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Non sono insensibile al grido di dolore che si leva dal C.S.M.!


giovedì 1 maggio 2014 di Michele Penza

Argomenti: Italia


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Lo confesso: soffro tanto. Sul mio letto di dolore sto riflettendo amaramente sul concetto di com-passione, un sentimento dal quale mai come oggi mi sento così fortemente com-penetrato.

Letteralmente compassione significa condivisione della sofferenza e mai come in questa atroce vicenda mi è capitato di desiderare così fortemente di trovarmi materialmente, oltre che spiritualmente, fra coloro che sono esposti in prima persona a grave periglio. Vorrei carezzarli, asciugare le loro lacrime, a buon diritto poter gridare loro con voce rotta dal pianto: eccomi qua, sto con voi, sono uno di voi!

Ich bin Richter! (sono anch’io un giudice!) urla con tutte le forze la voce del mio cuore e nessuno l’ascolta purtroppo, è una voce che grida nel deserto!

Mi riferisco alla tragedia dei magistrati che subiscono oggi un proditorio e inusitato attacco alle loro retribuzioni. Da queste parti sono passati Vandali, Unni, Visigoti, corsari Saraceni e quant’altro ma nessuno aveva mai osato tanto: recare sacrilego oltraggio alla civiltà giuridica. Maledetto colui che ci sta provando.

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Avrei tanto voluto partecipare a quella concitata assemblea, ascoltare dal vivo sia le voci di sdegno che le proposte riparatorie che dal Sinedrio sono scaturite, ma chi sono io per aspirare a tali privilegi? Indegnamente sono con loro solo in comunione spirituale, la mia iscrizione all’ordine è, ahimè, solo virtuale ed auto referenziata.

Comunque ci ha pensato il nostro Presidente a rispondere a tono a quel bastardo che non voglio neppure nominare. Un discorso storico, parole luminose e illuminanti che umilmente cerco di sintetizzare. Attenzione - ha tuonato il Grande Inquisitore - chi più spende meno spende! Li volete a disposizione, vi piacciono i giudici imparziali, liberi da condizionamenti, onesti come quelli che la premiata casa fornisce? Embè, pagate! E non facciamo scherzi perché sotto un certo livello retributivo, che poi sarebbe quello attuale, potrebbero anche cominciare le marchette.

Basta. Non trovo pace. L’angoscia riempie le mie notti di incubi: mi sogno Dallas, il bagno di casa Marat, le Idi di marzo, Armodio e Aristogitone, Serajevo, la congiura dei Pazzi! Né il cuore né la penna mi reggono più in tanto strazio. Purtroppo non ho più l’età per impugnare l’arma vendicatrice e da solo nulla posso se non elevare un monito solenne a tutti i manager delle nostre banche, a tutti i valorosi soldati di ventura che militano alla Camera e in Senato, a tutti i Venerabili Fratelli che farciscono la Pubblica Amministrazione, a tutti i marpioni di destra e di sinistra che meco sgavazzano nel paese:

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Il bagno di casa Marat

Rullino i tamburi, squillino le trombe. All’armi! All’armi! Se non ora quando? Qua fanno sul serio! E se spuntano le unghie ai magistrati a noi che taglieranno?