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LOGICA ASSURDA

di Andrea Forte & Vivi Lombroso
sabato 18 novembre 2023

Argomenti: Opinioni, riflessioni


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Proveniente da altri universi, verso altri universi proteso, sussisteva affinché potesse verificarsi un nuovo primo istante, un nuovo primo significato di spazio, una conferma di direzione, una versualità consolidata. Senza orizzonti, dimensioni, simboli, ma tenebre senza fine.

Immerso nella notte dei tempi e degli spazi, il quid continuum si era. Impercettibili ed indefiniti concetti puri, gli archetipi erano, potenziali di tutto, attuali di sé. Essi stavano in quello, si stavano.

Il quid infinitesimo ed indefinito non aveva e non era altro che se stesso. Attendeva dove non c’era da attendere perché mancava il tempo, si estendeva dove non c’era estensione perché mancava lo spazio, si protendeva verso ogni direzione perché mancava qualsiasi direzionalità, sussisteva in ogni versualità e in nessuna perché ogni verso è nessun verso.

Immensità infinitesima o infinitesimo sconfinato, l’assurdo, il contenuto che è contenitore di ogni cosa, il contenitore che è ogni contenuto possibile, la gemma della singolarità, l’indistruttibilità del motivo di esserci. Il continuum si avvitava su se stesso per la singolarità, ed essa perdurava nel continuum. Densità senza limiti nel nulla, vacuità sconfinata nel tutto. Tenebre opalescenti, luce oscurata. Ma qualcosa irruppe.

Lo spazio, il tempo, la direzione, il verso coagularono. Si generò il campo dell’unica energia, si determinò la massa della materia unica. Gli archetipi si avvitarono con esse in un rapporto di potenza e di schiavitù, di amore e di odio implacabili, che non si acquieteranno mai più, finché ci sarà spazio per estendersi e tempo per durare, una qualche direzione, ed una versualità precisata.

E fu il nuovo universo, diviso in sé, aggiunto a sé, sottratto a sé, moltiplicato di sé.

Gli archetipi proliferavano fastosamente, eppure venivano meno a se stessi… più si realizzavano, più svanivano. Molte dimensioni si assottigliavano, si rarefacevano sino a scomparire, a divenire memoria destinata ad obliarsi. Molti contenuti si usarono, si consumarono sino ad estinguersi, a divenire un prezzo mai riscosso da niente e da nessuno. L’essenza si frantumava nelle esistenze, in un sacrificio che non comprendeva, e che non avrebbe mai definitivamente compreso.

Non c’erano misteri sul come, ma si chiedeva perché.

E proprio questo doveva andare a scoprire, tornare a scoprire ancora una volta. Sapeva di conoscere la risposta, neppur essa misteriosa, ma l’aveva dimenticata.

E perché ogni volta che lo scopriva, poi la dimenticava, in una rincorsa senza fine con se stesso ? Gioiva andando incontro alla risposta, e soffriva perché l’avrebbe poi praticamente perduta.

Perché doveva ricordare qualcosa che era da dimenticare, perché dimenticare qualcosa che era da ricordare ?

 

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