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Don Salvatore

Vivaci i dolori, vivaci i ricordi...
domenica 15 febbraio 2009 di Arturo Capasso

Argomenti: Ricordi


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Pomeriggio. Gli scrosci d’acqua tendono a diminuire; per tutta la giornata, da diversi giorni, la campagna è inondata da questa acqua che scorre con la stessa violenza del monsone. Il mare ormai ha raggiunto forza sette e le onde si infrangono sugli scogli alzando nuvole bianchissime.

Eccolo, mi è davanti. Indossa un lunghissimo impermeabile nero, il capo è coperto da un enorme casco, una lunga borsa a tracolla., calza degli stivali che sembrano da parata.

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dr. Mengele
L’angelo sterminatore

Ma chi è? E’ forse l’Angelo Sterminatore del Terzo Reich? Forse con un patto mefistofelico col Führer, al quale aveva donato tutta la sua gioventù e passione politica,voleva ora andarsi a prendere gli ultimi oppositori al regime e procedere alla relativa condanna?

E che c’entravo io? A pensarci bene, invece, io c’entravo almeno un paio di volte. Nel 1943 a Roccaraso un bel mattino apparvero due camion carichi di SS, le truppe speciali di sicurezza e rastrellamento. Percepii subito il pericolo e salì in gran fretta tutta la collina che menava a casa mia diedi subito l’allarme e così diciassette giovani e anziani riuscirono a nascondersi dietro una cappelliera e a salvarsi .Quel giorno però presero mio padre e il suo consuocero.

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Roccaraso 1943

L’altro peccato che avevo sulla coscienza riguardava il periodo in cui da Roccaraso dovemmo sfollare a Sulmona. Era una bella casa con un ampio giardino e dei grossi alberi di ciliegi. In fondo un ruscelletto menava acqua sempre fresca. Nella casa dei nostri vicini, incontrai una sera tre inglesi, opportunamente nascosti dietro un grosso forno, con l’incarico di passare al loro comando notizie sulla presenza e il movimento dei tedeschi.

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Reclutamento delle SS

L’Angelo Sterminatore era alla mia presenza e pensai che da quel borsone avrebbe estratto la sentenza definitiva per me.

Buona sera, sono l’infermiere e mi chiamo Salvatore. Che bello; per un attimo avevo pensato al peggio ed ora davanti a me c’era una persona che, novello Gilgamesh, mi avrebbe traghettato verso la guarigione.

Si fiondò subito col suo telefonino verso le finestre e cominciò a fotografare senza chiudere bocca per tanta meraviglia, dal mare alla collina dal Vesuvio all’infinito del cielo.

Solo un compositore sa esprimere questi momenti di forza della natura, ma riesce anche a trasferire tanta serenità d’animo in altre opere immortali.

Beethoven.

Riprendo alcune note che dedicai al grande compositore nell’enciclopedia Minerva. L’articolo riuscì abbastanza lungo e la retribuzione – quattrocento lire a scheda - mi diede la possibilità di acquistare per la mia promessa Marianna un anellino d’argento, con il quale si sta avviando verso i cinquantanni anni di matrimonio.

Pochi giorni prima, una domenica mattina, era venuto da me il mio vecchio professore di lettere con il suo primo figlio, longilineo emaciato mal vestito. Mi disse: “Scusami se ti do fastidio ma sono senza una lira e pieno di debiti; non sapevo a chi rivolgermi e tu sei l’ultima speranza”. Lo ringraziai di essersi ricordato di me. Lo pregai di aspettarmi un momentino, andai di là e presi tutti i risparmi guadagnati facendo l’accompagnatore turistico e i vari regali per gli esami e la tesi di laurea. Glieli consegnai senza aggiungere altro.

Ci abbracciammo, lo accompagnai lungo le scale e lo ringraziai di avermi dato ancora una volta una grande lezione. Lo pregai di non dimenticarsi del suo vecchio alunno, che gli aveva voluto e gli voleva ancora bene..

Per Richard Wagner Beethoven è: “Un titano combattente tra gli Dei “ Berlioz, a proposito della Sinfonia n° 5: ”Non sono dei flauti, dei corni,dei violini,dei violoncelli quelli che si sentono, è il mondo intero è l’universo che si scuote”.
- La Sinfonia Pastorale: Nessuna altra composizione ha tanta serenità ed ispirazione elegiaca .
- Mentre nella Quinta l’artista è scosso dal mondo che lo circonda e da intimi tormenti, nella Sesta il suo animo sembra essersi placato e immergersi nella olimpiaca pace d’una terra a larga distesa sotto un cielo immenso.
- La Nona è l’ultima composizione del Maestro. Rappresenta “una battaglia dell’anima che combatte per la felicità contro l’oppressione di quel potere nemico che si stabilisce fra noi e le gioie della terra” (R.Wagner). E’ un viaggio cosmico verso spazi infiniti. E’ un inno alla vita; quella vita che Beethoven vedeva sempre più scemare, che lo lasciava inesorabilmente .E’ un inno all’amore fra gli uomini, quegli uomini che amò con tanta profondità, ma che non gli mostrarono alcun affetto e lo spinsero verso una triste solitudine piena di amarezza, facendolo morire su un letto di cimici.

