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Il sessantotto e le libere donne di Magliana

Chi allora c’era se lo ricorda ancora il sessantotto? Quanta passione, quante speranze, quanto casino?
domenica 1 gennaio 2012 di Michele Penza

Argomenti: Opinioni, riflessioni
Argomenti: Società
Argomenti: Storia


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Non è malizioso l’accostamento del titolo a quello del bellissimo libro di Tobino (1) che è venuto spontaneo. Magari avrà origini freudiane perché così come regnava la sovrana follia nell’universo manicomiale, magico e dolente, di Magliano, non escludo che un pizzico di follia, di geniale follia, nella grande utopia del sessantotto ci sia pure stata.

1000000000000126000000AB7A9ED027Chiunque, all’epoca, abbia avuto la ventura di scontrarsi con, o comunque, per una qualsiasi ragione, di occuparsi di qualcuna delle cosiddette sessantottine ricorderà perfettamente di avere, come taluno dice, passato un bel guaio e precisamente quello di essersi dovuto confrontare con le posizioni estreme e intransigenti di una generazione femminile che ha affrontato con toni molto sopra le righe, come sovreccitata da una febbre di crescenza, una esperienza che forse con un approccio più soft avrebbe potuto essere ancor più feconda e liberatoria. Non so bene quanto sia accaduto all’estero giacché il ‘68 credo abbia portato fatti nuovi e mutamenti di costume in tutta l’Europa. Io ero qua, e quindi posso parlare di donne italiane perché solo di quelle ho avuto cognizione. Non so fare lezioni, solo qualche nota di colore.

In un periodo che partendo dal sessantotto si è protratto ancora per lungo tempo le donne italiane, di sinistra e non solo, sono riuscite nella loro ansia liberatoria a rendere la vita molto difficile a se stesse e ai loro compagni, e ben poche delle unioni sorte a quel tempo hanno potuto resistere agli equivoci e alle contraddizioni che si scaricavano loro addosso al momento stesso in cui si andavano formando.

10000000000000960000009659F26138 10000000000000C800000099D3E40B8FLe assemblee nelle università, nelle scuole, nei movimenti, nelle sezioni di partito si riempirono improvvisamente di una folla di donne di ogni età, ma tutte giovani di spirito per auto determinazione, che rivendicavano tumultuosamente la loro autonomia picchiando duro a destra e a sinistra, a torto o ragione, su tutti e su tutto ciò che in qualche modo ritenevano potesse ostacolare la loro libera espressione, rigettando con rabbia secoli di acquiescenza e sottomissione nei confronti dell’altro sesso.

Quei poveracci dei loro partner che generalmente provenivano dal puritanesimo del P.C.I. o dal bigottismo cattolico, che questa era l’Italia, ne rimasero letteralmente scioccati. L’iniziativa nel rapporto fra i sessi fu conquistata alla baionetta dalle femmine e poiché un malinteso senso di orgoglio vietava ai maschietti nostrani di tirarsi indietro di fronte a una donna che si proponeva, eventualità inimmaginabile fino ad allora che improvvisamente si materializzava come fenomeno di massa, si formarono coppie legate da rapporti che si proclamavano paritari senza esserlo autenticamente, basati molto spesso non su di un reale sentimento sinceramente condiviso ma su di un equivoco di fondo che ben presto rivelava quanto ne fossero fallaci le premesse. Su questo punto bisogna riconoscere che furono i maschi a mancare all’appuntamento: ancora non erano all’altezza dei tempi.

10000000000000C80000012D3EA0C58AGenerata da, e collegata a quel grande fenomeno culturale e di costume che va sotto il nome di liberazione della donna ci fu una miriade di aspetti marginali quanto mai variegati e pittoreschi, taluni persino ameni, che documentati e catalogati potrebbero formare un capitolo divertente nella storia del costume della nostra società. Avvenne ad esempio che una quantità di compagne, chi sa perché, si tolsero il reggiseno ripudiandolo quale simbolo di schiavitù maschilista, e andando in giro praticamente annunciate da sussulti, sommovimenti e tremolii che loro, femmine mediterranee tendenzialmente brevilinee e ‘chiattone’, avrebbero saggiamente dovuto prevedere quali effetti collaterali. Nel merito vorrei dire che di tutte le imputazioni che a quel tempo furono accollate a noi maschietti questa mi sembrava del tutto gratuita. Dio solo sa quante altre malefatte ci pesavano e ancora ci pesano sulla coscienza, sporchissima in verità, nei confronti di queste povere donne ma almeno nel merito di quella specifica accusa le nostre mani sono nette. La vanità di esibire un bel seno ogni donna ce l’ha di suo e non c’è proprio mai stato bisogno di imporgliela.

