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DEPOSITI IN MOSTRA NELLE TABERNAE

Parco Archeologico del Colosseo, Museo del Foro Romano
giovedì 20 aprile 2023 di Patrizia Cantatore

Argomenti: Storia


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Presentate ieri nuove aree espositive che dal 14 aprile e fino al 30 giugno, ogni venerdì (con prenotazione) i visitatori del Parco del Colosseo potranno visitare per riscoprire il patrimonio dei depositi sulla via Nova esposti per la prima volta al pubblico negli ambienti delle Tabernae appartenenti al complesso della Domus Tiberiana, riqualificati e sistemati per renderli accessibili.

L’iniziativa, coordinata dall’archeologa Roberta Alteri e presentata già durante il Convegno Internazionale Abstract: dalla catalogazione alla fruizione Depositi invisibili del 15-16 dicembre 2022 svoltosi alla Curia Iulia, mette in evidenza l’orientamento nell’approccio archeologico, di rendere fruibile la mole di reperti provenienti dagli scavi effettuati tra l’Ottocento e il Novecento con i relativi materiali fino alle indagini più recenti.

Da tempo infatti il ParCo, al fine di permettere la migliore conoscenza e fruizione delle proprie collezioni, ha avviato una puntuale e concreta attività di censimento, studio, catalogazione e valorizzazione dei reperti conservati nei vari depositi sparsi, sia fuori che nell’area archeologica, in modo da ricollegarli al contesto originario e tentare la definizione delle loro vicende e degli eventuali cambiamenti d’uso. Ricostruire i contesti originari e studiare le collezioni è l’obiettivo principale di questi progetti sui beni mobili ed è un punto di riferimento per la ricerca scientifica promossa dal Parco che, grazie all’inventariazione puntuale, sistematica e la ricomposizione dell’intero patrimonio materiale relativo ad un determinato complesso topografico e/o monumentale, tenta di ricostruire quel legame osmotico tra gli Immobili e i Beni Mobili.

Altrettanto importante, come ha sottolineato la direttrice Alfonsina Russo, è stato l’avvio della digitalizzazione di questi beni immobili, nonché di un programma che ottimizzi le ricerche d’archivio e l’inserimento dei dati di catalogo, seguita poi dalla digitalizzazione dei reperti tramite acquisizione e scansione 3D, finalizzata alla creazione di un Museo Digitale accessibile da remoto e fruibile per gli utenti dal sito.

Le tre tabernae alla base del palazzo imperiale sono piccoli ambienti che contengono oggetti dal VII sec. a.C. fino al XI sec. d.C., soprattutto oggetti rinvenuti negli scavi tra Basilica Emilia e Foro Romano dell’archeologo e architetto Giacomo Boni che già dal 1898 e fino al 1920 condurrà le campagne di scavo nell’area.

Dunque, le tabernae ripercorrono cronologicamente, in diversi ambiti, i tre periodi significativi della storia del Foro, dall’età del Ferro X sec.a.C. fino all’Alto Medioevo dal IV-IX sec. d.C proponendo contesti che vanno dal Sepolcreto, ai Pozzi, all’Area del Comizio, alla Basilica Emilia. A corredo di ogni sala dei video narrano come la vita di un reperto acquisti nuovo valore grazie alla ricerca archeologica, video che hanno utilizzato anche una selezione di foto storiche che sono conservate nell’archivio del parco. Nella prima sala troviamo reperti del periodo delle origini, si tratta del villaggio protostorico sul Palatino, corredi funerari di 41 tombe rinvenute nel cosiddetto Sepolcreto infantile, uno scavo che si trovava all’angolo del Tempio di Antonino e Faustina, dove è stato trovate il complesso di tombe, per la maggior parte di bambini, che fanno riemergere quel sentimento del tragico, dell’affetto e della vicinanza con i piccoli defunti sepolti vicino all’abitato, in quel periodo nell’area del Foro. Le cosiddette sepolture di prossimità, come in alcuni casi (in altri contesti) sono state ritrovate sotto gli ambienti della cucina, un modo per mantenere il legame affettivo tragicamente spezzato.

La pianta dello scavo, come la maggior parte di queste tombe sono esposte in vetrocamere luminose, all’interno delle sale del nuovo Museo del foro, mentre In questa sala troviamo urne cinerarie di varia grandezza in ceramica detta ad “impasto” caratterizzata da righe, insieme ad alcune inumazioni che utilizzano ancora espositori d’epoca, i cosiddetti “tavoli tomba” progettati da Giacomo Boni e dalla sua equipe; si trattò di scelte museografiche all’epoca innovative che permettevano di rendere visibili le tombe senza separare gli scheletri dagli elementi del corredo, dalle spille e trasferite con i sottostanti panetti di terra prelevati.

