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Cercasi leader per la sinistra. Possibilmente vetero-marxista.


domenica 1 marzo 2015 di Michele Penza

Argomenti: Opinioni, riflessioni
Argomenti: Politica


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Il Messaggero di Roma pubblica oggi 26 febbraio un bell’editoriale di Alessandro Campi intitolato ‘La fabbrica dei leader e i cannibali della sinistra’ che analizza impietosamente il travaglio dell’area politica che ruota attorno agli esponenti della minoranza del PD, una entità che può contare più sul prestigio di alcuni dirigenti e sul supporto mediatico, più o meno interessato, di certa stampa e sulla complicità di altri gruppetti dell’opposizione che su una larga e solida base elettorale.

Campi osserva che è fenomeno ricorrente nella sinistra il susseguirsi di leaders che stabiliscono col partito un legame labile, di natura effimera, che dopo breve idillio si trasforma in insofferenza reciproca, e usa il termine ‘cannibalismo’, ed è chiaro il riferimento ai vari Occhetto, D’Alema, Prodi, Veltroni, Bersani, Letta. L’uno sembra aver divorato l’altro ma non tanto in modo deliberato e per volontà perversa quanto per una sorta di fatalità, di condanna fisiologica cha nasce dalla stessa strutturazione del PD e non gli consente una sorte diversa e migliore.

Tutti a parole invocano un rinnovamento della politica, il suo adeguamento ai problemi della nostra società, la necessità di compiere risolutamente le scelte che servono in questo frangente storico, e tuttavia persiste in un esiguo settore del PD un certo spirito conservatore mascherato malamente dall’esigenza di custodia della tradizione, di rappresentare l’interpretazione autentica dell’anima socialista, che frena ogni cosa. C’è un gruppo di santoni che si arroga la funzione di stabilire quale siano gli atti politici di sinistra casher per distinguerli da quelle che sono solo contraffazioni neoberlusconiane.

Riparte quindi la ricerca dell’uomo del destino, del Mosè che deve guidare la sinistra là dove splende il sole dell’avvenire e viene presentata la candidatura di Maurizio Landini, sindacalista d’assalto di largo consenso popolare che si propone come leader non tanto di un partito quanto di una coalizione sociale. Sarà magari lui a spiegarcelo meglio quando avrà vinto.

L’alternativa a Landini potrebbe essere rappresentata da Laura Boldrini, graziosa signora dall’aria di maestra severa, che lamenta una deriva autoritaria del governo di Renzi accusato di snobbare i suoi buoni consigli per regolarsi come meglio crede a dispetto di tutti gli avversari.

Entrambi i personaggi forse non lo sanno e non possiamo perciò fargliene carico ma sarebbe utile informarli che tanti anni fa il partito, di cui Cuperlo e i suoi bravi rappresentano gli ultimi giapponesi nella foresta, cacciò su due piedi il gruppo del Manifesto, formato da intellettuali di altissimo valore morale quali Ingrao e la Rossanda, gente che alle spalle non aveva un papà col conto in Svizzera ma un curriculum di tutto rispetto, solo per qualche articolo di giornale che esprimevano dissenso dalla linea del partito. Sicuramente ignorano anche che se la decima parte di quel che hanno fatto in Parlamento Fassina, Civati e Cuperlo avessero solo provato a farlo in una delle defunte repubbliche sovietiche adesso starebbero a concimare la terra.

C’è anche qualcun’altro che definisce Renzi dittatore. Si chiama Salvini ed ha stabilito che alle elezioni regionali si debba presentare candidato della Lega solo Saia. Tosi non può farlo perchè a scegliere chi debba essere il presidente della regione Veneto tocca a lui e non ai cittadini veneti. Per fortuna questa è solo una storia da ridere e oggi non mi capita spesso di sentirne.

E’ già avvenuto in passato che si siano candidati alla politica personaggi che politici non erano. Hanno tentato la sorte religiosi, magistrati, sindacalisti. La peggiore riuscita l’hanno fatta i primi: quando gli uomini di Dio si mettono a governare gli stati si scatena l’inferno! Croci, lapidazioni, roghi, forche, decapitazioni e quant’altro ben di Dio. Non si fanno mancare nulla. Fanno brutta figura loro e la fanno fare pure a Dio.

I magistrati almeno la figuraccia la fanno soltanto loro. Ci hanno provato in diversi ed è stato un flop. Di Pietro si è distinto per aver portato in Parlamento i peggiori farabutti smentendo la credenza che un poliziotto esperto un certo naso dovrebbe pur averlo per stanare i gaglioffi. Di Ingroia che sembrava Robespierre si è persa ogni traccia.

Anche diversi sindacalisti (praticamente i segretari nazionali delle varie confederazioni in giubilazione) sono finiti in Parlamento ma neppure ce ne siamo accorti che ci fossero. Si godono in santa pace pensione, emolumenti vari e vitalizi e in fondo era questo che volevano.

Quando penso a tutti costoro e alle loro ambizioni mancate mi torna in mente il proverbio latino che recita ‘…ne sutor ultra crepidam’ cui fa da curioso riscontro un altro proverbio meneghino che dice ‘offelè, fa il to mestèe’ e mi affascina questa inusitata consonanza di sentimenti tra romani e padani. Il senso è esattamente il medesimo in entrambi, ed è letteralmente questo: se sei ciabattino, occupati di scarpe e non t’impicciare d’altro.

Un ottimo consiglio! -