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A manifestazioni simboliche del tipo di quella citata, puramente esteriori, si affiancarono pure taluni comportamenti che rapidamente si diffusero nel quotidiano contagiando persino tanti maschi. Per motivi a me del tutto incomprensibili le donne sia di destra che di sinistra furono da allora sedotte, e purtroppo mai abbandonate, dalle più banali boiate raccattate nella pattumiera di un’astrologia fasulla. Lo facevano tutte e tante lo fanno tuttora: tu non avevi nemmeno finito di mormorare - Piacere, mi chiamo Pasqualino… - che venivi bloccato all’istante: - Ma di che segno sei?

Non interessava loro il tuo nome, a quale specie d’uomo tu appartenessi, quali fossero i tuoi interessi, i tuoi studi, le tue idee, se la tua indole propendesse per il mistico o per il serial killer, no! Prioritariamente e pregiudizialmente esigevano di conoscere sotto quale segno zodiacale e attenzione, che è importante, con quale ascendente astrale la mamma ti avesse partorito. Mai sono riuscito a darmi ragione di questo fenomeno che purtroppo ha preso così piede che ancora oggi fa danni, ed è stata fatica vana per me il combatterlo senza quartiere perché ogni volta che ho espresso la mia opinione nel merito mi sono sentito rispondere: - Si vede che sei della Vergine, hai l’umore melanconico! Il che finisce per gettarmi nella disperazione totale.

10000000000000C80000012416ED05F7Altra connotazione delle donne della sinistra (e non solo) era, e purtroppo resta, la fede cieca nella cosiddetta medicina alternativa in tutte le sue forme, le sue gocce, le sue tisane, i suoi decotti, le sue erbe, i suoi filtri, i suoi fiori di Bach, e in tutte le sue varianti omeopatiche e fito terapeutiche, con i suoi Yin, i suoi Yang, le sue energie positive e negative, i suoi miti e i suoi feticci. - Ma che è quella porcheria? - non potei fare a mano di chiedere un giorno a un esemplare della specie che allora frequentavo sentendo uscire dal suo frigorifero un odore pestilenziale. - Una tisana depurativa per il fegato - mi fu chiarito. - E tu la bevi quella schifezza gialla? Ma non senti come puzza? Sarà guasta! - replicai. - Due volte al giorno. E’ un estratto di essenze naturali. Comunque non può fare male. - Naturale come la cicuta o la belladonna? Auguri cara.

Al mito di Rosseau del buon selvaggio le sessantottine hanno sostituito quello della buona essenza naturale che, essendo naturale, non può che giovare alla salute e tirare lo sciacquone alle scorie dell’organismo, soprattutto ove somministrata in dose omeopatica del due per mille parti d’acqua. Praticamente il nulla disciolto in acqua.

10000201000000C8000000C8BB2696EFConfesso di essermi preoccupato per lei quando mi dissero di una comune amica, separata con due figli piccoli, che chiedeva in giro a conoscenti un prestito per una sua necessità. Cercai discretamente di saperne di più sulla natura della necessità, e seppi che si era indebitata per pagare una specie di flebo disintossicante, una mano santa per la salute, si diceva in giro, durante il cambio di stagione, che la sua chiamiamola erborista o maga o santona, aveva praticato a lei e ai bambini al modico prezzo di ottocentomila lire. Da strozzarli tutti, la sciamana anzitutto, poi lei con tutti i suoi bambini.

Sulla credulità di molte di quelle donne ha costruito la sua fortuna un certo numero di furbacchione che magari per aver frequentato un corso di quindici giorni al CRAL aziendale si sono improvvisate erboriste o esperte in gestione di energie positive o negative, ammantandosi di una parodia, molto commercializzata, di una cultura di altri paesi e di altri tempi.

Posso sbagliarmi ma ritengo che più serie e rispettabili fossero, nel settecento, le streghe di cui ci racconta Michelet, in un altro bel libro (2) che consiglio di leggere ai cultori della materia, in realtà donne sagge, autentiche detentrici di una conoscenza e di una sapienza alternative a quelle del medico ufficiale del tempo, lui sì, ignorante e trombone.