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II Taberna. Anfore

Nella seconda sala troviamo reperti dell’epoca medio repubblicana e cioè tra il IV e il II sec. a.C. scavati nella Basilica Giulia negli anni 60, vasi e terrecotte bellissimi che adornavano il Tempio dei Castori, nella prima fase del tempio, una serie di dadi in terracotta, i resti di decorazioni in terracotta o pietra con maschere e riproduzioni di animali; nelle teche appaiono immagini votive o teatrali, caricaturali, un flauto in osso lavorato pressoché integro, calamai e pennini in osso mai visti, utilizzati per scrivere sulle tavolette cerate, che ci fanno comprendere come il Foro romano non fosse solo il luogo della sacralità ma anche dell’attività amministrativa. Oggetti ritrovati, sia negli strati in area della Basilica Emilia che all’interno di pozzi di captazione delle fonti, chiuse, probabilmente, durante l’età della tarda repubblica, in concomitanza con l’entrata in funzione di quattro nuovi acquedotti. La fonte era un bene primario e quando veniva chiusa, il riempimento di manufatti integri era un rituale all’interno di cerimonie religiose di ringraziamento. Accanto a questi manufatti troviamo altri oggetti miniaturizzati che identificano la natura politico-rituale della fonte, piccole olle, brocchette, incensieri. Ci viene restituita un’immagine dell’antico Foro completata dagli oggetti rendendolo vivo, brulicante di quella vita ormai lontana.

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III Taberna. Reperti età tardo imperiale e medioevale

La terza e ultima sala ospita i reperti di epoca medievale, vasi di IX-X sec.d.C. rinvenuti dalla Fonte di Giuturna, una monumentale vasca, fontana di epoca protostorica, dove, secondo l’Eneide Rea Silvia va a prendere l’acqua scendendo dal Palatino di notte (le vestali potevano uscire dal recinto solo dopo il tramonto) nell’angolo nord-ovest del Foro e lì incontrerà Marte con cui genererà i gemelli. Una fonte di grandissima importanza che recepiva una polla d’acqua minerale di lunghissima vita fino all’epoca alto medievale, durante la quale viene abbandonata, riversando dentro una quantità considerevole di vasellame per riempirla, proprio lì accanto verrà costruita la Chiesa di Santa Maria Antiqua, testimoniando la frequentazione del Foro in quell’epoca. Con il ritrovamento di vasellame si è ipotizzata l’esistenza di una manifattura per la produzione di ceramica invetriata, si tratta di boccali di colore verde oliva, ma anche olle acquarie e boccalini in ceramica comune da dispensa. Modelli in pietra e ceramica di fontane votive dedicate a Giuturna e alla sua fonte sono esposti lì accanto. In questo ultimo spazio ci sono anche ceramiche più tarde XI e XII sec. d.C. e maioliche dal XII e XIV e XV sec.d.C. che testimoniano la continuità dell’uso e il passaggio dall’epoca antica a quella moderna.

Altri reperti provengono dalle indagini di scavo nella Basilica Emilia, un edificio che subì vari incendi, tra cui uno che è stato possibile datare alla seconda metà del III sec., grazie al ritrovamento di monete al di sotto del pavimento cementato, oltre ad altri oggetti e arredi funzionali all’edificio, nel quale si amministrava la giustizia. L’edificio finirà abbandonato, sopra di esso si costituiranno in epoca medievale, una serie di abitazioni e nel 1500 nascerà il quartiere Alessandrino, poi raso al suolo alla fine dell’800 per avviare gli scavi. Reperti del periodo medievale, come lingotti di piombo, asce in ferro, un paiolo, oggetti del camino, hanno fatto ipotizzare l’esistenza di una manifattura per il lavoro del metallo in età alto medievale.

Le visite, guidate e curate dal personale interno del ParCo, saranno articolate in tre turni di visita alle 15.30-16.30-17.30 per un massimo di 8 partecipanti per gruppo e proseguiranno al Museo del Foro Romano situato al piano terra del Chiostro di Santa Maria Nova.

Le tabernae si spera possano essere esposizioni permanenti, per permettere agli studiosi di studiare i reperti in uno spazio dedicato e, al pubblico offrire la possibilità di vedere gli oggetti proprio nei luoghi a loro deputati e rinvenuti, mettendo in pratica quell’idea di museo che non si limita più a raccontare e a custodire una collezione ma, tenta di abbracciare il patrimonio storico artistico del Parco Archeologico in ogni sua parte. Lo scopo è quello di riannodare il rapporto di vicinanza con il pubblico, nell’intento di mantenere vivo quel legame comune, che possa rappresentare attrazione per le nuove generazioni e spingere la comunità a riappropriarsi della storia e del vissuto comune identitario.