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L’odissea di Isadora Duncan


giovedì 18 ottobre 2007 di Luciano De Vita

Argomenti: Celebrazioni/Anniversari
Argomenti: Letteratura e filosofia


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Nel mio articolo del settembre 2007 "Monte Verità, la montagna dell’utopia" la danzatrice Isadora Duncan è stata citata tra i frequentatori del Sanatorium Monte Verità.

Mostrando ad un amico alcuni numeri di Scena Illustrata degli anni venti, che ho avuto in prestito per fotografarli e utilizzarli per questo sito, mi è cascato l’occhio su di un articolo su di lei, firmato Walter.

Questo articolo è stato scritto pochi giorni dopo la morte della danzatrice avvenuta a Nizza il 14 settembre 1927. Certamente doveva essere un personaggio molto conosciuto a quei tempi e quindi la rivista di Pilade Pollazzi si è immediatamente sentita in dovere di pubblicare la notizia e un commento sulla sua vita nel numero in uscita immediatamente dopo il luttuoso evento.

Ho quindi il piacere di presentarvi questo articolo ripreso con uno scanner dalla rivista a pagina 31.

Da Scena Illustrata del 15 Ottobre 1927 numero doppio 19-20


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Copertina della rivista del 1927
Da cui è tratto l’articolo

Strangolata da un grande scialle veneziano a frange che le avvolgeva il collo e che si era attorcigliato intorno al tam¬buro del freno della ruota sinistra posteriore di un’automobile lanciata a velocità pazzesca, ecco l’epilogo spaventoso della movimentatissima vita di Isadora Duncan. Per quale misteriosa predestinazione questa discendente da avi austeri - uno di essi, sir Guglielmo Duncan-Bart, aveva combattuto, nientemeno, a fianco di Giorgio Washington - s’era data alla danza, nessuno potrebbe dirlo. Fatto sta che ella ballò come raramente si era ballato prima, con un fervore che pareva trasfigurarla.

A Parigi, dove si era subito imposta con quelle famose danze a piedi nudi - la chiamavano, per eufemismo o per antonomasia, “la danzatrice scalza “ - aveva fondato una scuola da cui sono uscite numerose allieve. E questa scuola, oltre la celebrità, le aveva fatto guadagnare una fortuna che peraltro non seppe conservare.

Sebbene nata in America, e precisamente a Boston, dove i costumi sono diventati così liberi da dare parecchi punti a quelli della vecchia Europa, Isadora Duncan trovava che nella quasi totalità dei due mondi s’era molto in arretrato in fatto di pregiudizi sull’amore e sul matrimonio, e credette per lei essere più spirabil aere quello della Russia soviettistica.

Ecco perché Isadora Duncan, imbevuta di questi strani principi, rimasta vedova di un primo marito e perduti due bambini tragicamente annegati nella Senna, rifiutò la mano di un milionario per accettare (quella sinistra, s’intende) di un biondo poeta russo - Sergio Essenine - grande sognatore e grandissimo squattrinato.

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I coniugi Duncan a Berlino

Ma tornata in America con lui, non ricevette quelle accoglienze che si aspettava: le sue danze, per quanto sapienti, non destarono molto entusiasmo; i suoi vestiti parvero troppo succinti: per di più, le fu imposto di regolarizzare la sua unione col biondo poeta slavo. Isadora Duncan tornò allora nella sua rossa terra di adozione protestando sdegnosamente contro l’ignoranza e l’ipocrisia della sua patria. Ma anche la terra di Lenin le fu infausta, perché il suo biondo poeta si suicidò a Mosca in un albergo.

E, forse per vendicarsi delle cattive accoglienze ricevute in patria, forse per reagire al colpo di una felicità troncata e che essa aveva proclamato a tutto il mondo, Isadora Duncan intinse la penna nel corruccio e nel risentimento scrivendo che in America si muore di schiavitù mentale e spirituale, che gli artisti vi sono oppressi e non vi possono vivere. " Se nella nativa Boston - scriveva - dicono che io sono rossa, io me ne vanto. Nei popoli vi sono tre colori: il bianco, il grigio e il rosso. Il bianco, indica una purità inutile; il grigio, il colore dei miei concittadini di Boston, indica un popolo morto nel sentimento e nel pensiero ; il rosso é il colore del popolo che vive e lavora. „ Ella ebbe il presentimento della sua tragica fine. Ad un giornalista, Giorgio Maurevert, scriveva: “In questi giorni ho finito di leggere la Mort di Maeterlinck. Volete dirgli che il suo libro mi ha fatto bene? Strano che due mesi prima sono stata presa dall’idea della morte. Ogni notte, ritornando nel mio studio, ho visto tre grandi uccelli neri che volavano... Ero talmente turbata da questa apparizione che ho chiamato il dott. R. B. Egli mi ha detto che si trattava di disturbi nervosi e mi ha ordinato dei tonici.”

Ma in Russia tale idea è diventata così ossessionante da farmi nascere nell’animo la certezza della mia prossima fine, ed una sera, prima della rappresentazione, ho scritto una lettera " per essere aperta in caso di morte, contenente le mie ultime volontà. Un’altra notte, in ferrovia, ho udito la Marcia funebre di Chopin per tutta la notte ed ebbi una specie di visione che mi impressionò talmente che la “danzai” la sera dopo tal quale la vidi, senza prove, per la prima volta.

Mi dissero che tutto il pubblico si era commosso, ed io risposi :
- Si, è strano, avevo l’impressione di camminare verso la mia tomba, sentii come un vento ghiacciato e dopo, nella melodia della resurrezione, una specie d’estasi che non mi sembrava di questo mondo.

Anche durante la mia tournée in Russia, ero presa da un presentimento della morte ed ora mi domando se è possibile che esista la parola accidente. Questa cosa veniva verso di me. L’ho sentita venire. Tre volte questa cosa mi era stata predetta.

Sarà solamente un caso ? In ogni modo, un caso molto strano. Scrivetemi, ecc.

Tornata in Francia, sulla Costa Azzurra, paradiso di etère, di nababbi e di sfaccendati, proprio qui, mentre ne assaporava le delizie, la Morte in agguato l’ha ghermita ed ha messo un punto fermo alla sua lunga odissea.

Firmato WALTER


P.S.

Per chi volesse approfondire sul personaggio e i suoi prodomi suggerisco i seguenti indirizzi:

Isadora Duncan Dance Foundation

Da Wikipedia