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Mare grosso, alcool e tabacco

Estate 1962: mi imbarco sulla nave che fa la linea Napoli-Cagliari........
domenica 25 maggio 2008 di Alberto Marcialis

Argomenti: Ricordi


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Estate 1962: mi imbarco sulla nave che fa la linea Napoli-Cagliari per raggiungere mia Moglie e le Figlie in Sardegna e passare con loro il mese di agosto in vacanza. Porto con me la macchina nuova, una Consul 315 bianca, con una fisionomia americaneggiante che oggi farebbe schifo ma allora sembrava quasi bella e imponente e maestosa.

Le navi della Società di Navigazione Tirrenia di quel periodo non avevano garage per le auto, e si doveva provvedere ad imbragare il mezzo, a sollevarlo con la gru ed a portarlo sul ponte della nave. Naturalmente la manovra doveva essere compiuta con molta attenzione, ma soprattutto seguita dal proprietario prima a terra poi sul ponte, per evitare che i cavi dell’imbragaggio scalfissero la carrozzeria o portassero via pezzi di vernice o provocassero ammaccature di vario genere.

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Dopo aver fatto i debiti controlli, chiusa la macchina oramai ben sistemata, prelevato quanto mi sarebbe servito per il viaggio, vado in cabina e mi faccio una prima dormitina sino all’ora di cena. La linea diretta ha l’enorme vantaggio-per me-di consentire ottime dormite al pomeriggio(si partiva allora alle 15:30) e di notte(si arrivava alle 9 di mattina, senza orari fissi e rigorosi come capita quando si va per mare).

Il ristorante era abbastanza affollato; il tempo era buono e si poteva mangiare senza grossi rischi. Mi trovo un posto qualunque e ordino un pasto sostanzioso visto che avevo saltato il pranzo nella fretta ed il trambusto dei preparativi della partenza.

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Di fronte a me, in un altro tavolo, siedono un signore corpulento con una folta criniera completamente bianca e un’aria bonaria quasi allegra; una signora, penso la moglie, molto più giovane, bionda ed abbastanza graziosa senza essere bella o particolarmente fine; un ragazzotto biondo sui 12-13-anni. I tre parlano in continuazione tra loro, in tedesco, mangiano abbondantemente e, soprattutto gli adulti, bevono abbondantemente.

Anch’io mangio volentieri, bevo al solito molto poco ma il vino rosso che mi hanno portato è gradevole(non posso andare oltre nella descrizione delle caratteristiche del vino: come ho detto bevo poco, non sono un intenditore nè un esperto e mi fanno sorridere le disquisizioni sulla qualità dei vini, sulle annate etc.).

Ad un certo punto il signore canuto di fronte si alza, viene da me con un bicchiere, si versa con fare accattivante un poco del mio vino ed esclama in un buon italiano: ”ma questo è migliore del mio!” e torna al suo tavolo.

Io chiamo il cameriere e gli chiedo di portare una bottiglia del mio vino ai signori di fronte: il signore si alza, si inchina e la moglie mi fa un grazioso cenno di saluto con la mano.

La cena è finita e mentre penso di alzarmi e di andarmene in cabina per iniziare quel lungo e beato sonno, si presenta un cameriere per portarmi un enorme bicchiere di cognac che mi viene offerto dal signore canuto, che si avvicina con un bicchiere di cognac altrettanto grande e mi propone di uscire sul ponte per prendere un pò d’aria.

Lo seguo e quando arriviamo all’aperto mi rendo conto che si è messo vento e si sta alzando il mare; mentre ci scoliamo il cognac-che non ho mai amato- il vicino mi racconta che sono austriaci, abitano in un città al confine con la Cecoslovacchia e che parla bene l’italiano-è vero-per aver fatto la prima guerra mondiale come guardiamarina.

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La notizia mi entusiasma e gli chiedo su quale unità fosse imbarcato, per carpire altri elementi che completino quanto già conosco sull’argomento. ”Sul Saida” “Un esploratore che faceva classe col Novara e con l’Helgoland” e gli ricordo le caratteristiche di quelle navi (dislocamento, potenza motrice, armamento, velocità etc)in un’elencazione mostruosa che farebbe inorridire qualunque persona sana di mente ma che mi permetto sapendo di fare cosa gradita al mio interlocutore.

E così è: per la confidenza-navale-che oramai si è instaurata e anche per la dose robusta di cognac, l’amico incomincia a sbragarsi ed a raccontare la sua vita. E’ un funzionario di banca, occupa un posto importante, guadagna bene, è al suo secondo matrimonio(non so se per vedovanza o per divorzio) e va in Sardegna per passare tre settimane di ferie con la famiglia.

Le mie confidenze sono al solito molto più stringate: raggiungo moglie e figlie in Sardegna per godermi riposo, affetti e bagni di mare. Intanto il mare ha continuato ad alzarsi ed in coperta siamo rimasti da soli perchè la gente normale e di buon senso preferisce tornare al chiuso.

Incomincio a celiare sul fatto che il mio interlocutore non avrà certo timore di un poco di mare grosso, visti i suoi trascorsi marinari e le sue esperienze su navi da guerra, ed insisto sull’argomento poichè, esuriti gli spunti sulla marina austroungarica(ci sono passati anche gli Ammiragli Haus e Niegovan!), non rimane molto altro per discutere e chiaccherare con un anziano signore di lingua tedesca.

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”E’ vero-riprende l’amico-ed ho imparato che quando il mare si ingrossa bisogna mangiare bene, bere meglio e soprattutto fumarsi un buon sigaro” e trae di tasca un bellissimo portasigari in pelle, me ne offre uno(per fortuna rifiuto) e con una certa fatica-c’è vento-se ne accende un altro, tirando la prima boccata con evidente soddisfazione.

C’era mare, ripeto, e forse il canuto signore ne aveva perso l’abitudine dopo il periodo giovanile di imbarco: il fatto è che ad un certo punto impallidisce ed avverte un forte conato di vomito, quanto basta perchè mormorando un”mi scusi” appena percettibile, si ritiri il più velocemente possibile.

Io ho aspettato un poco, per non rincontrarlo e quindi ho guadagnato la cabina per godermi il desiato sonno.

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