Esperienza indimenticabile, per chi l’ha avuta, l’assistere a una assemblea di uno dei famosi collettivi di femministe. A Roma il più famigerato, il più esplosivo, il più incredibile fu quello cosiddetto del Governo Vecchio che aveva sede in un vecchio edificio disabitato, Palazzo Nardini, antica sede della Pretura. La prima cosa da cui le donne vollero ivi liberarsi fu dall’incombenza di pulirlo, per cui ci vidi dei waters staccati dal pavimento, appesi con fil di ferro alle pareti e pitturati a fiorellini.

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Palazzo Nardini o del Governo Vecchio

I dibattiti sfociavano regolarmente in scontri feroci e appassionati, senza economia di decibels. Non lo posso affermare perché non mi ci trovai, ma sospetto che qualche volta si siano anche picchiate. Nulla di cui scandalizzarsi, del resto, se consideriamo nei confronti dei consessi mascolini, compreso quello di Montecitorio, quanto terreno abbiano ancora in materia da recuperare. Gli uomini non erano graditi né invitati, se non raramente e in occasioni speciali. Il Governo Vecchio costituì l’habitat delle cosiddette femministe storiche. Un altro collettivo molto noto fu quello chiamato del Pompeo Magno, dal nome della via in cui era collocato. Era contraddistinto dalla partecipazione di intellettuali, professioniste, avvocatesse, protagoniste della politica. Più aperto ai contributi culturali esterni, meno ringhioso e aggressivo nei confronti del maschio prevaricatore rispetto all’altro.

Ce ne sono stati anche altri di collettivi femministi a Roma, di carattere locale, che riservavano maggiore attenzione ai problemi di quartiere, tipo quello della Magliana o quello del Buon Pastore alla Lungara. Personalmente ho avuto occasione di relazionarmi con quello della Magliana avendo espletato per cinque anni le funzioni di segretario di sezione del partito socialista nell’adiacente quartiere Marconi. Da quegli incontri, per lo più dedicati alla organizzazione di manifestazioni popolari comuni o coordinate, tornavo a casa con la febbre imprecando per la impossibilità di seguire a Roma corsi per domatori di tigri al circo Orfei, che in genere ha la sua base organizzativa nel ferrarese, ma, scherzi a parte, di un dato posso avere e dare certezza. Lì non si teorizzava, si parlava di problemi reali, concreti, tosti. Quelle grida, quelle invettive. quelle lacrime, quella passione erano vere, sincere, umanissime. Quando ascolto oggi in TV le ciniche disquisizioni di taluni viscidi parlamentari italiani e ripenso a quegli interventi talvolta sgrammaticati e pure sboccati, ma sempre vibranti di sincerità e forti di buona fede delle donne della Magliana, giuro che mi viene l’orticaria.

10000000000000FA000000BBE879EFBA Beh, queste furono, o meglio, anche questo furono nel sessantotto e per lungo tempo ancora le donne della sinistra (e non solo). Ovviamente di quella realtà tutto ciò che era per sua natura contingente e marginale è scomparso, e tuttavia di strada da allora ne è stata fatta parecchia. Tanti aspetti scenografici sono andati perduti ma una crescita complessiva della condizione femminile è innegabile. Il sorridere un po’, in queste semplici note, di taluni aspetti singolari, di talune contraddizioni evidenti, di talune esagerazioni non vuole esprimere certo condanne ma mi aiuta a ritrovare fra le tante la dimensione giusta, a distinguere ciò che conta davvero dal folklore e condividere con le protagoniste, senza drammatizzazioni, una fase significativa della nostra storia politica e sociale.

Del resto di tutte quelle donne che a quel tempo, padroneggiando la scena, manifestavano con tutte le energie la volontà di affermazione e di liberazione che le urgeva, coloro che meglio sono sopravvissute al sessantotto e ne hanno saputo ottimizzare qualche buon risultato, intendo le compagne più simpatiche, quelle per le quali anche noi maschietti ricordiamo ancora quegli anni, di grande confusione sì, ma pure di grande speranza, con un po’ di nostalgia sono quelle che anche allora, pur strapazzandoci con poco amore, riuscivano a sorridere un po’ di noi e di sé stesse. Qualcuna ce n’era, e chissà, magari c’è ancora. –

Note:

10000000000000BF0000012C9CC606D0 10000000000000BB0000012CBF9F0F07(1) Mario Tobino - Le libere donne di Magliano ed. Vallecchi 1953 (Mondadori 1982)

(2) Jules Michelet- La strega (La sorcière) - 1861