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Fascista sarà lei ….

Non bisogna dire, non bisogna far sapere chi eravamo ......
mercoledì 19 marzo 2008 di Arturo Capasso

Argomenti: Politica
Argomenti: Ricordi


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Ci risiamo; ogni tanto scoppia il caso. Ed è subito tribunale. I colpevolisti affilano le armi, qualche voce di innocentista è prontamente zittita. Inevitabili gli appelli, gli incontri con tavolorotondisti che dalle braccia di Mussolini passarono a quelle più robuste (e necessarie) di Marx.

Come si fa - in un salotto – a dire ad una bella donna tutto quello che si sa di lei? Orrore! Si finisce con l’essere cacciati a calci dal padrone di casa. E così c’è stata una specie di congiura del silenzio. Non bisogna dire, non bisogna far sapere chi eravamo, per chi eravamo impazienti di scrivere e di osannare, anche se non ci era richiesto. Come sempre accade, i nomi sono in bella mostra, molti già noti.

Sono andato a rivedermi un libro apparso nel 1960, a settembre; a gennaio 1961 c’era già la seconda edizione e fra il 1972 ed il 1975 apparvero altre otto edizioni. Erano le memorie di un littore, Nino Tripodi: Italia fascista in piedi (Il Borghese e Ciarrapico editori associati).

I littoriali di Firenze, 1934.

Pietro Ingrao si afferma al secondo posto nella critica letteraria ed artistica. Littore, cioè primo classificato, è Leonardo Sinisgalli, poeta. Si misero in luce il critico Giorgio Prosperi e Paolo Emilio Taviani, che partecipava col GUF di Genova, il socialista Achille Corona, i giornalisti Aldo Airoldi e Gianni Granzotto.

Buon piazzamento per Alberto Mondatori. Nel settore cinematografico troviamo Riccardo Morbelli e Pietro Francisci.

I littoriali di Roma, 1935.

Fra i partecipanti troviamo Luigi Preti, Felice Chilanti, Gaetano Baldacci, Raffaele Brancati, Domenico Meccoli, Vittorio Zincone, Franco Calamandrei, Giulio Vassalli, Giuseppe Codacci Pisanelli, Paolo Biscaretti di Cuffia, Aldo Moro, Amintore Fanfani.

Spesso i nomi si ripetono: infatti, alcuni partecipavano a più giochi littori o a più testate, sempre e tutte di provata fede. Dopo è stato detto che c’era una fronda all’interno, che già si conoscevano le idee e le ideologie avverse.

Per carità, può essere anche vero, ma io penso a Kafka e al suo bello e terribile racconto: metamorfosi.

I littoriali di Venezia ebbero luogo nel 1936.

Vi troviamo alcuni che avevano già partecipato ai litorali di Roma, 1935: Sala Giuseppe, che sarà redattore del Popolo, Luigi Preti, Aldo Airoldi. Come new entry troviamo Giancarlo Vigorelli, del GUF di Milano. Buon piazzamento ebbero Mario Stefanile, Siro Angeli e Rodolfo De Stefano, poi passato alla cattedra di filosofia del diritto all’Università di Messina.

Dal GUF di Milano si fece “onore” nella composizione narrativa Carlo Bo, che poi troveremo all’università di Urbino.

Diamo uno sguardo alle riviste, che erano tutte “confesssate” e “comunicate”: rigido controllo ideologico.

Cabala, rivista culturale che esce a Roma. Fra le firme appaiono Sibilla Aleramo, Corrado Alvaro (che troveremo anche in Civiltà Fascista e Primato), Libero Bigiaretti, Diego Calcagno, Adriano Grande, Umberto Saba, Giuseppe Ungaretti, Diego Valeri.

A Como si pubblica il Broletto, sotto il controllo del PNF e l’ufficio stampa della Presidenza del Consiglio. I nomi sono di tutto rispetto: Libero De Libero, Enrico Falqui, Piero Gadda, Pietro Jansen, Massimo Lelj, Carlo Linati, Gianna Manzini, Salvatore Quasimodo, Margherita Sarfatti, Leonardo Sinisgalli, Diego Valeri.

Sul periodico Cinema diretto da Vittorio Mussolini appaiono le firme di Mario Alicata, Giorgio Vecchietti, Roberto Rossellini, Mario Praz, Corrado Alvaro, G.B. Angioletti, Guido Aristarco, Alessandro Blasetti, Irene Brin, Mino Caudana, Emilio Cecchi, Giovanni Comisso, Mario Panunzio, Paolo Monelli, Giuseppe Marotta, Lattuada, Mario Craveri, Mino Doletti, Ennio Flaiano, Rino Samminiatelli.

