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La Terza repubblica (Laterza, 2006)

LA PERSONALIZZAZIONE DELLA GUIDA POLITICA IN ITALIA

Un’analisi disincantata di Mauro Calise
giovedì 16 marzo 2006 di Carlo Vallauri

Argomenti: Politica
Argomenti: Recensioni Libri
Autore del Libro : Mauro Calise


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La personalizzazione della leadership politica in Italia - già evidente nella prassi - viene analizzata sul piano politologico da Mauro Calise, in La Terza repubblica (Laterza, 2006), già attento a questa problematica in un precedente lavoro.

Qui lo studioso esamina in particolare come il fenomeno non riguardi solo e tanto la guida dei partiti quanto la sua diffusione a livello periferico. Scomparsa l’organizzazione verticale nei singoli movimenti, sono esponenti minori, piccoli leaders, a imporre il proprio controllo su una cerchia di persone in grado di assicurargli una posizione dominante nell’ambito di un circuito sufficiente a conferirgli poteri di comando e di influenza che dalla organizzazione esterna si proietta presto nelle istituzioni, gradualmente occupate. A questo risultato - scrive Calise - si è giunti per effetto delle leggi elettorali regionali e comunali che consentono dai "governatori" agli eletti nelle circoscrizioni di dotarsi di un proprio gruppo, sufficiente a costituire tanti centri di potere locale. E proprio la nuova governance degli "eletti” costituisce —è l’osservazione a noi pare esatta nel fotografare questa nuova realtà - la novità caratterizzante lo svolgimento della vita politica nazionale.

Deboli al centro, i gruppi politici mantengono una loro consistenza aggregati attorno a esponenti in grado di esercitare un ruolo nelle istituzioni e nel meccanismo dello spoils system,. Questo modello, che va imponendosi in entrambi gli schieramenti, rappresenta un fattore che accompagna la trasformazione dell’impegno primario nelle contese non più ideologiche ma legate alla capacità di manovrare le leve operative nei livelli inferiori del potere. L’altro aspetto importante - e che Calise sa individuare con grande esattezza sul piamo normativo - riguarda le conseguenze dei provvedimenti che hanno rafforzato enormemente il ruolo di strutture statuali, specie della presidenza del consiglio. De Gasperi - ricordiamo - amava dire a chi gli proponeva consiglieri economici personali che il suo consulente in materia era il ministro del Bilancio o del Tesoro. Adesso invece assistiamo all’invadenza di centinaia di esperti - o ritenuti tali - inseriti nel punto nodale dell’Amministrazione pubblica. Una pletora infinita di consulenti, funzionari, impiegati che gonfiano gli organi ufficiali ai margini dei responsabili governativi, si sovrappongono in una generale confusione, nella ridda di persone, individualmente forse anche valenti, ma in grado di interferire nella vita amministrativa, sostituendosi alle branche appositamente previste dalla impalcatura pubblica costituzionale., Un grave difetto con sempre più esplicite conseguenze non positive. Così i poteri centrali e quelli territoriali sono continuamente devastati da infrastrutture che si interpongono nelle scelte e nelle decisioni degli uffici preposti alla direzione della vita pubblica. E gli effetti maggiori sono nella completa inefficienza riscontrabile ai vari livelli.

Allargamento quindi progressivo dei poteri personali per gestire quei residui di potestà che ogni titolare di governo o di amministrazione è tenuto ad esercitare. Prefigurare però in tali condizioni un passaggio dalla seconda alla terza repubblica può essere eccessivo, nel senso che i caratteri descritti dal costituzionalista dell’Università federiciana sono propri tipici e specifici della transizione iniziata attorno al ’93. Nella “prima” esperienza repubblicana ogni partito - almeno i maggiori - tendevano a farsi “Stato”, ad occupare tutti gli spazi e gli interstizi del potere pubblico: crollato quel disegno si sono delineate nuove forme di occupazione e presidio delle istituzioni. Abbiamo cercato di descriverne i caratteri in una ricerca sulla formazione delle oligarchie (Alle radici della politica italiana, Gangemi, 1997), un processo degenerativo che inizia con il consociativismo nato quale deformazione dello Stato costituzionale anche sotto l’effetto della perniciosa riforma dei regolamenti parlamentari (e al riguardo, illuminanti sono le pagine di Calise) e che ha trovato, nelle condizioni disgregative della transizione, il terreno fertile per sovrapposizioni istituzionali, al contrario del presidenzialismo diretto al riconoscimento di un centro capace di guidare le traballanti configurazioni di una repubblica alla sbando, sotto la spinta di gruppi e settori indifferenti all’ordinamento previsto dalla carta del ’48.