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Socrate, Silvio e la malafemmina.


sabato 5 ottobre 2013 di Michele Penza

Argomenti: Opinioni, riflessioni
Argomenti: Politica


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Socrate, Silvio, Semiramide. Che ci fanno insieme questi tre personaggi, mi chiederete. A prima vista nulla, hanno solo in comune la S come lettera iniziale del loro nome.

Diversi il sesso, il contesto storico e cento altri dettagli ambientali che possono riferirsi a loro. Qual è dunque il dato che mi si affaccia alla mente, l’elemento che accomuna nella mia riflessione questo strano terzetto?

Beh anzitutto, diciamolo, si tratta di tre simpaticoni, di tipi estroversi, personaggi di spicco che certo ai loro giorni non passarono inosservati, per tante ragioni e non ultima una insopprimibile tendenza alla trasgressione.

Spiriti libertari cui le regole del vivere comune andavano un po’ strette.

Me li raffiguro come torelli (e non è questione di età perché chi nasce con queste stimmate resta sempre giovane di spirito) che scalciano e cozzano continuamente con le corna sulle tavole del recinto.

Come si poteva concludere la loro storia? Quali gli esiti possibili dello scontro perenne tra le regole del gioco e il loro anelito a una libertà che non sopporta vincoli di sorta?

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Semiramide

Cominciamo dalle signore, la bella Semiramide. Ahimè, che brutta fine: Dante la sbatte senza complimenti all’inferno (V, 52 – 60). E perché poverina, che ha combinato di così terribile da meritare il castigo eterno? Il sommo poeta, che veramente qui assume i panni antipatici del giudice impietoso, la tratta da meretrice, senza mezzi termini.

Ma basta questo per meritare il fuoco eterno? E’ troppo ovvia la considerazione che la pena è sproporzionata alla colpa, che se tutte le donne, diciamo, un po’ leggerine dovessero finire arrostite né la giustizia umana né la misericordia divina ci farebbero un figurone, e del resto il concetto stesso di dannazione stride nettamente con quanto sostiene oggi il buon papa Francesco. No, così non può essere andata! Non mi convince. E poi il sentimento comune sulle persone che rifiutano la castità si è molto attenuato nel tempo a prescindere dal pregiudizio sessuofobico religioso.

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La contessa di Castiglione

Per tutti gli ebrei, ad esempio, Giuditta che seduce il generale nemico per ucciderlo e addirittura decapitarlo è una eroina. Gli italiani, almeno quei pochi che leggono un po’ di storia, devono essere ben grati a ‘Nicchia’, la contessa di Castiglione, cugina di Cavour, che ha dato volentieri una mano alla patria e il resto a Napoleone III in nome della causa nazionale.

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Vittorio Emanuele II

Ma forse il vero problema è un altro. La signora in oggetto, Semiramis, personaggio storico o leggendario che sia, pare fosse non solo meretrice ma anche regina degli Assiri. E che vuol dire, direte voi, mica è una aggravante, e magari non è stata la sola regina di questo tipo, probabilmente pure qualche altra … che ne sappiamo … Caterina di Russia, anche lei … pare …perché non se ne parla?

E’ sempre Dante a darci una dritta sul mistero. Che ha combinato di speciale Semiramide? Ma è chiaro: ha reso licito libito in sua legge. Cioè con decreto reale ha legalizzato il suo vizio, il peccato della carne: è qui che ha esagerato. Che ve ne sembra?

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Silvio "nazionale"

Passiamo al secondo della terna, il buon Silvio, minestra di casa nostra. Che c’entra lui con la predetta signora? Beh, qualche problemino col sesso se l’è cercato anche lui, ma non è certo per questo motivo che lo steccato gli ha spuntato un cornetto.

Ricordiamo altri governanti d’ogni tempo e d’ ogni paese che hanno zoppicato su questo piede senza gravi conseguenze per la salute. Vittorio Emanuele II di Savoia, per esempio, nel merito pare fosse un disastro ma non è per questo che ha dovuto abdicare; Mussolini stesso dicono potesse dare i voti a Siffredi, ma non è per questo che è finito appeso per i piedi.

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Mussolini gran seduttore

Mi sembra più attendibile il ritenere che non abbia portato bene a Silvio la seconda analogia con la signora, molto più che la prima. Ognuno bada alla sua bottega, e anche lui ci ha provato a rendere lecito ‘in sua’ legge il reato di falso in bilancio e lo posso capire, lui è un imprenditore e pure di quelli bravi, questo gli va riconosciuto.

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Rocco Siffredi

Bando all’ipocrisia. Non saremo noi a rimproverargli i falsi nei suoi bilanci perché è notorio che tutti i bilanci sono falsi. Dato e non concesso che esista in teoria un bilancio veritiero ciò può accadere solo o per inesperienza del contabile o perché il titolare, già beccato in castagna, sa che quelli del fisco gli stanno addosso e almeno per un esercizio aspetta che passi la nottata. In tutti gli altri casi basterebbe cercare bene per trovare la magagna.

Da questo, però, a cancellare il reato per via legislativa ci corre un bel tratto, e il buon Silvio questo tratto lo ha scavalcato d’un balzo.

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Socrate beve la cicuta

E Socrate che c’entra con questi due? In effetti in comune ha avuto solo la malasorte di doversi azzuffare con giudici severi (ancora peggio di quelli di M.D.) che lo accusavano di empietà e di corruzione di giovani e di esserne uscito malamente. A lui che era innocente per davvero è andata peggio di tutti. Probabilmente non saranno mancati aspetti politici neanche nel suo processo.

In conclusione? Dico solo che mi sarebbe piaciuto se questi tre personaggi avessero potuto conoscersi e scambiare opinioni sulle loro personali esperienze, e sulle scelte che da quelle ne sono scaturite. Perché? Ormai Semiramide non farebbe più a tempo a giovarsene ma a Silvio farebbe ancora bene apprendere qualcosa da un personaggio che ha sostenuto non a chiacchiere ma con la stessa vita che le leggi dello stato non vanno stravolte, così come le sentenze vanno rispettate da tutti altrimenti crollano i fondamenti stessi della comunità. Ci vorrebbe un confronto personale visto che quel benedetto uomo non ha tempo nemmeno per leggersi qualcosa in materia.

Ha tanto da fare con le sue olgettine!