Per finire, diamo uno guardo ai collaboratori della Critica Fascista: G.B. Angioletti, Virgilio Lilli, Enrico Falqui, Luigi Chiarini, Augusto Guerriero, Vittorio Gorresio, Vitaliano Brancati, Massimo Bontempelli, Goffredo Bellonci, Piero Bargellini, Curzio Malaparte, Indro Montanelli.

Due osservazioni: forse si farebbe prima a scrivere CHI NON C’ERA. Per molta di questa “intellighenzia” valeva quanto disse il premio Nobel russo Michail Aleksandrovic Sciolochov, filo sovietico super integrato: “scriviamo come ci dice il cuore e il nostro cuore appartiene al Partito”.

Stavo per citare il simpatico Pupo: “ma questa è un’altra storia”. E invece no, è sempre la stessa squallida storia.

L’antifascista di cui ci occupiamo adesso merita un’attenzione particolare, perché lui fu un grande, un grandissimo nel giornalismo.

In ogni biblioteca, sia pur modesta, c’è una raccolta di suoi scritti: articoli, saggi, opere storiche. Fu un mito. Ma che cosa è un mito? E’ l’immagine o la leggenda fascinosa che si crea intorno ad una persona.

Aveva combattuto in Etiopia quando volevano formare l’Impero. Pretende che “ il soldato italiano ecceda in dignità razziale”. Infatti, dice che “non sarà mai dei dominatori se non avremo la coscienza esatta di una nostra fatale superiorità. Coi negri non si fraternizza. Non si può, non si deve. Niente indulgenze, niente amorazzi. “ Il bianco comandi”.

Passiamo adesso – velocemente – alle sue collaborazioni: le troviamo su Critica Fascista di Bottai, Gerarchia di Carlo Ravasio, su Popolo d’Italia di Vito Mussolini, sull’Universale di Berto Ricci e sull’Impero Fascista di Settimelli.

Nino Tripodi, di cui stiamo sfogliando il suo Italia fascista in piedi! a pagina 85 riporta un brano del nostro grandissimo personaggio: altamente apologetico per Mussolini: “Tante volte abbiamo tentato di sottrarci alla sua presa… E forse nulla… dà la misura del suo ipnotico potere su di noi…” Mettetevi comodi, chiudete gli occhi, otturate il naso: Il grande, il grandissimo era lui: Indro Montanelli.

Requiem per un mito.

I littoriali di Napoli,1937

Come si ricorderà, i littoriali erano delle gare annuali alle quali partecipavano soprattutto universitari del GUF e neo laureati; si dividevano in due categorie: sport e cultura. C’erano gare letterarie, di cultura giuridica,politica,filosofica. E ancora: giornalismo, scienze fisiche e mediche,critica artistica, estetica, musica, cinema.

Anche ai littoriali di Napoli troviamo felicemente rappresentato quello che poi sarà l’arco costituzionale.

Questo spiegherebbe la congiura del silenzio a guerra finita. Pietra tombale su vizi e virtù del passato:un condono atipico.

I littoriali di Napoli si avvalsero d’un maggior numero di concorrenti.

Nella sezione relativa alla dottrina del fascismo si misero in luce Mario Zagari, futuro ministro socialista, Giuseppe Sala, giornalista democristiano, Gianni Roberti, poi docente universitario e deputato missino. Ma una stella brillava sulle altre:veniva da Bari, dopo aver battuto i concorrenti pugliesi: era Aldo Moro. Egli affrontò con grande entusiasmo il tema “Possibilità di sviluppo della personalità umana nel regime fascista”.

Abbiamo accennato a Mario Zagari. La sua operatività al servizio del regime fu premiata col viaggio a Berlino, al seguito di Benito Mussolini. Fra le sue corrispondenze leggiamo: ”Quello che la Germania ha visto nel Duce è l’uomo, il grande carattere, la figura estrema e definitiva di quell’Italiano che il Fascismo doveva suscitare, ha suscitato, susciterà”.

Sempre nei littoriali partenopei c’imbattiamo in un’altra stella di prima grandezza: Renato Guttuso, secondo classificato nelle arti figurative. A guerra finita anche per lui ci fu il difficile esercizio del Kamasutra, col ribaltamento delle posizioni. O forse erano solo esercitazioni per più impegnativi “passaggi “ con la Marta nazionale? Ho sentito qualche volta :non sputare nel piatto dove mangi. Forse questo suggerimento presuppone la (eventuale) possibilità di sputare nel piatto dove GIA’ s’è mangiato…

Dopo Guttuso si classificarono altri due futuri deputati di spicco: Raffaello De Grada e Antonello Trombadori.

Buon piazzamento per Mario Stefanile, futuro “faro” del giornalismo napoletano. Ma le sorprese non sono ancora finite: c’è Giorgio Bassani, inviato dal GUF di Ferrara: quinto posto nel concorso di poesia.