I miei primi anni sono strascorsi alle spalle di piazza Bovio, in un quartiere abitato da molti artigiani. Ora non si capisce più niente, è diventato un covo di scippatori prepotenti e spacciatori.

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Ricordo che le signore del palazzo mi tenevano sempre d’occhio, ed è come se fossi stato adottato da mezzo quartiere. Assistetti per la prima volta ad uno scippo, tutti uscirono fuori in difesa del malcapitato. Adesso, chi muove un dito? Chi si fa coinvolgere in un gesto che può portare ad una vendetta fatale?

Frequentavo la scuola di ceramica del museo di Capodimonte. Riuscìi a produrre una bella lastra che poi ho regalato a mia madre. La bellezza del luogo ci portava a giocare col pallone o ad appartarci con le compagne di classe.

Oltre tutto, i maestri erano nostri coetanei, avendo iniziato quell’attività ad appena 12 anni.

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Fui anche impiegato in una falegnameria di un mio parente. Ma preferivo trascorrevo le mattinate a suonare la chitarra e la pianola nei vari localini a ridosso di piazza Dante, dove si riunivano gli studenti universitari. ora s’incontrano anche quelli di scuola media ed elementare.

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Giovane suonatore di liuto

A 18 anni mio padre mi sequestrò tutto e mi cacciò di casa. Trascorsi tre notti in giro e all’alba della terza notte mi rannicchiai nel palazzo sotto le scale. . Mia madre, quasi stesse aspettando questo momento, aprì la porta e disse:”entra”. Mangiai molto, mi rifocillai, ma il giorno seguente alle sei ero già fuori.. Mio padre non tardò ad accorgersi di questo andazzo e mi fece una proposta che non avrei potuto rifiutare: Sarei diventato infermiere.

Mio padre aveva infatti un fratello infermiere, che lavorava nell’Ospedale Dei Pellegrini, dove dopo qualche giorno si sarebbe aperto un corso per infermieri.

Ho chiesto a Don Salvatore se per caso avesse conosciuto Suor Alfonsina. Mi ha risposto subito di si, e vi ha aggiunto anche il nome di Suor Carmela.

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Come dimenticare il viso dolce di Suor Alfonsina?. Era sempre disponibile, e per noi assidui frequentatori dell’ospedale rappresentava l’unico e continuo punto di riferimento.

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Ho detto prima Don Salvatore; quel Don mi piace e lo lascio. Mi ricorda il Don Perignon e Don Chisciotte. Aggiungerei anche Infermiere con la “I” maiuscola.

Il primo giorno di scuola per infermieri entrai da una parte e scappai dall’altra. Il secondo giorno ebbi grossi fastidi nel vedere tanto sangue, il terzo giorno ero avviato verso la carriera che mi ha appassionato molto e che mi ha dato tante soddisfazioni.

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Ho fatto anche del sindacato, ma ben presto sono sorte divergenze e c’è stato un grosso tentativo di imbucati che ben poco sapevano del sindacato e dei sacrifici ad esso connesso, dell’impegno preso per affrontare vecchi e nuovi problemi. Un bel giorno convocai i membri del sindacato ai quali espressi tutta la

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Scuola infermieri

rabbia che avevo dentro e presi le opportune distanze da loro.

Sono sposato con Rosaria che ho conosciuto alla scuola di infermieri ai Pellegrini. Siamo rimasti fidanzati per quattro anni e ci siamo uniti affittando una casa adatta a noi e facendo una bella festa al ristorante TRANSATLANTICO. Ricordo delle sperlonghe dove di serviva la frittura all’italiana che erano lunghe quasi un metro.Oltretutto eravamo amici dei proprietari e la cerimonia riuscì molto bene.

Andammo in viaggio di nozze per una decina di gironi in Liguria e sulla Costa Azzurra. Abbiamo due figli splendidi: Luigi e Antonio, che ci stanno dando grandi soddisfazioni per il loro affetto e laboriosità. Abbiamo costruito e stiamo costruendo la nostra vita con serenità , rapporto affettivo, senso del dovere e grande rispetto. Non abbiamo grandi ambizioni, ne manie di grandezza, siamo lieti di avere quanto ci basta. La passione per la pesca è venuta una quindicina di anni fa, quando era in villeggiatura a Roseto Ionico. Erano delle spiagge non ancora attraversate dagli interessi di palazzinari senza scrupoli che in pochi anni sono riusciti a deturpare l’intera costa. Ero in compagnia del figlio Luigi che si stava divertendo con una maschera a pelo d’acqua, si fece dare la maschera si abbassò fra le pietre di un mare scintillante e scorse un polpo. Da quel momento il suo afflato con il mare si è sempre più rafforzato.

