incisivo.

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Giardino all’italiana

Il giardino all’italiana aveva anche una bella vasca in marmo, con molti pesci.

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Zuppa inglese

A casa nostra arrivarono due prelibatezze in pochi giorni. Una enorme zuppa inglese, che non avevo mai visto ed assaggiata prima e una domenica all’ora di pranzo venne un loro incaricato con un grosso vassoio in legno, coperto da un panno bianco. Ne uscirono tanti sartù, ancora fumanti.

Erano eccezionali, da allora non ho mai più mangiato qualcosa di simile. Tutti i tentativi sono andati miseramente falliti. Ma forse c’è il ricordo fortissimo a quella prima volta, che rende gli altri assaggi non all’altezza.

Come dimenticare l’abbondanza di dolci per le feste natalizie?

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Biscotti natalizi

I Visconti avevano una enorme salone da pranzo con un grosso tavolo, dove potevano sedersi comodamente una ventina di persone.

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Enorme salone da pranzo !

Un terzo del tavolo era occupato da vassoi di dolci tradizionali. Ma in quantità che non ho più visto. Per ogni tipo di dolce – roccocò, raffioli, susamielli, cassatine grandi e piccole, pasta reale, c’era un vassoio molto grande, che doveva contenere almeno un paio di chili di tali prelibatezze.

Ecco, questi i miei ricordi, quando avevo sei-sette anni, al massimo.

P.S.

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