E c’è anche Marcello Venturoli, poi critico d’arte comunista. Egli collaborava - fra l’altro- alla rivista Anno XIII, diretta da Vittorio Mussolini. Vi scriveva il futuro ministro democristiano Mario Ferrari-Aggradi. Fra i collaboratori c’era un nome di assoluto rispetto: Carlo Cassola.

Tornano personaggi già visti, lodati e citati. Fra i neofiti appare Luigi Firpo, che poi avrebbe insegnato storia delle dottrine politiche all’Università di Torino. Nino Tripodi così conclude il capitolo sui littoriali partenopei (pag.102): ”I temi trattati … ebbero in seguito rimeditazione … specie sul giornale del GUF di Napoli 9 maggio, del quale era solerte, efficace,scrupoloso collaboratore il futuro deputato del gruppo estremista comunista del Manifesto Massimo Caprara

Nuove entrate ai littoriali di Palermo,Trieste, Bologna.

Tralasciamo - per ora - i personaggi che hanno riempito pagine e pagine di giornali, periodici, libri e fascicoli speciali con una fede che - almeno allora - sembrava incrollabile e, comunque, al di sopra di ogni elementare limite di decenza. Fede, poi, scioltasi come neve (poltiglia?) al sole .Opportunismo? Voglia esasperata di protagonismo? A ciascuno - con la sua eventuale coscienza - la risposta ai semplici quesiti. Ma a noi – almeno - il diritto di ricordare…

Littoriali di Palermo,1938.

Padre Agostino Gemelli, rettore della Cattolica di Milano, fu molto applaudito. Troviamo fra i partecipanti Enrico Fulchignoni, poi a Parigi presso l’Unesco e cattedra a Roma. Federico Zardi, vincitore del Premio Marzotto 1955. Dino Del Bo, del Guf di Milano, vinse nella composizione narrativa fascista. Dopo di lui Giuseppe De Santis e un po’ oltre Silvio Micheli. Ebbe una segnalazione Adriano Seroni, futuro deputato comunista. Per la musica ricorderemo Francesco Siciliani poi al Teatro San Carlo di Napoli, e Bruno Bettinelli che andò al Conservatorio Verdi di Milano. Il futuro editore di Gente Edilio Rusconi fu un vero stachanovista: partecipò alla composizione narrativa (quinto),alla sezione radiofonica (ottavo) e a quella cinematografica (decimo).

Littoriali di Trieste,1939.

Furono premiati i versi di Milena Milani.; Carlo Muscetta, il noto scrittore comunista, fu littore nella sezione della politica educativa. Nel giornalismo l’alloro toccò a Gianni Granzotto. Buon piazzamento per Danilo De Cocci e Luigi Romersa. Nel cinema,nel teatro e nella radio: Luciano Emmer , Fernando Cerchio , Basilio Franchina, Orazio Costa, Guglielmo Morandi, Alfredo Orecchio fu littore nella poesia e poi passò fra le braccia di Marx.

Nino Tripodi, così scrive (pag.155):”Il povero Alfredo non fu “una volta” fascista. Fu “sempre” fascista. In tutta la sua gioventù non fu che fascista. E lo sarebbe rimasto per tutta la vita come Preti, come Moro, come Guttuso, come Alicata, se il fascismo avesse vinto la guerra.”.

Littoriali di Bologna, 1940. Settima ed ultima edizione.

Fra i commissari della sezione agraria c’era Giuseppe Medici, che sarà brillante ministro degli Esteri della Democrazia cristiana. Lo seguii nei viaggi in Urss e Cina per conto di alcuni giornali. Sempre bene informato, prestava particolare attenzione nelle visite alle comunità agricole e ai padiglioni industriali.

Dal Guf di Padova arrivò Luigi Gui, futuro ministro della DC. Jader Jacobelli, moderatore delle tribune elettorali, si mise in luce nella sezione di politica educativa.

C’è – con mia vera meraviglia - il nome di Ugoberto Alfassio Grimaldi distintosi a Trieste. L’ho conosciuto abbastanza bene e ha scritto una bella introduzione al mio Socialismo in Svezia. Per le donne Emilia Granzotto, sorella di Gianni, Agostino Bignardi per la propaganda radiofonica; fu anche attivo collaboratore del periodico fascista Architrave, per il quale scriveva Pier Paolo Pasolini. Per il teatro Amerigo Gomez e Turi Vasile. Giacinto Spagnoletti nella poesia.

Fra i commissari Orio Vergani, Ottone Rosai, Attilio Selva, Cesare Frugoni, Mino Maccari. Basta. Finiamo qui. Anzi, ricordiamo Carlo Bernari, che inviato (davvero) speciale dei tedeschi scriveva nel 1941:”Questi sono i tedeschi di oggi. Sono dei pugni chiusi: ma se riesci ad aprirli, stringi una mano amica”.

Bernari cambiò pelle, ma sempre coi pugni chiusi ebbe a che fare.