Il problema è più tosto serio:bisogna cercare di eliminare quanti più liquidi è possibile, è necessario inserire un catetere. Ma chi ha detto che si tratta di una sciocchezza? Secondo il Garzanti si tratta di un sottile tubo di materiale flessibile che si introduce in una cavità del corpo attraverso una via naturale o artificiale a scopo diagnostico o terapeutico. Da quel momento starà sempre con te e ti farà compagnia notte e giorno, ti trascinerai una borsa che può contenere fino a 2 litri di liquido. E’ un cagnolino fedele, che chiede solo un po’ di accortenza, ma che è pronto a darti una mano risolutiva per i tuoi problemi. Quando Don Salvatore si stava preparando l’operazione io gli dissi: “Fin ora tutti quanti me l’hanno messo in dietro, lei è il primo a mettermelo davanti”. E appena inserito il catetere in poche ore si riempirono diverse buste da 2 litri.

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Maurice Mességué in Uomini, erbe, salute ricorda: “sta morendo. Mi si stringeva la gola. Non avevo mai visto un morto.gli occhi erano convessi sotto le palpebre chiuse. Non avrei mai conosciuto, forse, lo sguardo di quell’uomo. Le labbra erano risucchiate e la bocca semiaperta era come un buco nero nella maschera bianca del volto. Le mani, esangui, erano posate sul lenzuolo come oggetti. ”Sta morendo! Lo curo? Non lo curo? Se me ne vado, questo non rovinerà la mia reputazione”. Nessuno era lì a pretendere che io facessi dei miracoli. Se lo curo e muore egualmente, è un fatto che potrà nuocermi, mi coprirò di ridicolo.I medici, che ne sanno più di me, l’hanno condannato e allora? Stavo ancora esitando, quando uno di loro mi chiede: ”Pensa d poterlo far orinare? “Si” “Sarà un miracolo”.

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- Avrei potuto rispondere loro: ”Per cattolici i miracoli avvengono a Lourdes, per i maomettani alla Mecca, per i buddisti sulle rive del Gange, per i israeliti al Muro del Pianto; io sono soltanto un uomo, e me ne vado”.E invece ho risposto:”Mi assumo la responsabilità di curarlo.”
- C’era in me una forza che mi diceva: ”Lo guarirai”. E pensavo anche: ”Se non provi sei un vile che mente a se stesso. Curi e non hai fiducia”. Ho preso del cotone , l’ho imbevuto del mio preparato e gliel’ho messo sulle reni. Già non sentiva più niente. Era gonfio, il ventre e le gambe pieni d’acqua. E ho aspettato.
- Credo che sia stata la mezz’ora più lunga della mia vita. Sorvegliavo il suo respiro, il lunzuolo si muoveva appena. Se il cuore si fermava era tutto finito. Tutti usciti, ero solo al capezzale di quel moribondo sconosciuto. Mezz’ora dopo, nel suo pappagallo, c’era un bicchiere d’orina! La suora, che avevo chiamato ha esclamato:”E’ un miracolo”.
- Un’ora dopo :un bicchiere! Quattro ore dopo:sette o otto litri.
- Sono passati ventitré anni ed è ancora vivo.

Emorroidi. Un dolore atroce, che però sa anche di sfottò, perché tu pensi di dover andare in bagno e non ci riesci: rimane soltanto un inutile sforzo, non c’è pomata che tenga, il dolore non ti da tregua. Ricordo un fuochista su una carretta,nel mar rosso, il poveretto aveva il volto tutto allampanato e soffriva molto. Da tre giorni non defecava. Il secondo ufficiale di bordo gli praticò un clistere di 2 litri a base di acqua calda e liscivia, di solito usato come detersivo. In pochi minuti la poppa e la prua furono inondate da un terribile fetore e il caso fu risolto.

Emorroidi. Si, mi sono rivolto a Lui: Gesù ma la vogliamo smettere un poco, o devi fare il cattivo anche con te? non vorrei ricordarti sempre che tu, in tre ore di calvario e di agonia ti togliesti il pensiero. Io sto soffrendo da giorni e giorni e non ce la faccio più. Il momento è particolarmente serio. Daniela mi dice che un vecchio amico mi abbraccia e vuole venire a visitarmi, Marianna e Federico non si scostano da me, Don Salvatore dimostra grandissima professionalità. Daniela viene ad abbracciarmi.nel sentire tanto affetto sono preso da un pianto senza fine, che diventa ancora più forte quando aprendo gli occhi vedo Rita-polpettella- e Arturo che mi guardavano con gli occhi lucidi. Daniela mi disse: Papà vedi, si raccoglie sempre quello che si semina, e puoi essere contento. Mancava Diana -Ciatticiatti- era occupata a preparare qualcosa di dolce in tanta amarezza, stava infatti preparando una torta di mandorle particolarmente gradita.

- Don Salvatore col suo incedere teutonico accompagna l’infermo dall’altra parte della sponda, per farlo stare bene.

E’ il suo compito, anzi la sua passione

 



  • Don Salvatore
    26 febbraio 2009, di GiovannaDA

    Caro Arturo, come sempre ci regali scritti di grande qualità che, come "torrenti in piena", ci coinvolgono emotivamente e ci travolgono.
    Amico mio, ti ammiro non solo come scrittore, ma anche come uomo forte e coraggioso.
    Giovanna D’Arbitrio