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IL DEFICIT DEMOCRATICO DEL PRINCIPALE PARTITO DELLA SINISTRA ITALIANA

Quando la politica sbanda
sabato 10 dicembre 2011 di Carlo Vallauri

Argomenti: Opinioni, riflessioni
Argomenti: Politica


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I tassi di democraticità nel corpo dei singoli partiti non si misurano sulle dichiarazione esterne quanto sui comportamenti concreti connessi alle impostazioni culturali emergenti nella società, nei costumi, nel dibattito ideologico.

Ora è evidente che l’acquisizione dell’aggettivo “democratico” da parte degli ex comunisti, congiuntisi con ex appartenenti alle variazioni interne alla D.C. storica sino a farne un sostantivo omonimo, è una operazione guidata dalla dirigenza del partito di breve durata “democratico di sinistra” in collegamento con l’attivo nucleo d.c. di sinistra, formato da L. Elia, P. Scoppola, P. Gaiotti, Bindi, che è riuscito a trascinare sulle sue posizioni, con il sostegno determinante di Prodi e Marini, personaggi come Fioroni, oltre a Parisi, con la sua storia autonoma di democratico istituzionale.

Rosy Bindi Piattaforma politica sostanziale della nuova formazione è la Costituzione della Repubblica, continuamente evocata. Ed è proprio qui che cominciano gli equivoci. La frase che la nostra Carta del 1948 sia “la più bella Costituzione del mondo” ripete la parola d’ordine diffusa a livello mondiale dai comunisti di marca sovietica nel 1936 all’atto di lancio della nuova Costituzione dell’Urss, che veniva a sostituire quella redatta nel periodo di nascita di quel nuovo Stato. Ed effettivamente una lettura risultava positiva perché quei giuristi avevano aggiunto alle libertà tipiche dei paesi liberali dell’Occidente una serie di principi, riconoscimenti, assicurazioni riguardanti i settori del lavoro, dell’istruzione, della salute. Da qui la divisione, storicamente evocata sul piano ideologico, di una democrazia integrale, sostanziale rispetto a quella classica di eredità ottocentesca. Il simbolo

Per chi abbia conosciuta la realtà della Russia di Stalin e dei suoi successi, come dei paesi europei ad essa assoggettati a seguito dell’esito del conflitto mondiale nel 1945, risulta chiara una netta differenziazione tra ciò che veniva scritto nei testi e ciò che risultava nei fatti.

Walter VeltroniGli inventori e propagandatori della “democrazia” nata dall’incrocio tra ex DC ed ex PCI hanno assunto una denominazione che sin dal 1993-’94 era stata adottata da un gruppo di attivisti costituitosi a ridotto della “scoperta” di Tangentopoli e in prima linea nella battaglia subito ingaggiata contro i responsabili politici dei partiti “scoppiati” per effetto proprio dell’azione demolitrice dei magistrati d’attacco. Così quell’aggettivo – superata la fase dell’Ulivo, sufficiente a ripulire angoli poco chiari della piazza politica e a consentire la convergenza tra i superstiti dei due maggiori partiti nazionali italiani – diventava definitivamente qualificatoria della sostanza psicologica e collettiva di una nuova realtà chiaramente delineata e giunta al potere nel 1996 in forte polemica con il pretendente alla guida della seconda repubblica, sceso in campo con la forza trainante delle sue TV e delle sue promesse.

ProdiQuando l’Ulivo aveva raggiunto il suo punto più alto sul piano elettorale e mediatico, grazie all’aggregazione di componenti significative della sinistra a sinistra dell’ex PCI e la formazione del secondo governo Prodi. Sopraggiungeva la frettolosa decisione di Walter Veltroni diretta ad accelerare i tempi del nuovo partito, tendente a richiamare l’omologo partito democratico di tipo kennediano, scegliendo la via delle labili “primarie” in luogo delle più consistenti “sezioni” della tradizione italiana e francese. Il risultato è stato disastroso e soltanto l’imperizia, l’egoismo e la leggerezza umana di Berlusconi ha consentito a rafforzare progressivamente il P.D., passato dalle mani leggere di Veltroni e Franceschini a quelle più consistenti di Bersani (comunista emiliano, pur formatosi sul pensiero di grandi Santi della Chiesa e cresciuto nella formazione extraparlamentare di “Avanguardia operaia!”), in grado di acquistare crescenti consensi.

Franceschini Abbiamo già illustrato, in altra occasione, le ambiguità delle sinistre nelle scelte economiche tra gli anni ’90 e nell’attuale confronto su eventi e responsabilità più recenti. Sul piano politico istituzionale il rispetto della Costituzione è stato un punto utilizzato sul terreno propagandistico e del dibattito giornalistico ma è mancato nell’attuazione di principi fondamentali concernenti l’applicazione concreta in punti fondamentali, dall’articolo 11 alle norme sul riconoscimento dei diritti del lavoro e della gestione sociale delle imprese (questioni che trovano nella Carta del ’48 l’indicazione di rotte precise da seguire), senza contare il numero altissimo di inosservanze di regole basilari per le quali i servizi della magistratura italiana sono stati denunciati e condannati dagli organismi europei, nel silenzio assordante dei tanti facili propagandisti delle altrui ingiustizie. Per non parlare del disinteresse sulla condizione dei carcerati e dei disabili, due piaghe cocenti nel corpo sociale della nazione. Il simbolo

Questa incostituzionalità costante (si aggiunga la dimenticanza completa degli articoli concernenti sia il sistema dei partiti che quello dei sindacati) rappresenta poi la ulteriore prova della a-costituzionalità costituente della democrazia italiana, nei suoi versanti di destra e di sinistra.

Il Caimano di Nanni MorettiE tali comportamenti costituiscono il quadro nel quale sono maturate le facili avventure del , sino alla conclusione drammatica dell’estate 2011. Rimettere ora in mano il destino del paese ai tecnici è la risultante di una ininterrotta serie di errori, scelte sbagliate dì evidenza solare, trascurati invece dai facili esaltatori della Costituzione del ‘48. Ecco perché nel paese manca la “fiducia”: i disastrosi risultati economici sociali sono l’effetto di una prassi politica “tollerante”, avallata dalla non curanza dei “mali” e dei deficit di democrazia, malgrado i frequenti richiami e appelli formali delle varie parti politiche. Proprio per aver voluto dar vita all’ibrida composizione interpartitica tra ex comunisti ed ex democratici cristiani di sinistra ha condotto all’approdo attuale nelle incertezze e nelle non-scelte del partito democratico, che riassume in sé la ragione stessa del profondo deficit democratico, la cui carenza si rispecchia in ogni atto della vita quotidiana della società politica italiana. S’altronde la D.C. ha sempre ritardato o evitato comunque l’applicazione di norme fondamentali della Costituzione.

Pierluigi Bersani Il recente “commissariamento” sostanziale dell’esterno non ne è che la risultante logica e conseguente, giacché la confusione ideologica e istituzionale è penetrata nelle vene dei grandi attori politici operanti dalla sede dei palazzi romani alle periferie trascurate o accantonate dei piccoli paesi dal Nord, al Sud, alle isole. I fatti ne danno continua denuncia, senza che emergano azioni concrete in senso contrario, neppure da parte delle persone che sono chiamate istituzionalmente ad intervenire. Quindi i giovani indignati che protestano nelle strade dimostrano di saper meglio intendere come stanno realmente le “cose” in Italia.